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domenica 24 gennaio 2021
 
Una fede pura
 

L'amica del cuore di Chiara Badano ricorda la sua fede per Maria

29/10/2020  Clara (Chicca) Coriasco, che fu l’amica del cuore di Chiara e sua compagna nel Movimento dei Focolari, è la presidente della Fondazione in suo nome. Chiara si era rivolta alla Madonna con queste parole: "Mamma Celeste, sicura che vedrai anche questa mia maglietta, ti chiedo il miracolo della mia guarigione. Se ciò non rientra nella tua volontà, ti chiedo la forza necessaria a non mollare mai".

Una doppia ricorrenza riporta alla grande attenzione, quest’anno, una figura d’alta spiritualità, modello per tanti giovani: Chiara “Luce” Badano, scomparsa 30 anni fa, il 7 ottobre 1990, e proclamata beata 10 anni fa, il 25 settembre 2010, da papa Benedetto XVI. La memoria e la testimonianza di questa ragazza speciale è tenuta viva dalla Fondazione che ne porta il nome, creata dai genitori, Maria Teresa e Ruggero Badano (quest’ultimo scomparso da poco). Ne è vicepresidente Clara (Chicca) Cori- asco, che fu l’amica del cuore di Chiara e sua compagna nel Movimento dei Focolari. In suo nome è stato organizzato un concorso rivolto ai giovani artisti (vedi riquadro a pag. 41), e le sue intense parole sono raccolte nel libro Nel mio stare il vostro andare. Vita e pensieri di Chiara “Luce” Badano, edito San Paolo e Città Nuova. La Badano, spentasi a 19 anni per un osteosarcoma, aveva affrontato la malattia con coraggio e senza mai perdere il sorriso, continuando a impegnarsi per gli altri con fiducia e abbandono totale al Signore, secondo l’esempio della Madonna, per la quale, tratto di lei forse ancora poco conosciuto, nutrì una profonda devozione. Ne abbiamo parlato con Chicca Coriasco. 

La fede di Chiara si è manifestata fin dall’infanzia? 

«Chiara ha scoperto il Vangelo da piccolissima, attraverso tanti episodi che la mamma, Maria Teresa le raccontava a mo’ di fiaba. Poi, quando il parroco di Sassello, gliene ha regalato uno per la sua Prima Comunione, è diventato un compagno inseparabile, lo portava con sé e lo leggeva anche sull’autobus. Per lei Gesù non è mai stato una presenza astratta, ma una “persona” che entrava nella sua vita di ogni giorno».

 La sua era una famiglia religiosa? 

«Sì, i genitori, Maria Teresa e Ruggero, l’avevano attesa per ben 11 anni, e fin da ragazzina le radicarono nel cuore dei valori solidi e antichi. Fin da piccolissima Chiara aveva sempre sentito parlare di amore e di valori cristiani. Un senso morale basato sui precetti evangelici, su giustizia e verità erano fortemente radicati in lei». 

Quando e come si è avvicinata al Movimento dei Focolari? 

«Il primo contatto fu a Roma al Family-Fest, dove la sua famiglia era stata invitata. Un grande evento internazionale organizzato dal Movimento dei Focolari dedicato in modo specifico alle famiglie.  Un grande evento internazionale organizzato dal Movimento dei Focolari dedicato in modo specifico alle famiglie.”». 

Chiara conosceva personalmente la Lubich? 

«Per lei non era solo un punto di riferimento spirituale: era un esempio da seguire in ogni aspetto della vita. Ed era anche una seconda madre, tant’è che alcune lettere per- sonali che Chiara scriveva alla Lubich si aprivano con «carissima mammina». Era grandissima la gioia quando riceveva una sua lettera personale, se la stringeva sul cuore, e se la teneva lì un po’ prima di aprirla. È stata sempre Chiara Lubich in una sua lettera a darle il nome di “Chiara Luce”»

Chiara aveva una particolare devozione nei confronti della Madonna? 

