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martedì 26 ottobre 2021
 
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L'autunno che ci aspetta, tra variante Delta e rilancio dell'economia

10/08/2021  Tutte le sfide di Draghi dopo la fine della pausa estiva: dalla riforma del Welfare alla scuola, fino alle riforme finanziate con i primi fondi del Recovery Fund. Una strada in salita

Qualche giorno fa è partito il cosiddetto “semestre bianco” del presidente della Repubblica. Come è noto, in questo periodo come prevede la Costituzione il capo dello Stato non potrà più sciogliere le Camere fino alla fine del settennato, che scadrà a marzo 2022. Ma è stato giustamente osservato che si tratta di una norma desueta, poiché in 75 anni di Repubblica non abbiamo mai avuto presidenti con tentazioni autoritarie e magari golpiste, deciso a sciogliere il Parlamento o a minacciare di farlo in prossimità della sua scadenza, in modo da spingere una maggioranza qualificata a rieleggerlo. Il problema semmai, nel nostro caso, è il contrario, ovvero chiedere a Mattarella di farsi riconfermare per un altro settennato, come vorrebbero in molti, o almeno procrastinare come avvenne per Napolitano il suo settennato in modo da sciogliere uno dei tanti nodi (l’elezione del nuovo inquilino del Colle) che ci aspettano in autunno, in attesa che la situazione si normalizzi. Poiché finora rimane molto complessa, non solo dal punto di vista politico, che in fondo è il riflesso di quello che sta avvenendo a livello economico, sociale e soprattutto sanitario.
Quello dei giochi per la rielezione del presidente infatti non è il solo problema che si affaccerà con il prossimo autunno. In verità il ruolino di marcia di Mario Draghi subirà un rallentamento per la “variabile” Covid. La variante Delta (e i no vax) hanno scompaginato i piani che volevano l’Italia fuori dal tunnel per dedicarsi con serenità alla ripresa del Paese.

Sognavamo un autunno di libertà, siamo ancora alle prese con i contagi e i dati sui ricoveri sono in aumento in tutta la Penisola. Sardegna e Sicilia si avvicinano alla zona gialla e potrebbero essere seguite da tutte le altre. Se continuiamo con questi numeri, prevedono i virologi, arriveremo ad almeno tra i 50mila ed i 75mila contagi la settimana, tendenti ai centomila. Contagi che per fortuna non porteranno, probabilmente, a un aumento significativo delle ospedalizzazioni grazie alla protezione dei vaccini. Ma certamente senza arrivare a quella tanto agognata immunità di gregge che ci avrebbe permesso di lasciarci alle spalle la pandemia.

La manovra economica di quest’anno sarà epocale, perché si tratta di fissare linee programmatiche per distribuire gli oltre 200 miliardi del Recovery Fund dedicati allo sviluppo del Paese. Ma le criticità legate ai contagi rischiano di scompaginare tutto e ritardare i piani del Governo. Pensiamo alla scuola. L’inizio dell’anno si avvicina e ancora non sappiamo se verrà mantenuta la didattica a distanza o si faranno le elezioni in presenza. Nel frattempo un decreto ha sancito l’obbligo di green pass (ovvero di doppia vaccinazione o almeno il tampone) per tutto il personale scolastico  - non degli  alunni - ma ancora non si sa come verranno effettuati i controlli. Chi si occuperà di accertare che nell’istituto tutto il personale scolastico è in regola? In autunno, per effetto dello sblocco del divieto di licenziare, potrebbe crearsi un’emergenza sociale difficilmente quantificabile, ed è forse il rischio più grosso (tra l’altro, a proposito di lavoro, la questione dei vaccini all’interno delle aziende non è mai stata risolta). È vero che il processo di riforme, in particolare la transizione ecologica, promette milioni di posti di lavoro, ma nell’immediato non avverrà il turn-over, che necessità di tempi lunghi, dolorose uscite dal mercato del lavoro e percorsi di riconversione e formazione. I dati macroeconomici sono buoni, ma sono ancora troppo soggetti alle incertezze del quadro sociale. Che succederà in autunno? Che ne sarà di milioni di dipendenti appartenenti ai settori che hanno patito più di tutti gli altri la crisi?

Sul tavolo del governo vi sono poi i vecchi problemi delle partecipate, come Alitalia, di cui ancora non si conosce il futuro, per non parlare del Monte dei Paschi di Siena, prossimo alla privatizzazione entro la fine dell’anno, ma con l’incognita di occupati, marchio e sedi territoriali. Nell’agenda di Draghi dunque è delineato un autunno di grandi progetti ma anche di fortissime incognite.

 

 
 
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