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L'esorcista De Meo: «Non aprite le "porte" al maligno»

09/09/2021  L'importanza di una sana vita interiore: "Se l’azione straordinaria del demonio si combatte con gli esorcismi della Chiesa, nondimeno ha un ruolo fondamentale la vita spirituale del cristiano".

«Un esorcista è un prete a 360 gradi, in costante e particolare comunione con il suo Vescovo e a totale servizio del popolo di Dio e della Chiesa». Esordisce così don Matteo De Meo, 54 anni, sacerdote della Diocesi di San Severo (Foggia) parlando del suo ministero di esorcista, che ha ricevuto nel luglio del 2014 dal suo Vescovo, Mons. Angelo Lucio Renna, nel luglio del 2014. Un delicato ed esigente servizio al popolo di Dio, accettato per “cordiale obbedienza” - come dice lui - al pastore della sua diocesi di San Severo, in provincia di Foggia, ma anche aiutato dalle sue competenze teologiche - don Matteo ha un dottorato in Teologia patristica ecumenica e per alcuni anni ha insegnato teologia in alcuni istituti teologici pugliesi - e dall’aiuto pratico di padre Francesco Bamonte, presidente dell’Associazione Internazionale Esorcisti, realtà fondata da don Gabriele Amorth negli anni ’80 del secolo scorso e riconosciuta dalla Chiesa nel 2014. «Mai avrei pensato, né tanto meno desiderato, di essere nominato esorcista. Con la mia indole pragmatica e alquanto razionale non avrei mai pensato ad un simile ministero, su cui nutrivo non poche perplessità, rafforzate peraltro da pregiudizi e da qualche approccio non del tutto positivo», confessa. L’argomento è davvero interessante e cerchiamo insieme a lui di capirci di più questo argomento, di cui si parla spesso e, ancor più spesso, male.

Don Matteo, cosa fa esattamente un esorcista oltre, ovviamente, agli esorcismi?

«L’esorcista svolge un ministero che lo vede impegnato su diversi fronti: il discernimento spirituale, la cura di relazioni di ascolto, l’accompagnamento spirituale per quanto attiene eventuali problematiche connesse a un’azione straordinaria del demonio, una costante collaborazione e dialogo con l’ambito delle scienze umane, soprattutto psicologi e psichiatri, in vista di un discernimento più appropriato di alcune fenomenologie allo scopo di precisarne origine e natura. È un ministero che, in una parola, continuamente pone il sacerdote di fronte a dei “casi” umani davvero bisognosi di aiuto in varie direzioni».

Quando è opportuno rivolgersi a un esorcista?

«Devo dire che spesso ci si rivolge all’esorcista con troppa superficialità. I motivi possono essere i più disparati, e a volte vi è una forte componente superstiziosa. Ordinariamente vi è comunque una carica di sofferenza umana che accomuna i casi più diversi e che necessitano di accompagnamenti appropriati, medico o spirituale che sia. Accade spesso che, nonostante si sia a conoscenza di sofferenze e disturbi di natura psicologica o psichiatrica, ci si rechi o che si portino persone dall’esorcista. Vorrei precisare una cosa che può sembrare scontata, ma che non lo è affatto.  Psicologi o psichiatri, da un lato, ed esorcisti, dall’altro, non vanno messi sullo stesso piano: in caso di malattie, e in particolare di disagi psichici, il ricorso ai medici deve rappresentare la prima cosa da farsi. Il ricorso all’esorcista è necessario solo se ci si ritrova in presenza di segni del tutto particolari, o che per un complesso di circostanze non permettono la loro naturale collocazione in un quadro patologico dal punto di vista medico. Quello che voglio dire è che l’osservazione attenta e competente di una fenomenologia è importante non solo in ambito medico-clinico, ma ancor più in quello spirituale. Osservare non vuol dire semplicemente “guardare”, ma piuttosto scrutare con attenzione, cioè considerare un complesso di circostanze nell’integralità di quei fattori e segni che la compongono. Ritenere come “diabolico”, tanto da richiedere l’intervento di un esorcista, ciò che appare strano, inusuale, abnorme o anche malvagio è un grave errore e può aggravare, anziché alleviare, una particolare sofferenza».

Quali sono generalmente i canali per contattarlo?

«I canali che generalmente vengono usati per contattarlo sono quelli privati: la persona si informa, o già sa chi è l’esorcista, e cerca privatamente di contattarlo. Un metodo che, invece, purtroppo non è il massimo! L’ideale sarebbe di passare attraverso dei centri di primo ascolto, già presenti in alcune diocesi come Roma, Palermo o Milano, e solo poi, qualora eventualmente se ne riscontrasse la necessità, chiedere un incontro con l’esorcista. In mancanza di tali centri di ascolto, ogni persona che ritenga di avere problematiche tali da dover consultare un esorcista dovrebbe per prima cosa rivolgersi agli uffici della Curia nella propria Diocesi di appartenenza e chiedere dell’esorcista diocesano, ovvero del sacerdote designato e nominato dal suo vescovo per tale ministero. Solo qualora per diversi motivi una diocesi non ne fosse ancora provvista può contattare la diocesi più vicina. Questo è il metodo giusto per non cadere in quella diffusa e pericolosa prassi che chiamo del “tour spirituale”, di chi, cioè, si mette alla ricerca di esorcisti o carismatici sparsi nelle zone più disparate, e spesso sconosciuti alle stesse diocesi. Una prassi pericolosa che incrementa una mentalità superstiziosa, con tutte le sue conseguenze eventualmente».

