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giovedì 26 maggio 2022
 
Verso il Sinodo
 

L'attacco alla famiglia

10/07/2015  Padre José Granados: «La famiglia costruisce il futuro. Non è incapace di vivere le sfide del domani». L'attacco della società individualista

Nell’ottobre del 2014 si è tenuto il Sinodo straordinario sulla famiglia, mentre il prossimo 4 ottobre si aprirà il Sinodo generale sul medesimo argomento. Nel cammino di avvicinamento a questa importante occasione per la vita della Chiesa e della società, è importante approfondire le questioni a tema senza lasciarsi conquistare dalle facili sempli cazioni. In questo caso ci aiuta nella ri•essione padre José Granados, docente di Teologia dogmatica del matrimonio e della famiglia presso il Ponti cio Istituto Giovanni Paolo II.

Quali sono gli aspetti più problematici che la famiglia è chiamata ad affrontare oggi?
«Ciò che non regge più, in realtà, è un modello borghese di capire e vivere la famiglia che la pensa come un’opzione privata, che dipende solo dagli sposi, che tende sempre di più a isolarsi dalla società, dalle tradizioni del passato e dai problemi per il futuro. Ma questa non è la famiglia cristiana, che è famiglia autentica perché situa sempre i due coniugi dentro un orizzonte più grande, in cui sono chiamati ad arricchire la città degli uomini, a ricevere un’eredità e trasmetterla ai gli. In questo i coniugi non sono mai soli, perché vivono secondo un grande disegno di Dio che dà senso al loro cammino. Questa famiglia cristiana non è incapace di vivere le s de del domani. Anzi, è l’unica risorsa per poter costruire un futuro. È minacciata, ma non è in crisi. Al contrario: nella famiglia si trova il modo di uscire dalla grande crisi della nostra società che è una mancanza di stabilità. Nella famiglia si dice la promessa “per sempre” che rende stabile la vita. La crisi è mancanza di futuro, mentre nella famiglia si genera il futuro, poiché in essa si dona la vita. E questo ci dà speranza davanti a tanti attacchi che la famiglia soffre».

Perché si attacca la famiglia?
«Perché essa custodisce una visione dell’uomo che poggia sui rapporti, sull’amore, sul dono di sé. E questo non si può capire in una società dell’uomo individualista, radicalmente autonomo, che fa da sé e vuole la sua “privacy”, un modello – questo sì – che è entrato davvero in crisi, perché non offre più niente di nuovo per il futuro. La vera soluzione davanti ai problemi della famiglia invece è ridarle la coscienza della sua dignità, del suo protagonismo sociale ed ecclesiale».

La recente decisione di accelerare le pratiche per il divorzio può mettere in crisi il progetto dei giovani di “farsi una famiglia”?
«Accelerare le pratiche del divorzio signi ca negare l’importanza del tempo nella vita della famiglia. Dietro il “divorzio express” c’è una visione dell’amore legata all’istante presente. Si tratta di una visione romantica, che comprende l’amore solo come un’emozione: “Oggi sono innamorato di te e ti sposo, domani non più, e ti lascio”. E se l’amore non c’è, perché restare insieme un altro giorno? Ma l’amore, al contrario, è fatto di tempo! Deve maturare, deve crescere, rendersi forte, rigenerarsi continuamente, perché su di esso si possa edi care la propria vita e quella dei gli, il ponte che unisce le generazioni, la società... Sappiamo che l’amore è fatto di tempo perché può dire “per sempre”, come vogliono dire tutti gli innamorati. Perché è capace di perdonare, che non significa dimenticare, ma imparare a ricordare in modo distinto, alla luce di un amore che è più profondo e più potente dell’offesa sofferta. Ecco perché il perdono ha bisogno di pazienza, di sforzo, di attesa...».

Se in un rapporto c’è un problema la tentazione è di risolverlo subito…
«Il matrimonio, invece, nella sua stabilità, come promessa che abbiamo fatto davanti a Dio, ci ricorda che nel nostro amore c’è una verità più grande che ci permette di dare credito all’amore: quanti problemi si risolvono quando sappiamo avere la pazienza dell’attesa, quando il tempo ci insegna a sperimentare in modo nuovo il rapporto! Il “divorzio express”, invece, elimina il tempo che permette di ripensare, di ricevere consiglio e aiuto da altri, di maturare un perdono. La legge del “divorzio express” manda un messaggio chiaro ai giovani da parte della società: “Noi non ci preoccupiamo più del vostro legame, non abbiamo nessun interesse a proteggerlo. Se volete lasciarvi, va bene, è un problema vostro, e noi vi risolviamo tutte le difficoltà”. Si toglie ai cosiddetti “figli del divorzio” la sicurezza di un tempo affidabile, derubandoli della possibilità di imparare loro stessi a promettere “per sempre”. Si lasciano soli i nostri giovani davanti alla decisione più importante della loro vita e più vitale per la nostra società».

