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martedì 04 ottobre 2022
 
 

L'appello della Cei: «Chi vota scelga una società più giusta che riparta dagli ultimi»

21/09/2022  I vescovi italiani riuniti a Matera: «Siamo chiamati a fare discernimento fra le diverse proposte politiche alla luce del bene comune, liberi da qualsiasi tornaconto personale e attenti solo alla costruzione di una società più giusta. C'è un bisogno diffuso di comunità, da costruire e ricostruire sui territori in Italia e in Europa, con lo sguardo aperto al mondo, senza lasciare indietro nessuno»

«Il voto è un diritto e un dovere da esercitare con consapevolezza. Siamo chiamati a fare discernimento fra le diverse proposte politiche alla luce del bene comune, liberi da qualsiasi tornaconto personale e attenti solo alla costruzione di una società più giusta, che riparte dagli “ultimi” e, per questo, possibile per tutti, e ospitale. Solo così può entrare il futuro!».

È l'appello rivolto dai vescovi italiani agli elettori in vista delle elezioni politiche di domenica prossima. «C'è un bisogno diffuso di comunità, da costruire e ricostruire sui territori in Italia e in Europa, con lo sguardo aperto al mondo, senza lasciare indietro nessuno».

Il Consiglio permanente della Cei, sotto la guida del presidente, il cardinale Matteo Zuppi, è riunito a Matera fino a giovedì, quando inizierà il Congresso Eucaristico nazionale che si concluderà domenica mattina con la visita di papa Francesco, anticipata di qualche ora rispetto al programma iniziale per permettere a tutti i delegati di poter raggungere le proprie città e votare.

Nell'«Appello alle donne e agli uomini del nostro Paese» approvato dal Consiglio dal titolo Osare la speranza, i vescovi si rivolgono direttamente agli elettori e sottolineano che «c'è urgenza di visioni ampie; di uno slancio culturale che sappia aprire orizzonti nuovi e nutrire un'educazione al bello, al vero e al giusto. Il voto è un’espressione qualificata della vita democratica di un Paese, ma è opportuno continuare a sentirsene partecipi attraverso tutti gli strumenti che la società civile ha a disposizione». Ai giovani, che per la prima volta si recano a un seggio elettorale, i vescovi dicono «di avere fiducia: Con il vostro voto - spiegano - lanciate a tutta l'Italia un forte messaggio di partecipazione alla costruzione del bene comune, nel rispetto della persona, di tutte le persone in ogni fase della vita. Questo è il vero criterio per orientarsi nelle scelte».

«Il vostro impegno per la cura del Creato è un esempio per tutti - aggiungono -. Vedere che i giovani si pongono dalla parte di chi vuole affrontare e risolvere i problemi è un segno che fa ben sperare. E impegna, allo stesso tempo, noi adulti a non tradire i vostri sogni». Rivolgendosi quindi «ai disillusi», «a chi, dopo molti anni, è tentato di pensare che nulla cambierà anche stavolta», i vescovi ricordano «che il contributo di tutti è molto prezioso».

«Comprendiamo la vostra preoccupazione - osservano -: sarà possibile mettere da parte le divisioni e guardare al bene del Paese Vi invitiamo, però, a non far prevalere la delusione: impegniamoci! La partecipazione democratica è amore per il nostro Paese. Invitiamo chi si trova ad affrontare gravi problemi e si sente ai margini della società a non scoraggiarsi e a dare il proprio irrinunciabile contributo».

Il Consiglio della Cei chiede poi «ai futuri eletti di non dimenticare mai l'alta responsabilità di cui sono investiti. Il loro servizio è per tutti, in particolare per chi è più fragile e per chi non ha modo di far sentire la sua voce».

«L'agenda dei problemi del nostro Paese è fitta - aggiungono i vescovi -: le povertà in aumento costante e preoccupante, l'inverno demografico, la protezione degli anziani, i divari tra i territori, la transizione ecologica e la crisi energetica, la difesa dei posti di lavoro, soprattutto per i giovani, l'accoglienza, la tutela, la promozione e l'integrazione dei migranti, il superamento delle lungaggini burocratiche, le riforme dell'espressione democratica dello Stato e della legge elettorale…».

«È il tempo di scelte coraggiose e organiche. Non opportunismi, ma visioni. Vi invitiamo a vivere la responsabilità politica come la forma più alta di carità», osservano. Nella premessa del loro documento, i vescovi rilevano che «dipende da noi: impegniamoci. Stiamo attraversando una fase particolarmente delicata e complicata della storia: le nostre parole non sono un incoraggiamento ad andare avanti nonostante tutto, ma un invito a osare con speranza - spiegano -. Non semplice ottimismo, ma speranza e realismo cristiano».

«La guerra, la pandemia, la crisi ambientale e quella delle imprese, l'aumento generalizzato dei costi, il caro bollette… sono tutte questioni che ci addolorano terribilmente e ci preoccupano - aggiungono -. Non possiamo mai abituarci a vedere la vita calpestata». Invitando quindi a «non cedere al pessimismo e alla rabbia», chiedono: «Vogliamo essere spettatori o protagonisti del futuro L'Italia ha bisogno dell'impegno di ciascuno, di responsabilità e di partecipazione».

E concludono: «Riscopriamo e riproponiamo i principi della dottrina sociale della Chiesa: dignità delle persone, bene comune, solidarietà e sussidiarietà. Amiamo il nostro Paese. La Chiesa ricorderà sempre questo a tutti e continuerà a indicare, con severità se occorre, il bene comune e non l'interesse personale, la difesa dei diritti inviolabili della persona e della comunità». Infine, i vescovi chiedono di ripartire “dai luoghi di vita” dove «abbiamo ritrovato il senso della prossimità durante la pandemia». Il Cammino sinodale che le Chiese in Italia stanno vivendo può costituire davvero «un’opportunità per far progredire processi di corresponsabilità». 

 
 
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