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giovedì 13 agosto 2020
 
Giornata del migrante
 

L'Austria chiude le frontiere. Il card. Montenegro: «L'Ue è unione di egoismi»

17/01/2016  Il cancelliere austriaco attacca l'Europa: «Non riesce a garantire i confini esterni». E annuncia la sospensione del trattato e controlli più severi alle frontiere. A Lampedusa, l'arcivescovo di Agrigento apre la Porta Santa e auspica: «Quest'isola resti sempre una porta aperta»

L’annuncio dell’Austria è arrivato alla vigilia della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si celebra il 17 gennaio. Annullate «temporaneamente» le regole di Schengen sulla libera circolazione in Europa e «rafforzato il controllo delle persone che vengono nel nostro Paese». Queste le decisioni annunciate dal cancelliere austriaco Werner Faymann in un’intervista al giornale Oesterreich. E afferma: «Esattamente come fa la Germania abbiamo deciso di aumentare i controlli alle frontiere e di effettuare rimpatri». Chiunque raggiungerà l’Austria «verrà controllato. Chi non ha diritto all’asilo verrà rispedito indietro». Perché «se l’Ue non lo fa, non protegge le frontiere esterne di Schengen, è l’esistenza stessa dell’accordo a decadere». In Austria, dunque, tornano le frontiere. Dopo la Svezia, che ha sospeso il trattato dal 3 gennaio scorso, e la Danimarca, che lo ha fatto per dieci giorni, poi prorogati, ora anche l’Austria si chiude, come  peraltro era già avvenuto in autunno nei giorni caldissimi dei flussi di massa dei rifugiati che transitavano dai Balcani. Il cancelliere socialdemocratico austriaco è alleato strettissimo di Angela Merkel. Difficile quindi pensare che questa mossa non sia stata comunicata alla cancelliera, leader ombra di quest’Europa che si sfilaccia sempre di più. Faymann lo ha detto chiaro e tondo: se l’Ue non riuscirà a proteggere i suoi confini, Schengen dovrà essere messa in discussione «in toto». E nei giorni scorsi in Germania girava voce che proprio Angela Merkel stia pensando a una mini Schengen di Paesi europei che si chiuderebbe rispetto al resto dell’Ue e comprenderebbe Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Austria. Una mossa per mettere pressione ai paesi di periferia, Grecia e Italia in primis, che non controllerebbero come si deve le frontiere.

La Porta d'Europa sull'isola di Lampedusa
La Porta d'Europa sull'isola di Lampedusa

Il Giubileo dei migranti a Lampedusa, l'isola simbolo dell'Europa

Ed è proprio in una frontiera simbolo dell’esodo massiccio degli immigrati, l’isola di Lampedusa, che il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, aprendo la Porta Santa del Giubileo, ha messo il dito nella piaga: l’Unione europea, ha detto, è diventata una «unione degli egoismi». Lampedusa, ha detto Montenegro, «è un luogo emblematico. Le navi cariche di immigrati ormai sbarcano ovunque ma questo pezzetto di terra resta un posto in cui povertà e accoglienza si incontrano. E il suo nome lo ricorda tutto il mondo, tanto che ovunque nascono gruppi di volontariato che si chiamano come quest'isola». Dopo quella del Santuario della Madonna di Porto Salvo, un’altra Porta Santa sarà aperta in corrispondenza della Porta d’Europa, luogo simbolo dell’approdo dei migranti e dove papa Francesco nella sua prima visita pastorale del pontificato venne a pregare: «Questa occasione straordinaria», ha detto il cardinale Montenegro, «costituita dall’apertura di una Porta Santa a Lampedusa, anzi di due, è la risposta di Dio alla vostra disponibilità e alla vostra accoglienza ed è un monito: quante volte vi hanno chiesto “chi ve lo fa fare” o vi hanno detto che “è pericoloso” o vi hanno invitato a “guardare dall’altra parte”! Ebbene io vi dico che se il vostro cuore batte solo per Dio non basta. Deve battere per Dio e per i fratelli e battere con lo stesso ritmo”.

La Porta d’Europa, ha aggiunto l’arcivescovo, «L’abbiamo scelta perché, nella sua laicità, rappresenta la porta che ci apre verso l’Africa e che apre all’Africa la strada verso l’Europa. Sappiamo che dove c’è la sofferenza il terreno è sacro, ed è per questo che invito i lampedusani e non solo loro a vivere quest’opera d’arte: andate verso essa come pellegrini. Passiamo attraverso essa annunciando la nostra voglia di cambiare». Ad aprire la processione e ad attraversare con il cardinale la Porta giubilare, alcuni migranti giunti dalle coste africane – “la più preziosa delle presenza in questo giorno così speciale” ha detto Montenegro – e suore di diversa nazionalità che hanno deciso di vivere nell’accoglienza di chi arriva da lontano la loro vocazione.

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