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domenica 26 giugno 2022
 
arte
 

L'arte che si fa preghiera di Rocco Normanno in mostra a Lucca

02/01/2022  A Palazzo Guinigi fino al 16 gennaio la personale “Passato e presente” con undici opere dell’artista d’origini salentine definito dalla critica «più caravaggista di Caravaggio». Nei suoi dipinti, i protagonisti delle scene bibliche e mitologiche sono personaggi comuni del nostro tempo

«L’arte di Rocco Normanno concettualmente non è troppo diversa da quella di Caravaggio, nonché di certi suoi predecessori e seguaci: come il Merisi trasportava l’evento biblico nell’attualità del suo secolo, così Normanno fa un passo avanti in quella direzione e lo ricrea nei costumi e nei luoghi del presente, così da acuire la percezione dell’audacia e dell’orrore». Cristina Acidini, storica dell’arte e attuale presidente dell’Accademia delle arti del Disegno di Firenze, definisce così le opere dell’artista pugliese che si possono ammirare a Palazzo Guinigi di Lucca fino al 16 gennaio, nella mostra personale “Passato e Presente” (nella foto in alto, il manifesto) organizzata da Claudio Della Bartola.

Normanno è stato definito da Vittorio Sgarbi “l’ultimo dei caravaggeschi” per lo studio della luce e il realismo dei suoi dipinti in cui i protagonisti delle scene bibliche e mitologiche diventano uomini e donne del nostro tempo. «L’impresa dell’eroina biblica Giuditta nell’atto di decapitare Oloferne», nota ancora Acidini commentando uno dei dipinti presenti nella rassegna, «ancora ben leggibile nel “fermo immagine”, prende gli aspetti, le movenze, i luoghi i un fatto di cronaca nera, di quelli che avvengono tra le mura della casa accanto (“erano tanto brave persone, un po’ riservati, ma salutavano sempre...” commentano di solito i vicini) e che potrebbero un giorno accadere tra noi. La moglie umiliata che uccide il marito violento con la complicità della madre? L’amante che si vendica del fedifrago facendosi aiutare da un’amica? La donna stressata che sopprime il latitante accampato sul tetto? Due megere alleate che aggrediscono un profugo? Non lo sapremo mai, ma sentiamo la certezza che un fatto così può capitare; e quando capita, lascia dietro di sé una scia di domande senza risposta, dubbi, misteri. Secentesca è altresì l’ispirazione di numerose altre invenzioni di Normanno».

La critica di Acidini è contenuta nel catalogo della mostra (Pacini Editore) in cui l’artista salentino è definito  «più caravaggista di Caravaggio, più fotografico della fotografia, più ironico di una parodia».

«La voglia di fare un quadro», ha spiegato l’artista in un’intervista sul sito dell’editore Pacini, «nasce sempre dalla realtà, da quello che vedo in un dato momento, magari girando in una città, o viaggiando su un autobus: una scena di vita quotidiana che mi colpisce. Parte quindi una suggestione, a questo primo impulso dettato quasi dall’istinto, poi si va a unire, e mescolare, il bagaglio culturale e di esperienza che spazia in tutta la storia dell’arte. Quando nella mia mente si è composta la scena, ricerco i modelli più adatti per raccontarla, e riprodurla».

L'artista Rocco Normanno e il manifesto della mostra

La parola ancora a Sgarbi: «La verità pittorica di Normanno non è fotografica, anche se si giova della fotografia. È, bensì, teatrale. I suoi amici e conoscenti sono chiamati a gran voce per entrare nella pittura, assumendo i ruoli di personaggi di storie bibliche ed evangeliche e dando loro le proprie sembianze».

Nel catalogo della mostra, Paolo Vitali, docente di Storia dell'arte e responsabile della Biblioteca capitolare della diocesi di Pescia, sofferma sulla spiritualità dell’arte di Normanno: «Vene da chiedersi», scrive, «se l'esecuzione del dipinto che ha per tema il soggetto religioso sia dettata da una predisposizione insita nell'animo dell'artista in cui quell'impalpabile divenire narrativo si fa appunto preghiera. Si ha infatti l'impressione che il voler studiare il particolare, ad esempio, sia un'esigenza spirituale che si trasfonde nelle forme dipinte, nei gesti dei personaggi, attori con volti che nel loro disarmante pallore vanno al di là del tempo e del luogo» .

Vitali fa riferimento alla famosa omelia rivolta agli artisti del 1964 da papa Paolo VI durante la Messa loro dedicata nella Cappella Sistina: «Sono ormai convinto che i colori e le forme di Rocco Normanno, versati in quelle solitarie tele che gridano silenziosamente a chi osserva, rinnovano in quello stato di trasparente laicità il legame profondo tra l'uomo e il non visibile, di cui appunto in quel maggio del lontano 1964 parlava proprio Giovan Battista Montini che, anche lui profeta e uomo solo, cosciente di aver di fronte un mondo ormai scristianizzato, comunicava ad un popolo in cerca del sacro ma ancora lontano dall'idea di eternità il riflesso della bellezza creativa».

A Lucca sono esposte in totale undici opere di Normanno, sei delle quali di argomento religioso, dall’Incredulità di San Tommaso (2005, nella foto in alto) al Riposo dalla fuga in Egitto (2021), una di argomento mitologico (Allegoria della musica, 2012), tre di genere e una natura morta (Ramo di melograni, 2014)

Info e orari

La mostra, a cura di Claudio Della Bartola, si svolge a Palazzo Guinigi ed è aperta da giovedì a domenica dalle 10.30 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Chiuso da lunedi a mercoledì.

Per info: 3929747903

 
 
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