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giovedì 22 aprile 2021
 
 

L'appello di Agostino Miozzo: «Torniamo a scuola con i tamponi rapidi»

06/04/2021  Parla l'ex coordinatore del Cts anti Covid del Governo ora consulente del ministro dell'Istruzione Bianchi. «La mancanza elle lezioni in presenza ha effetti devastanti: disturbi del comportamento e del sonno, inappetenza, psicosi, paranoie, apatia, depressione, tentativi di autolesionismo. I reparti di psichiatria infantile non sono mai stati oberati di lavoro come in questo periodo»

Agostino Miozzo.
Agostino Miozzo.

«La bilancia della chiusura delle scuole sta cominciando a pendere decisamente dalla parte dei danni che provoca ai ragazzi, se rapportato al rischio potenziale di diffusione dei contagi. Uno sbilanciamento che può essere ridotto, per quanto riguarda il virus, adottando non solo le misure ormai già ampiamente note, ma anche altre indicazioni suggerite dalla letteratura scientifica internazionale come lo screening di massa, con i tamponi rapidi, per identificare il maggior numero di possibili asintomatici tra gli studenti e isolarli, ma consentendo così di mantenere aperte le scuole in presenza». Agostino Miozzo, medico, dirigente di lungo corso della Protezione civile, è stato il coordinatore del Comitato tecnico-scientifico fino al 15 marzo scorso. Ora, da consulente del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, si dedica a tempo pieno a quell’emergenza nell’emergenza che è la riapertura delle scuole, sulla quale l’ultima parola spetta al ministro Bianchi e al Governo. «Bisogna ricordare», dice subito, «che tra un lockdown e l’altro gli studenti dell’ultimo anno delle superiori arriveranno alla maturità avendo frequentato non più di tre mesi di scuola in presenza negli ultimi due anni. Stesso discorso per le matricole universitarie del 2019. Anche l’abbandono scolastico è diventato un elemento di preoccupazione e di valutazione sui rischi derivanti dalla chiusura delle scuole».

Miozzo, la scuola è sicura o no?

«Il rischio zero non esiste in alcun luogo con questa pandemia, ma molti studi scientifici riconoscono che osservando le regole – distanziamento, mascherina e igienizzazione delle mani – la possibilità di contagio in classe si riduce molto, anche se non si annulla del tutto».

Il premier Draghi, in Parlamento, ha annunciato per aprile di voler riaprire le scuole primarie e dell’infanzia anche in zona rossa. Che succederà dopo Pasqua?

«Sono molto contento di questo impegno del presidente del Consiglio e del ministro Bianchi. È un indicatore che ci dice che la scuola è tra le priorità politiche del Paese. L’obiettivo è riaprire. Questi giorni di chiusura dovrebbero servire a organizzare tutte le misure necessarie per ridurre il rischio potenziale, attivare le misure indispensabili per individuare i casi, isolarli e mettere in quarantena tutti i possibili contatti. Queste operazioni dovranno però essere condotte in tempo reale, cioè subito dopo l’individuazione del caso, attivando risorse del sistema sanitario locale eventualmente supportate dall’apparato di Protezione civile o del sistema militare coordinato dal commissario Figliuolo. Si tratta di uno sforzo ciclopico, ma che si rende indispensabile se vogliamo far tornare in sicurezza i nostri ragazzi nell’unico mondo oggi disponibile per costruire il loro futuro, cioè la scuola».

La novità sono i tamponi rapidi all’ingresso da ripetere periodicamente.

«Guardiamo al modello inglese, supportato da uno studio pubblicato sulla rivista Lancet. Lo screening di massa è fondamentale per avere una valutazione quantitativa dei potenziali infettati asintomatici. In Europa le scuole sono aperte quasi ovunque. E poi non possiamo ignorare quello che emerge da alcuni studi drammatici che evidenziano i danni devastanti legati all’isolamento e alla mancanza di quella socialità che la scuola assicura».

Cosa dicono questi studi?

«Evidenziano tutti disturbi del comportamento e del sonno, inappetenza, psicosi, paranoie, apatia, depressione, accompagnati dall’aumento dei tentativi, spesso riusciti, di suicidio o di autolesionismo. I reparti di psichiatria infantile non sono mai stati oberati di lavoro come in questo periodo».

I vaccini procedono a rilento, però.

«I dati al momento sono positivi, ma ancora lontani dalla certezza che la maggior parte del personale sarà vaccinata prima del ritorno a scuola. Il vaccino non è solo l’unico presidio attualmente valido per contrastare gli esiti della malattia da Covid-19, ma di fatto è un salvavita soprattutto per quella quota della popolazione anziana e “fragile”, affetta da altre patologie. I dati degli operatori della scuola ci dicono che gli ultrasessantenni sono una quota rilevante del corpo docente e non docente, alla quale si aggiunge una quota importante di operatori appunto fragili. Per tutte queste ragioni, faccio appello a tutti a immunizzarsi con ogni vaccino disponibile, senza eccezione alcuna. È fondamentale».

In questo anno di pandemia la decisione di aprire e poi chiudere le scuole, a fasi alterne, ha destato preoccupazione e disorientamento nei ragazzi e anche nelle famiglie. Qual è il filo rosso di queste decisioni?

«L’obiettivo è sempre stato quello di garantire la massima sicurezza per studenti e insegnanti. Mi rendo conto però che è un filo rosso decisamente complicato da seguire in ragione delle evoluzioni della pandemia, delle modificate conoscenze scientifiche, dell’arrivo di varianti che hanno stravolto e reso decisamente più difficile ogni azione di mitigazione e contenimento. È stato difficilissimo attuare le indicazioni tecniche che abbiamo dato, considerato il disastroso livello in cui oggi vive la scuola italiana, sulla quale grava un’eredità decisamente pesante, fatta di decenni di distrazione negli investimenti politici, finanziari e culturali per il mondo scolastico».

Di recente si è rivolto alla Digos dopo aver ricevuto diverse minacce. È preoccupato?

«Finché vedevo dietro a questi insulti i famosi “leoni da tastiera” non tanto. Quando ho trovato un bigliettino intimidatorio sul parabrezza dell’auto ho cambiato atteggiamento. Sono molto amareggiato, questo sì, perché so bene che le indicazioni date al Governo hanno impattato pesantemente sulla vita di milioni di cittadini e sulla tenuta di migliaia di imprese, ma è stata una scelta senza alternative».

 
 
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