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mercoledì 28 luglio 2021
 
economia
 

L'autunno bollente che ci aspetta

26/08/2020  Sarà una ripresa difficile per l'economia italiana. Secondo Coldiretti 4 milioni di italiani avranno difficoltà a nutrirsi. Gli indicatori segnano tutti cattivo tempo. Ma ci sono anche prospettive incoraggianti.

Che autunno ci aspetta? Un autunno caldissimo, bollente potremmo dire, carico di difficoltà e probabilmente di tensioni sociali che non mancheranno ad arrivare. Per comprendere quanto sia cruciale  il nostro autunno dell’economia bisogna partire dalle parole dell’ex governatore della Banca centrale europea Mario Draghi e dalla sua apparentemente semplice distinzione tra “debito buono” e “debito cattivo”. Il primo è quello finalizzato a investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture, nell’istruzione e nella ricerca. Il secondo, sterile e improduttivo, è il simbolo del furto generazionale dei padri sui figli. Dunque s’impone un’azione di governo fondata sulla visione e sulla responsabilità, a partire dalla gestione dei 209 miliardi di euro del Recovery Fund che arrivano dall’Europa in forma di prestiti e di finanziamenti. Una prospettiva che avrebbe fatto tremare le vene ai polsi di un de Gasperi o di un Adenauer.
Per Draghi l’incertezza dell’opinione pubblica e dei mercati si dissolve con politiche credibili nel medio-lungo periodo. Si tratterà di gestire quella montagna di soldi in arrivo (che l’Europa prenderà a prestito sui mercati internazionali per via della sua garanzia assoluta di sostenibilità) nel migliore dei modi, attraverso investimenti, sgravi fiscali, riforme strutturali come la scuola, l’università e la digitalizzazione e non cedendo all’assalto alla diligenza dei vari gruppi di interesse che da qui a poco si scatenerà con la manovra economica.
Fatta questa premessa, va detto che l’autunno del 2020 non sarà caldo, ma incandescente. Secondo le previsioni dell’Unione europea l'economia della zona euro subirà una contrazione dell'8,7 % nel 2020, per poi crescere del 6,1 % nel 2021, mentre l'economia dell'intera Unione si contrarrà dell'8,3 % nel 2020, per risalire del 5,8 % nel 2021.

Per il nostro Paolo Gentiloni, commissario responsabile per l'Economia, «le previsioni  dimostrano gli effetti economici devastanti della pandemia. In tutta Europa la risposta politica ha permesso di ammortizzare i danni per i nostri cittadini, ma la situazione rimane caratterizzata da disparità, disuguaglianze e insicurezza crescenti».
L'impatto del Coronavirus sull'attività economica è stato già marcato nel primo trimestre del 2020, anche se la maggior parte degli Stati membri ha iniziato a introdurre misure di lock down solo a partire da metà marzo. Ma le cose sono andate in modo ancora peggiore nel secondo trimestre. Si prevede che tanto il calo della produzione nel 2020 quanto il ritmo della ripresa nel 2021 saranno caratterizzati da notevoli differenze. L’Italia è uno dei Paesi che fa più fatica a riprendersi per via del suo debito pubblico e per problemi strutturali non ancora risolti, come la mancata digitalizzazione delle sue imprese.

Il problema sono i rischi di peggioramento, rischi  elevati legati al comportamento del signor Covid, unico vero signore e padrone dell’economia mondiale.  Secondo l’ultimo rapporto sullo stato dell’economia dell’Unione europea, «la portata e la durata della pandemia e delle eventuali misure di contenimento che potrebbero rivelarsi necessarie rimangono essenzialmente un'incognita». Le previsioni infatti si basano sulle ipotesi che le misure di contenimento andranno via via allentandosi e che non si verificherà una "seconda ondata" di contagi». Ma in caso di un’ondata di ritorno «vi sono pericoli concreti che il mercato del lavoro possa subire a lungo termine ripercussioni maggiori del previsto e che le difficoltà di liquidità possano tradursi in problemi di solvibilità per molte imprese. Vi sono inoltre rischi per la stabilità dei mercati finanziari ed esiste il pericolo che gli Stati membri non riescano a coordinare in misura sufficiente le risposte politiche nazionali».