Quali sono esattamente i mali spirituali?

«Quei mali spirituali che richiedono il ministero dell’esorcismo sono da ricondursi esclusivamente a quell’ambito che è proprio di un’azione straordinaria del demonio. Eventi che nel loro verificarsi sono, comunque, indissolubilmente connessi con la natura umana. Pertanto, si danno quasi sempre con una fenomenologia che non può prescindere da codici umani - linguistici, emotivi, passionalio caratteriali -, che bisogna saper decodificare e comprendere. Un discernimento, spesso, reso difficile dalle diverse variabili di fraintendimento, che procedono da codici a volte contraffatti da stati psichici anormali, se non patologici. Lo dice anche il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1673, che invita esplicitamente ad accertarsi, prima di celebrare l’esorcismo, che si tratti di una presenza del Maligno e non di una malattia psichiatrica. Pertanto, per una maggiore chiarezza finalizzata ad un appropriato discernimento, l’Associazione Internazionale Esorcisti ha proposto di usare una terminologia specifica per indicare quei mali spirituali che sono propri di un’azione straordinaria del demonio e che necessitano del discernimento dell’esorcista. Questo sulla base di ciò che caso per caso caratterizza l’aggressione del demonio ai danni dell’uomo: vessazione, ossessione, possessione diabolica. Nell’eventualità in cui l’azione straordinaria del demonio venga esercitata su delle cose materiali che l’uomo usa - ad esempio un’abitazione, un luogo, un oggetto o anche animali - la si indica invece con il nome di infestazione diabolica. Questa classificazione è stata accolta dalla Conferenza Episcopale Italiana nelle note di presentazione della versione italiana del nuovo Rito degli Esorcismi e preghiere per circostanze particolari».

Come si svolge un esorcismo?

«Diciamo subito che si tratta di un sacramentale della Chiesa con un suo Rituale, quindi, è da riprovare ogni “svolgimento” fai da te…! Infatti, il nuovo Rituale di cui parlavo sopra costituisce non solo il testo per la celebrazione del rito, ma un sussidio insostituibile con cui confrontare e vagliare ogni contenuto dottrinale e ogni proposta di ordine pastorale attinenti alla prassi esorcistica. Quindi, un esorcista deve possedere una conoscenza approfondita e intelligente del Rituale. Deve avere, quindi, un’appropriata conoscenza dello svolgimento e del significato dei riti sia sotto l’aspetto liturgico che pastorale, attenendosi alle varie norme e rubriche che lo regolano. Inoltre, è uno dei sacramentali che va celebrato dopo peculiare discernimento e dopo essere pervenuti alla certezza morale di trovarsi di fronte ad un’azione straordinaria del maligno, e sempre nella massima riservatezza, essendo da riprovarsi ogni teatralità e spettacolarizzazione mediatica. Pertanto, è prevista la presenza di un piccolo numero di fedeli, che possono essere parenti ed ausiliari, per la preparazione e la celebrazione del rito. Ciò detto, l’attuale impostazione del Rituale è in ogni sua parte, costituita da gesti o parole, la celebrazione della vittoria di Cristo e della Chiesa, suo Corpo mistico, sul male e sulla morte. Per il resto inizia con il segno della croce, il saluto dell’esorcista e una sua eventuale monizione, sobria e cordiale, rivolta al fedele tribolato dal maligno e a tutti i presenti, per meglio disporli all’azione liturgica. Segue prima il rito dell’aspersione con acqua benedetta in ricordo del nostro Battesimo e poi le litanie dei Santi, che si concludono con un’orazione a scelta. Successivamente l’esorcista può recitare uno o più salmi, scegliendo la forma per lui più adatta. Segue la proclamazione del Vangelo. L’esorcista impone, poi, le mani sul fedele tribolato dal maligno, accompagnando il gesto con la recita di specifiche invocazioni. A seguire viene la professione di fede, che può essere fatta o recitando il Simbolo oppure in forma di rinnovo delle promesse battesimali con la rinuncia a Satana, e la preghiera dominicale e il rito della croce, che l’esorcista mostra al fedele tribolato dal maligno e con la quale lo benedice. Dopo di ciò le rubriche collocano il rito dell’insufflazione - un elemento ripreso da un’antichissima prassi liturgica -, che però non è obbligatorio: si tratta di soffiare sul volto dell’ossesso, richiamando la potenza del soffio dello Spirito Santo. Per ultimo vengono la formula invocativa di supplica a Dio e la formula imperativa di comando diretto al demonio. A conclusione le preghiere di ringraziamento come il Magnificat e il Benedictus seguiti dall’orazione e benedizione finale».

