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domenica 26 giugno 2022
 
 

«Alla fine ho vinto. E adesso sono un papà»

29/11/2013  Quando rimase incinta Simona aveva 18 anni ed era terrorizzata. Maurizio invece voleva a tutti i costi evitare l'aborto. Oggi Rebecca è una bellissima bimba di quattro anni e ha anche un fratellino

In quella fine estate del 2008, da quando Simona, la sua compagna, scoprì di essere incinta, Maurizio contava i minuti e le ore perché arrivasse presto il fatidico 90° giorno.
Per la legge italiana è questo il limite oltre il quale non è consentito abortire volontariamente, a parte alcune eccezioni. «Quel tempo mi è parso un’eternità», racconta, «temevo che un giorno Simona si alzasse e andasse ad abortire da sola, mettendomi da parte. Mi sentivo disarmato. E in effetti lo ero. Si stava giocando la partita più importante della mia vita e io ero costretto a stare in panchina».

Non è la soluzione – Mettere al mondo un figlio è un rischio. Soprattutto se si hanno 18 anni, l’età di Simona, il liceo da terminare, un futuro incerto. «Mi dicevano: “Ti perderai tante esperienze, sei troppo giovane”», racconta lei, che oggi ha 23 anni, nella sua casa di Torino. Paure umanissime. Normali. Ma l’aborto, provava a spiegarle Maurizio, «non è la soluzione». Insomma, una battaglia. Complicata dal fatto che anche la madre di lei, all’inizio, era favorevole a interrompere la gravidanza. «Non sapevo dove sbattere la testa, volevo che nostro figlio nascesse», ricorda Maurizio.
Inizia una trafila. Prima tappa al consultorio di Rivoli. «Qui incontriamo una dottoressa che pensava che io volessi l’aborto e Simona no», racconta. «Quando si è resa conto del contrario mi ha ostacolato in tutti i modi. Non solo, ha fatto firmare a lei un documento con cui accettava di interrompere la gravidanza e mi ha impedito di entrare nell’ambulatorio durante la visita. Ero fuori di me per la rabbia».
Simona, che era confusa, ricorda ancora cosa le disse quella donna: «Svegliarsi di notte con il bambino che piange e doverlo allattare è un problema. Io ho una figlia, mi devo svegliare la notte, un incubo». Le rispose Maurizio a muso duro: «Allora perché non l’ammazza sua figlia se è solo un problema? Ma lei è qui per aiutarci o per dirci solo di non far nascere nostro figlio?».
Quella donna fu, in un certo senso, la goccia che fece traboccare il vaso. Simona era sempre più confusa, Maurizio sempre più determinato ma inerme. «Cercavo di convincere la mia compagna ad andare avanti ma non c’era verso». I giorni scorrono lenti. Sulla loro strada arriva Claudio, che gestisce il Centro di aiuto alla vita (Cav) di Rivoli. «L’abbiamo conosciuto tramite mia zia che lavorava lì come volontaria», dice Maurizio. Nelle paure di Simona si apre una breccia. Claudio parla a entrambi, porta l’esempio di altre coppie che avevano i loro stessi dubbi e ce l’hanno fatta. «Ci dava coraggio, è stato fondamentale », dice Maurizio. Scocca il terzo mese. «Da allora è stato tutto più facile, pensavamo al nome, al corredo da preparare. Il pericolo era sventato».

Rebecca nasce il 12 maggio 2009. Oggi è una bimba bellissima
. Studia pianoforte e fa danza. Ad aiutare Maurizio e Simona per qualche mese c’è il "Progetto Gemma" del Cav. Mentre raccontano la loro storia sul divano c’è Jacopo, un anno, che giocherella. Simona ora lavora part-time in un supermercato, Maurizio in un’agenzia immobiliare. I genitori danno una mano. Sono il ritratto della felicità.    

 
 
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