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L'esercito dei cantautori scrittori

28/09/2012  Dopo Guccini, Ligabue, Nada e Capossela, anche Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro, debutta in libreria. E gli esiti sono spesso sorprendenti.

L'esercito dei cantautori-scrittori sta per arricchirsi di un nuovo nome di primo piano: quello di Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro. Debutto che desta una certa attesa, per diverse ragioni. Intanto perché chi conosce la musica del gruppo salentino sa che è proprio sull'intensità dei testi che si fonda la sua forza. E poi perché l'esordio avviene niente di meno con un editore come Einaudi, nella collana più sperimentale, sì (Stile libero), ma già come Big. Titolo del romanzo, di circa 180 pagine: Lo spacciatore di carne. È la storia di Edoardo, universitario pugliese a Bologna (citazione autobiografica?), e della sua pazzia amorosa, di nome Stella. Parallelamente , in un continuo gioco di specchi con il passato, viene evocata la figura del padre, macellaio, che invia ogni settimana tagli di carne al figlio che studia lontano. Quando Stella tradisce Edoardo...

Ogni giudizio, è naturale, sarà possibile solo a lettura avvenuta.
Certo, promette di essere un racconto dalle tinte forti, duro. Vedremo. Quel che è certo è che Sangiorgi fa parte di un ormai folto gruppo di cantautori che, dopo aver pubblicato una serie di album musicali, si cimentano con la scrittura letteraria. Per restare nella scuderia Einaudi, ricordiamo ad esempio Ligabue: nel 2006 uscì la raccolta poetica Lettere d'amore nel frigo, e se Parole e canzoni l'anno successivo riuniva la produzione musicale, è di quest'anno la raccolta di racconti Il rumore dei baci a vuoto.

Maestro di musica e letteratura è Francesco Guccini, avvezzo non solo alla scrittura e ai libri, ma anche alle classifiche, visto che molti dei suoi libri hanno venduto quanto autori solo letterari non riescono a  fare. Il più recente è il poetico, sin dal titolo, Dizionario delle cose perdute (Mondadori è il suo editore), dell'anno scorso è Non so che viso avesse. Quasi un'autobiografia. Non disdegna affatto, Guccini, di scrivere a quattro mani: con Cerami ad esempio (Storia di altre storie),  mentre con Loriano Machiavelli ha dato vita a un vero e proprio sodalizio (Malastagione, Appennino di sangue)...

Che alcuni cantautori approdino alla letteratura non è una sorpresa.
Poteva un paroliere raffinato e poetico come Vinicio Capossela non misurarsi con la parola scritta? Ecco, lasciando perdere la consueta raccolta di parole e canzoni per l'Einaudi, l'epopea di perdenti Non si muore tutte le mattine del 2006 (Feltrinelli) e il round boxistico In clandestinità con Vincenzo Costantino (ancora Feltrinelli).

E che dire di Davide Van de Sfross,
nome d'arte di Davide Bernasconi, il cantautore originario di Monza che ha firmato una serie di ballate in dialetto comasco? Forse non tutti sanno che ricerca musicale e letteraria in lui hanno proceduto sempre di pari passo, benché abbia raggiunto la notorietà in quest'ultima solo di recente, con Le parole sognate dai pesci (Bompiani) e Il mio nome è Herbert Fanucci (idem).

L'elenco è ancora lungo: Nada, per citare una voce femminile, ha firmato di recente La grande casa per Bompiani (editore che, a quanto pare, crede nella verve letteraria dei cantanti), ma aveva già pubblicato Le mie madri nel 2003 e Il mio cuore umano nel 2008 per Fazi. Era naturale che "filosofi" come Francesco Bianconi, leader dei Baustelle, e Giulio Casale sentissero il bisogno di esprimersi non solo musicalmente, il primo con Il regno animale (Mondadori, 2011), il secondo con Intanto (Garzanti, 2008). E ricordiamo almeno Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, Manuel Agnelli degli Afterhours...

Una considerazione finale: sbaglia chi liquida questi tentativi letterari come velleità di personaggi che vogliono sfruttare la fama conquistata in altri lidi. Non si può generalizzare, ogni libro va valutato per sé, ma si può affermare che molti di essi hanno una loro dignità e molri elementi d'interesse, nella forma e nel contenuto. D'altra parte, i veri artisti, se sono davvero tali, non amano essere prigionieri di un solo linguaggio.

 
 
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