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venerdì 03 dicembre 2021
 
 

L'ennesima strage di migranti nel Mediterraneo

19/01/2019  Un altro naufragio al largo della Libia. Gli unici tre sopravvissuti, salvati da un elicottero dell'Areonautica Militare e portati a Lampedusa, dicono che a bordo del gommone su cui viaggiavano c’erano 120 persone, tra cui 10 donne e due bambini. Nessuno per ora è stato trovato

Foto d'archivio della Marina Militare Italiana
Foto d'archivio della Marina Militare Italiana

Una strage. L’ennesima nel mar Mediterraneo. La prima del 2019. Venerdì pomeriggio sulla rotta Libia-Italia un gommone con 120 di persone a bordo ha fatto naufragio a circa 50 km a nord-est di Tripoli. Soltanto 3 migranti, due uomini sudanesi e uno gambiano, sono stati salvati da un elicottero della Marina Militare italiana e portati nell'hotspot di Lampedusa.

Per tutta la notte, dopo che un aereo della Marina aveva avvistato il gommone che affondava, sono state fatte ricerche attorno al luogo del naufragio ma non sono stati trovati altri sopravvissuti. Nemmeno il gommone è stato ritrovato. Qualche ora fa è arrivata la tragica notizia raccontata dai superstiti che mette in luce la drammaticità di quanto accaduto: «I tre sopravvissuti arrivati a Lampedusa ci hanno detto che erano in 120 a bordo. Dopo 11 ore di navigazione hanno imbarcato acqua e il gommone ha cominciato ad affondare, mentre le persone affogavano. Sono rimasti diverse ore in acqua. Tra i dispersi, al momento 117, ci sono 10 donne, di cui una incinta, e due bambini, di cui uno di 2 mesi», ha riferito Flavio Di Giacomo, portavoce dell'Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim).

Il gommone era partito giovedì notte da Garabulli, vicino a Tripoli, e aveva cominciato a sgonfiarsi dopo una decina di ore di navigazione. Il naufragio è avvenuto nella zona SAR (search and rescue) libica, cioè nel tratto di mare in cui la Libia dovrebbe mantenere attivo un servizio di ricerca e salvataggio.

Venerdì in una nota la Marina militare aveva spiegato che «a circa 50 miglia nautiche a nord est di Tripoli, un aereo da pattugliamento marittimo P 72 del 41° Stormo di Sigonella dell'Aeronautica Militare, in volo nell’ambito dell’Operazione Mare Sicuro», aveva «avvistato un gommone, in fase di affondamento, con circa 20 persone a bordo. L’equipaggio dell’aereo, viste le pessime condizioni di galleggiabilità, ha subito lanciato in prossimità del gommone due zattere di salvataggio, in dotazione al mezzo aereo, che si sono regolarmente aperte. Appena ricevuta l’informazione il cacciatorpediniere Caio Duilio (a oltre 110 miglia, 200 chilometri, dalla scena d’azione) ha disposto il decollo del proprio elicottero SH 90 per inviarlo sulla scena d’azione. Giunto in area l’elicottero ha recuperato, con due diverse missioni, tre naufraghi in ipotermia, uno dall’acqua e due da una delle zattere di salvataggio precedentemente lanciate - si legge ancora nella nota -. L’altra zattera ispezionata è risultata vuota. Una volta a bordo di nave Duilio, i tre naufraghi sono stati stabilizzati e vengono adesso trasferiti presso l’ospedale di Lampedusa via elicottero».

Le ricerche sono poi proseguite sotto il coordinamento del Libyan Rescue Coordination Center, che ha assunto la responsabilità del soccorso e dirottato un mercantile di bandiera liberiana sul luogo della strage. Stando a quanto riportato dalla Guardia Costiera italiana, il mercantile dirottato dall'Mrcc di Tripoli «ha effettuato attività di ricerca non trovando alcuna traccia del gommone».

Il naufragio è avvenuto in un Mediterraneo che è sguarnito di soccorsi e in cui sono già avvenuti diversi incidenti nelle prime due settimane del 2019 a giudicare dal numero dei corpi, almeno 25 recuperati nei giorni scorsi sulle spiagge libiche. L'unica nave umanitaria in mare rimasta è la Sea Watch che ieri, a 10 ore di navigazione, ha messo in acqua due gommoni veloci per partecipare alle operazioni di soccorso.

Salvini: «Gli scafisti continuano a uccidere»

Sulla vicenda è intervenuto il ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Altri morti al largo della Libia. Finché i porti europei rimarranno aperti, finché qualcuno continuerà ad aiutare i trafficanti, purtroppo gli scafisti continueranno a fare affari e a uccidere» il suo commento.

Replicano le Ong: «Le persone rischiano di affogare in un Mediterraneo svuotato da navi di soccorso. Nessun programma europeo di salvataggio in mare, Open Arms bloccata in Spagna, Sea Eye in cerca di un porto per cambio di equipaggio. Non possiamo coprire il Mediterraneo centrale da soli». E Cesare Fermi, responsabile Migration di Intersos, Ong a bordo delle navi della Guardia costiera fino a ottobre 2017, dice: «Con l'estromissione delle navi umanitarie delle Ong e il progressivo ingaggio della Guardia costiera libica il Mediterraneo si trova ormai sguarnito di soccorsi. Il naufragio di stanotte non è una disgrazia ma un vero cimine europeo. Ancora dopo anni muoiono bambini e donne nel mare e non esistono giustificazioni per queste immani tragedie».

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