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domenica 07 agosto 2022
 
 

L'emergenza delle Comunità di accoglienza continua

27/02/2014  Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, l’appello del Cicam, un cartello che raggruppa una quarantina di Comunità d’accoglienza per minori, che denuncia il totale abbandono da parte delle istituzioni. Le comunità sono «indebitate fino al collo per garantire l’adeguata accoglienza ai minori, migliaia di operatori da mesi lavorano senza stipendi. Il Governo italiano prosegue nella sua imperterrita azione di indifferenza e di scarico delle responsabilità». Ecco il grido il Antonio Di Pinto, il coordinatore del Cicam, autore dell’appello.

Sono diverse migliaia, gli adolescenti del Corno d’Africa, che insieme ai loro connazionali hanno “sfidato” il deserto e poi le onde del mediterraneo, alla ricerca di una meta che gli concedesse libertà, e una prospettiva di vita migliore, o soltanto la possibilità di vivere… Hanno grandi occhi scuri, spesso ancora più “oscurati” dalle lacrime e dalle espressioni che trasmettono una dolcezza infinita, a volte misteriosi, troppo spesso sommessi perché temono lo sguardo di chi li osserva, troppo addolorati per ciò che hanno visto e vissuto durante il loro straziante viaggio, infinitamente tristi perché da tanto, i loro occhi non incrociano più lo sguardo delle madri e dei loro familiari. Non portano con sé in “dote” i-pad, nintendo, smartphone, non indossano abiti firmati, non desiderano macchine di lusso, hanno un solo sogno: la libertà di vivere. Hanno ereditato dalle loro terre e dal mare in tempesta, la paura di essere soli, il terrore della morte, o nei migliori dei casi,  la “scabbia”, la “rogna” o altre malattie infettive, hanno portato al loro seguito solo i ricordi dei volti in lacrime dei loro genitori sull’uscio di quelle “case” di argilla.

L’Occidente… , l’Europa nei loro sogni, l’Italia porto dove far sbarcare le loro vite, se non travolte dalle onde del mare, e con esse la speranza e il desiderio di poter aspirare ad una vita migliore… senza troppe pretese, senza troppe esigenze, senza troppi perché… Raccontano di carestie, di guerre e di persecuzioni, di morte, di fame e di decapitazioni, descrivono una realtà, che per chi ascolta è difficile da immaginare, anche utilizzando la fantasia più “spudorata” e  “temeraria”, immaginano l’Europa e l’Occidente come “terre fertili di lavoro”, dove la democrazia e la libertà sono consuetudine, dove le guerre e la fame sono solo “scene da film”, un luogo dove soddisfare la propria “fame di libertà e di vita”. Hanno assistito insieme a noi alle scene della tragedia annunciata nel mare di Sicilia, hanno pianto ed hanno rivissuto il loro percorso di speranza, hanno trascorso notti insonni, hanno pregato per le vittime che non hanno avuto la loro stessa fortuna, hanno maledetto chi è responsabile di questa tragedia umanitaria tante volte sfiorata, annunciata, vissuta…

Flavio Tosi durante la manifestazione della Lega Nord contro l'immigrazione clandestina, Torino, 12 ottobre 2013
Flavio Tosi durante la manifestazione della Lega Nord contro l'immigrazione clandestina, Torino, 12 ottobre 2013

Quel giorno, quel maledetto 3 ottobre ha risvegliato dal “letargo” l’intero mondo, e in particolare quello occidentale ed europeo, le “sfilate” dei politici italiani, le loro polemiche insistenti sul  disinteresse dell’Europa riguardo il problema dell’immigrazione, l’angosciante silenzio nel quale da anni oramai “navighiamo” cercando di far sentire la voce dei più deboli, sembrerebbe esser “rotto” da un improvviso ”risveglio delle coscienze” su un tema di particolare importanza, che non riguarda “bestie” allo stato brado, ma persone, uomini e donne disperati, di cui nessuno vuol sentir parlare.