Dunque i problemi pandemici si uniscono ai vecchi problemi endemici, come la Brexit. Ad esempio l'eventuale mancata conclusione di un accordo sulle future relazioni commerciali tra il Regno Unito e l'UE potrebbe rallentare la crescita, anche se più a scapito di Londra.

In Italia il quadro è tetro. Stiamo parlando della più grave crisi economica  dal secondo dopoguerra. La nostra Coldiretti stima che in autunno potrebbero essere ben 4 milioni gli italiani e gli stranieri in Italia  ad aver letteralmente bisogno di sfamarsi.

In più il 38% della popolazione, cioè circa 24 milioni di cittadini, ha risorse residue per resistere al massimo tre mesi, poi, esaurito il fieno in cascina, non avrà più soldi per pagare spese essenziali come cibo e riscaldamento, mentre il 40per cento, come denuncia la Banca d’Italia, avrà problemi a continuare a pagare il mutuo o l’affitto di casa.

Ma non sarà l’Apocalisse, un filo resistente di speranza c’è. I primi dati relativi a maggio e giugno indicano che il peggio potrebbe essere passato. Si prevede che la ripresa in Europa acquisti vigore nella seconda metà dell'anno, pur rimanendo incompleta e disomogenea tra gli Stati membri. Anche l’inflazione è sostanzialmente sotto controllo: sebbene i prezzi del petrolio e dei prodotti alimentari siano aumentati più del previsto, si giudica che l'effetto sarà controbilanciato dalle prospettive economiche più deboli e dall'effetto delle riduzioni dell'Iva e di altre misure adottate in alcuni Stati membri.

Tutto questo potrebbe avere conseguenze terribili anche sul piano sociale. Finora le manifestazioni di piazza, anche per le misure restrittive legate al contagio, sono state tutto sommato limitate e persino grottesche, come la protesta del leader dei gilet arancioni del generale in giacca Aperol Pappalardo. Il lockdown in una certa misura ha “livellato” e “standardizzato” le situazioni e i comportamenti: la quarantena in casa, ferme quasi tutte le attività, tranne quelle essenziali. Hanno funzionato abbastanza le risposte d’emergenza decise dai vari decreti di Conte: bonus spesa, cassa integrazione in deroga (quando è arrivata, purtroppo non sempre e non ugualmente dappertutto), qualche briciola per le partite Iva, volontariato, Caritas. Inoltre lo smart working, ovvero il lavoro da casa, rallenta di molto la coesione sociale, le occasioni per incontrarsi, confrontarsi e dunque di organizzare un movimento di protesta e di rivendicazione tutto da reinventare. E’ molto più facile convocare un’assemblea quando si è tutti in sede che nelle “membra sparse” di un’azienda che ha io suoi dipendenti divisi in mille abitazioni.

Tanti negozi restano chiusi, attività artigiane, piccole economie collegate al commercio e ai consumi, le imprese sono sottoposte a una decurtazione di fatturato spesso letale (anche per via delle limitazioni e delle procedure imposte dalle banche nel concedere i prestiti).
Ma nonostante tutto non sarà l’Apocalisse. I primi dati relativi a maggio e giugno indicano che il peggio potrebbe essere passato. Si prevede che la ripresa acquisti vigore nella seconda metà dell'anno, pur rimanendo incompleta e disomogenea tra gli Stati membri. Anche l’inflazione è sostanzialmente sotto controllo: sebbene i prezzi del petrolio e dei prodotti alimentari siano aumentati più del previsto, si prevede che l'effetto sarà controbilanciato dalle prospettive economiche più deboli e dall'effetto delle riduzioni dell'Iva e di altre misure adottate in alcuni Stati membri. A livello UE le previsioni indicano un'inflazione allo 0,6 % nel 2020 e all'1,3 % nel 2021. Ma forse quello che ci fa ben sperare è la forza morale di un Paese che non si rassegna al declino. Quello che serve è quello spirito di resilienza che caratterizza gli “animal spirits” italiani, unico modo per uscire da una situazione difficilissima, incerta e piena di incongnite legate a questa maledetta pandemia.

 

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