«Ruggero, il papà di Chiara, era andato spesso al santuario della Madonna delle Rocche, nella diocesi di Acqui, per chiedere alla Madonna la grazia di un figlio e quando è arrivata Chiara, la mamma Maria Teresa nelle sue testimonianze dice sempre che sì, Chiara è stata proprio una grazia, un regalo della Madonna, e fin da subito il suo arrivo è stato da loro vissuto così. E a quel santuario la famiglia di Chiara c’è tornata altre volte, anche con Chiara. Per continuare a dire grazie alla Madonna. Poi, sempre i genitori, appena saputa la diagnosi della gravissima malattia, le hanno nuovamente affidato Chiara con tutta la forza di cui erano capaci. E loro hanno ripetuto spesso: “Oggi, a distanza di anni, possiamo proprio dire che ci ha veramente ascoltato, perché da quel momento la Madonna l’ha presa – e ci ha preso – per mano fino all’ultimo minuto».

Per lei cosa rappresentava Maria? 

«Da ragazza, anche sulla femminilità, aveva le idee piuttosto chiare. Il suo modello era proprio Maria: un modo d’essere e di mostrarsi fatto di semplicità e di una grazia mai provocatoria o seduttiva. Più volte Chiara Lubich ce l’aveva proposta come modello da imitare. Un giorno, già avanti nella malattia, ad alcuni amici in partenza per Lourdes, consegna una lettera: “Mamma Celeste, sicura che vedrai anche questa mia maglietta, ti chiedo il miracolo della mia guarigione. Se ciò non rientra nella tua volontà, ti chiedo la forza necessaria a non mollare mai. Umilmente tua Chiara”». 

Ha mai fatto un pellegrinaggio in un santuario mariano? 

«Certamente i genitori hanno portato Chiara al santuario delle Rocche e una volta l’hanno lasciata lì davanti alla Madonna, da sola, perché la ringraziasse anche lei... Ricordo che in una vacanza in Spagna io e lei siamo state al santuario di Montserrat, era stato un bellissimo momento, intimo e corale davanti alla statua lignea di Maria». 

C’era un’immagine di Maria che prediligeva? 

«Il Movimento dei Focolari, detto anche “Opera di Maria”, era per Chiara l’immagine di Maria per eccellenza e provava a farla rivivere nella sua quotidianità». 

Quando vi siete resi conto che Chiara era speciale? 

«All’inizio della malattia aveva scritto: “Mi sento avvolta in uno splendido disegno che a poco a poco mi si svela”. E davvero questo disegno, pian piano, si è svelato. Dopo la sua partenza, da più parti presero ad arrivare alla diocesi e ai responsabili del Movimento dei Focolari notizie di eventi più o meno straordinari legati alla sua vicenda; cominciarono a uscire articoli e poi libri, finché il suo vescovo, monsignor Livio Maritano (scomparso nel 2014, ndr.), che aveva avuto modo di conoscerla e incontrarla, si convinse ad aprire il processo di beatificazione». 

Come procede la causa per la canonizzazione? 

«Vent’anni dopo la morte di Chiara, nel settembre 2010, su decreto di papa Benedetto XVI, Chiara “Luce” Badano viene proclamata beata. Il miracolo certificato è stato quello di un ragazzo di Trieste che nel 2001 venne colpito da una gravissima forma di meningite fulminante; per i medici aveva solo altri due giorni di vita. In poche ore partì una catena di mail, messaggi e telefonate che coinvolse un sacco di persone, e quasi da un giorno all’altro, Andrea guarì, inspiegabilmente e perfettamente. Siamo ora in attesa di un nuovo miracolo perché si possa concludere il processo di canonizzazione: il vescovo di Acqui, monsignor Luigi Testore, è molto sensibile e attento a tutto ciò che riguarda Chiara Badano

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