Appare tutto assurdo ed irreale, è inimmaginabile che in una società civile e democratica come quella di cui “pensiamo di far parte”, i problemi si affrontino soltanto di fronte a disgrazie del genere, non è possibile che l’Italia ed i nostri politici si ricordino di affrontare temi così importanti, solo dopo la “conta dei morti”. È accaduto con i terremoti, con le alluvioni, con i rifiuti tossici “piantati” insieme alla verdura nella “ terra dei fuochi”, e sta accadendo anche con questa tragedia umana, che pone in evidenza il dramma vissuto da chi cerca di fuggire dalla disperazione sognando un mondo migliore che si ricordi anche di loro. Da anni oramai, poniamo in essere il problema dell’accoglienza, soprattutto dei minori non accompagnati, da anni oramai, il Governo Italiano tenta “indecentemente” di illudere tutti sulla “bontà” dei progetti di accoglienza e integrazione… a chi è mai sorta la domanda di che fine avrebbero mai fatto le migliaia di persone, tra le quali tantissimi minori non accompagnati, sbarcati a Lampedusa alla luce “di riflettori e telecamere” e poi scomparsi nel nulla, come se si fosse immediatamente attivato un sistema di accoglienza e integrazione invidiabile dall’intera società occidentale?

Ebbene, la realtà è tutt’altra, il Governo Italiano, nella sua imperterrita azione di indifferenza e di scarico delle responsabilità, in contraddizione totale con quanto sottoscritto e contenuto nel trattato di New York a tutela dei Minori non accompagnati, invece di adoperarsi al fine di “pretendere” un interessamento  da parte della Comunità economica europea, ha letteralmente “abbandonato” i minori stranieri non accompagnati nelle Comunità di accoglienza, pretendendo, con un assurdo e irreale “balletto di ordinanze”,  di scaricare i costi dell’accoglienza sui Comuni presso i quali insistono le stesse Comunità, gli stessi Comuni che a stento riescono a pagare gli stipendi ai propri dipendenti.

Da tanto, troppo tempo, attraverso lettere ufficiali ed azioni di ogni genere, abbiamo cercato di sensibilizzare le Istituzioni, al fine di “far emergere” la gravità del problema, l’inadeguatezza degli stati di emergenza dichiarati per risolvere un problema storico, che non ha nulla di sporadico ed occasionale, e  la necessità di interessare l’intera Europa, essendo l’Italia solo il primo porto di sbarco che i “migranti” incontrano durante il loro tragitto che vede come destinazione finale, nelle loro aspettative, il nord Europa. I Comuni d’altra parte, cercano in ogni modo, talvolta anche attraverso atti che “sfiorano l’illegalità totale”, di divincolarsi dalle responsabilità relative alla presa in carico sociale ed economica dei Minori collocati nelle strutture, con conseguenza che gli stessi ragazzi, una volta lasciata Lampedusa, finiscono nell’anonimato, ed altrettanto spesso il Comitato Minori stranieri ne perde addirittura le “tracce”.

Giusto nel mezzo, le comunità indebitate fino al collo per garantire l’adeguata accoglienza ai Minori, migliaia di operatori che da mesi lavorano senza stipendi, fornitori che minacciano di sospendere le forniture dei prodotti alle strutture, le banche che hanno interrotto ogni tipo di sostegno finanziario non essendo stato ancora individuato, a distanza di quasi un anno, l’Ente responsabile della presa in carico. Nelle tante “sfilate dei politici” viste nei giorni successivi alla tragedia del 3 ottobre, c’è qualcosa di paradossale che emerge dalla loro indecente preoccupazione e indegna rabbia verso l’Europa, e cioè  la loro responsabilità sullo stato di “abbandono” in cui versano oggi i Minori stranieri non accompagnati, determinato dalla loro cecità e dal loro assurdo “distacco” dalla realtà sociale di cui fingono di prendersi cura.

 
 
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