Quali speranze che riescano a lenire le loro sofferenze possono nutrire le famiglie “ferite” dalla separazione e dal divorzio per il prossimo Sinodo ?
 «Questa sofferenza è una delle più grandi, appunto perché ferisce il centro della vita: la chiamata ad amare e a edficare l’esistenza sull’amore. In questo senso la Chiesa vuole offrire a questi battezzati la grande speranza del Vangelo: malgrado tutto, è possibile, a partire dalla fede in Gesù, riuscire nella grande vocazione all’amore. Tra questi battezzati ci sono quelli che si sono separati e vivono da soli, fedeli al loro matrimonio, e che hanno bisogno di un accompagnamento speciale dalla Chiesa. E la Chiesa, a sua volta, trova in essi una testimonianza dell’amore fino all’estremo di Gesù»

Un caso diverso si dà quando queste persone hanno deciso di cominciare una nuova unione...
«Così facendo si collocano in un rapporto contrario alla loro promessa sacramentale e alle parole di Gesù. A loro la Chiesa offre la sua speranza: è possibile vivere all’altezza del grande amore che il Signore ci ha donato. Ma la proposta di dare la comunione ai divorziati che vivono in nuova unione si mostra come una falsa soluzione, che toglie la speranza del cammino. Sarebbe come dire: “Voi non potete vivere secondo il Vangelo; ma non importa, cercate di rifarvi la vita in altri modi”. Ma questa è rassegnazione. La speranza dice, invece: “È possibile rifare la vita, la fedeltà originaria, perché è possibile vivere d’accordo con la promessa dell’amore fedele di Gesù che vi è stata data nel matrimonio”. La Chiesa è chiamata a dare speranza nella forma di un cammino, con accompagnamento e pazienza. Essa dice a questi battezzati: voi appartenete alla Chiesa, non siete esclusi dalla comunità, possiamo fare insieme una strada e arrivare insieme alla vita secondo il Vangelo, l’unica che riempie il cuore dell’uomo. In questa luce si può proporre un itinerario di riconciliazione, con simboli concreti e riti di passaggio, che porti poco a poco, nella preghiera e nelle opere di misericordia, in contatto con Gesù e, accompagnati dalla comunità, a rigenerare la persona e i suoi desideri».

Si parla molto anche di “differenti” modelli di famiglia che la società sta imponendo. Quali ripercussioni avranno sulla crescita dei figli?
«Per rispondere pongo una domanda di fondo: la famiglia è qualcosa che si riceve o è qualcosa che si fa? Se la famiglia è qualcosa che l’uomo fa da sé, allora è logico che ci siano tanti modelli di famiglia. Ma se esiste una realtà che è ricevuta, come sa ogni bambino, è la famiglia, che ci ricorda di aver ricevuto tante cose nella vita e di dover esserne grati: l’esistenza, la cultura, il linguaggio, la vita... L’idea che ci siano diversi modelli di famiglia distrugge, quindi, un elemento essenziale della vita umana: la capacità di stupore davanti al dono primordiale, la gratitudine davanti alle cose ricevute che ci permettono di edificare la vita. I “modelli” di famiglia prolungano una visione dominatrice dell’uomo sul mondo che lo porta a sfruttare l’ambiente, a disprezzare gli anziani, a non dire “per favore” e “grazie”, come ci insegna papa Francesco. Questo ha ripercussioni sulla vita dei figli e sull’educazione, che deve essere sempre educazione alla gratitudine. La realtà è che veniamo al mondo dall’unione di un uomo e di una donna e che solo se in questa unione c’è un amore fedele e stabile possiamo essere educati a una vita buona e trovare la nostra identità. Se la famiglia fosse una questione privata, allora si potrebbe permettere a ognuno di farsi il proprio modello; ma è la sorgente della vita pubblica, della responsabilità condivisa, della nascita dei figli, della formazione dei giovani, e come tale è insostituibile per il bene comune della società»

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