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domenica 14 agosto 2022
 
l'incontro
 

«Se i giovani non vanno in chiesa non vuol dire che sono lontani da Dio»

04/05/2022  A Cassina de’ Pecchi l’arcivescovo di Napoli, mons. Mimmo Battaglia, ha dialogato con i laici del decanato di Cernusco sul Naviglio sulla “Chiesa in uscita e le attese del Sinodo": «Il nostro Dio non è un Dio del tempio ma della strada. Dobbiamo diventare una chiesa che si sporca le mani imparando quei linguaggi nuovi che nascono dalla grammatica perenne dell'amore evangelico»

«Non sono in grado di dare consigli e non sono neanche abituato ma se c'è qualcosa che mi sento di potervi dire è di avere sempre il coraggio di fare di ogni pagina del Vangelo la scelta totalizzante della vita. La gente oggi ha bisogno di sentire il cuore nell'annuncio del Vangelo. Chiediamoci allora: con quanto cuore ne parliamo? Con quanto entusiasmo? Crediamo davvero che quella Parola ha cambiato e cambia la nostra vita?». Sono le domande che ha posto l’arcivescovo di Napoli, monsignor Domenico Battaglia, che tutti affettuosamente chiamano don Mimmo, nell’incontro Chiesa in uscita: quali passi verso le periferie esistenziali e quali attese dal Sinodo che si è svolto martedì sera nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice a Cassina de’ Pecchi, hinterland di Milano.

La serata è stata introdotta e moderata da don Stefano Stimamiglio, direttore di Famiglia Cristiana, con alcuni rappresentanti del Gruppo Barnaba del Decanato di Cernusco sul Naviglio che ha posto alcune domande sul cammino sinodale e le sfide che la comunità cristiana è chiamata ad affrontare sul territorio.

Don Mimmo ha esordito parlando della sua famiglia che è stata decisiva per l’incontro con Dio: «Eravamo una famiglia molto povera e vivendo questa povertà ho imparato ad amare i poveri e a stare con loro. Siamo stati tre anni negli Stati Uniti come emigranti e poi siamo dovuti rientrare per la malattia di papà. Io ho imparato a pregare dal senso di fiducia e dal senso dell'abbandono a Dio di mia madre. Posso dire di aver incontrato Dio per la prima volta negli occhi di mia madre. La mia famiglia mi ha insegnato il senso della dignità e i poveri a vivere il Vangelo. Anche adesso da arcivescovo di Napoli esco ogni sera, in incognito, per andare a cercare i poveri, incontrarli stare con loro, conoscerli, lasciarmi interrogare».

Un dialogo intenso, con la chiesa stracolma e un pubblico attento. Il direttore di Famiglia Cristiana si è soffermato sul come annunciare il Vangelo nel mondo contemporaneo affermando che tutti, in virtù del Battesimo, siamo “editori di Dio”.

Don Mimmo ha ricordato che «Gesù si lascia afferrare da tutti ma non si fa imprigionare da nessuno. Ogni punto di fragilità è un’occasione e una risorsa per migliorare la nostra vita. Il punto fragile è quando non riusciamo a capire che il linguaggio non può essere solo qualcosa che parla sopra la testa delle persone ma deve toccare la vita delle persone».

La referente del Gruppo Barnaba ha illustrato la realtà del territorio del decanato che conta 145mila abitanti di cui il 10 per cento praticanti con 19 parrocchie e centri molto popolosi e multietnici come Pioltello Limito che è il secondo comune d’Italia con più stranieri con quasi novanta nazionalità presenti.

«Senza ascolto reciproco non c’è nessun Sinodo»

  

Mons. Battaglia ha ricordato che il Sinodo «non è solo camminare insieme ma soprattutto ascoltarsi reciprocamente perché solo se ci si ascolta si cammina insieme. E camminare insieme significa passare dall'io al noi. Don Tonino Bello chiamava tutto questo “convivialità delle differenze”. A Napoli ci sono tante città che convivono senza mai incontrarsi e integrarsi. Il Sinodo serve a passare dall'individualismo anche di gruppo al noi. Il punto», ha sottolineato, «non è tanto da dove partire ma se siamo disposti a mettere in gioco ogni cosa, anche le nostre sicurezze».

Nel dialogo con i rappresentanti del Gruppo Barnaba è stato chiesto all’arcivescovo di Napoli come attrarre i giovani, sempre più lontani e assenti: «Le chiese senza giovani non significa che i giovani siano lontani da Dio», ha detto, «il nostro Dio non è un Dio del tempio ma della strada. Dobbiamo diventare una chiesa che si sporca le mani imparando quei linguaggi nuovi che nascono dalla grammatica perenne dell'amore evangelico. Ai preti giovani che iniziano il loro ministero in parrocchia raccomando sempre di stare accanto ai ragazzi non per portarli in chiesa ma per essere compagni di strada del loro cammino». E ha ricordato il Patto educativo lanciato a Napoli coinvolgendo la chiesa, le istituzioni e il Terzo settore.

Tra i temi affrontati anche la convivenza con altre fedi e religioni che la diocesi di Milano ha discusso nel Sinodo minore “Chiesa delle genti” del 2018: «Io credo che tutte le fedi vanno valorizzate. I segni dello spirito sono presenti ovunque. Dobbiamo fare attenzione al linguaggio dei mistici perché coglie il fatto che più ci si avvicina a Dio più le differenze si assottigliano».

Il video integrale dell'incontro

 
 
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