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sabato 08 agosto 2020
 
Adolescenti in crisi
 

L'esercito dei giovani carcerati in cameretta

04/05/2016  Si chiamano "hikikomori", termine giapponese dove il fenomeno è nato. Hanno dai 13 anni in su, sono in larga parte maschi, e non escono mai dalla loro stanza, nemmeno per mangiare e lavarsi. Il loro mondo è il computer. Sono 20-30 mila, secondo il libro "Il corpo in una stanza".

Un computer e una cameretta: per un hikikomori il mondo è tutto lì. Sono gli adolescenti che scelgono di vivere reclusi nella loro stanza passando le loro giornate (o meglio le loro nottate, dormono di giorno) davanti al computer, persi tra Internet e videogiochi. Il termine hikikomori arriva dal giapponese e si può tradurre con "farsi da parte", perché lì il fenomeno è nato, in una società super competitiva che considera qualsiasi insuccesso come una vergogna intollerabile. E infatti in Giappone si calcola che gli adolescenti che vivono in questa condizione siano più di un milione.

Ma il peso del confronto e delle aspettative è diventato sempre via via sempre più forte anche da noi e così gli hikokomori italiani sono arrivati ad essere 20-30 mila, in larga parte maschi, dai 13 anni in su. Sono i dati raccolti nel libro "Il corpo in una stanza", frutto del lavoro degli psicoterapeuti del centro milanese Il Minotauro.  Questi ragazzi avvertono una distanza incolmabile tra il mondo come lo avevano immaginato e quello in cui si trovano a vivere e, sentendosi inadeguati, scelgono di rifugiarsi in un mondo virtuale dove le sfide che si presentano, come quelle di un videogioco, si possono vincere. E comunque, anche in caso di sconfitta, non c'è nessuno a fartelo pesare. 

Quindi niente scuola e niente attività sociali. E anche il cibo, come il lavarsi, diventano un'optional: al massimo accettano qualche boccone passato attraverso uno spiraglio della porta, proprio come se fossero dei carcerati. Spesso sono stati anche bambini bravi a scuola, ma poi alla soglia dell'adolescenza è avvenuto un crack. Per ritornare all'equilibrio, ci vuole un bravo psicoterapeuta che sappia coinvolgere in primo luogo genitori e convincerli così a uscire dal loro isolamento, anche attraverso la proposta di laboratori di musica o di teatro. Solo così questi nostri ragazzi capiranno, anche se il modello culturale imperante dice l'opposto, che il mondo non si divide tra vincenti e perdenti.

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