Quali sono le cause prossime di un male spirituale che riscontra maggiormente presente in una persona?

«Diciamo subito che non si cade mai sotto l’azione straordinaria del demonio con “semplicità” e tanto meno “per caso”. In qualsiasi modo ciò avvenga, e quando avviene, va subito inserita nella prospettiva della permissione divina, che ha come fine la salvezza di un’anima e non la sua rovina definitiva. Una permissione che può avvenire specificamente per una maggiore santità, come ad esempio nella vita dei santi San Pio, Santa Gemma Galgani, ecc., oppure per la sofferenza del giusto, come Giobbe, che ci richiama la dimensione della Croce di Cristo, della sofferenza unita a quelle del Signore in una dimensione di riparazione. “Il demonio è uno strumento di santificazione nelle mani di Dio”, diceva Santa Teresa d’Avila. Ma può avvenire anche perché al maligno vengono aperte delle “porte”, cioè gli si favorisce in maniera davvero particolare l’ingresso. Ad esempio alcune azioni straordinarie del maligno sono riconducibili, come causa, a situazioni di peccato. Partendo dal principio che, benché i giudizi di Dio siano misteriosi, nondimeno è lecito attribuire delle cause sul perché Egli permetta che i demoni possiedano e maltrattino una persona. In questi ultimi anni, l’esperienza esorcistica ha accertato la frequenza di alcune situazioni di peccato o di specie particolari di peccato come “cause occasionali”, che possono predisporre e favorire il perdurare dell’azione straordinaria del demonio. Tra esse quelle che personalmente ho riscontrato con più frequenza nella mia esperienza vi sono gravi ingiustizie commesse, l’odio e il rifiuto del perdono, atti che mirano a compromettere l’integrità della persona e della vita. Un capitolo a parte è il vasto e diffuso mondo dei malefici, che purtroppo a volte possono arrecare anche gravi “mali spirituali”. E, infine, soprattutto fra i più giovani, l’aver partecipato o anche aver solamente assistito a sedute spiritiche, l’aver frequentato operatori dell’occulto - come cartomanti, chiromanti, medium ecc. - o praticato in prima persona cartomanzia, chiromanzia, esoterismo o magia di qualunque specie. Oggi un pericolo particolare in tal senso è costituito dal proliferare di occasioni e situazioni tramite il Web».

Come evitare di cadere nei mali malefici?

«Innanzitutto occorre dire che non bisogna favorire la mentalità secondo cui ogni difficoltà o evento negativo della nostra vita sia da attribuire a qualcuno che ha messo in atto un maleficio, cioè un male malefico, contro di noi. Tale attribuzione diventerebbe un comodo alibi per non assumersi le proprie responsabilità. Inoltre, per evitare false paure, occorre considerare che spesso i malefici non raggiungono il loro scopo per vari motivi: perché Dio non lo permette; perché la persona colpita è ben protetta da una vita di preghiera e di unione con Dio; perché molti fattucchieri sono inabili, quando non sono dei semplici imbroglioni; perché il demonio stesso “mentitore fin dal principio”, come lo bolla il Vangelo, inganna i suoi stessi seguaci. Sarebbe, quindi, un gravissimo errore vivere con il timore di ricevere malefici, o cadere in mali malefici…Ciò detto in un maleficio non “si cade”: si può ricevere o chiaramente si può fare… Il termine deriva dalla parola latina malum facere, cioè “fare del male”, e si riferisce in maniera specifica all’azione del demonio di nuocere a una persona fisicamente, moralmente o spiritualmente, oppure di nuocere ai suoi beni, per via preternaturale, attraverso un essere umano che si presta a collaborare esplicitamente o implicitamente con lui. Negare l’esistenza dei malefici è negare l’evidenza di una realtà che passato e presente mostrano attuale in tutti i tempi e in tutti i luoghi».

Anche oggi?

«Per quanto riguarda il presente, la pratica è molto più diffusa di quanto si pensi. Basta documentarsi, ad esempio, sulle modalità e sulle finalità di alcuni riti voodoo - al riguardo è sufficiente informarsi sulle famose bambole da trafiggere con spilli, oggi acquistabili in molti negozi oppure via Internet su siti come Amazon -, ovvero digitando su un motore di ricerca del Web frasi del tipo “come posso fare un malefício?”. Ma la vera questione è un’altra. Più che chiedersi come non cadervi è necessario chiedersi: il maleficio ha effetti concreti, tangibili? Può davvero il demonio servirsi di persone cattive per fare del male a qualcuno? La risposta è certamente difficile per i singoli casi, ma non si può escludere, in pratiche di questo genere, una qualche partecipazione del gesto malefico al mondo demoniaco, e viceversa. Per questa ragione la Chiesa ha sempre fermamente rifiutato e rifiuta il “maleficium” e qualunque azione ad esso affine.  Certamente il “maleficio” è per gli esorcisti uno degli argomenti più delicati, perché facilmente si presta al pericolo d’ingenerare psicosi e di fomentare una mentalità magica e superstiziosa. Pertanto, per evitare di indurre nei fedeli tale atteggiamento bisogna aiutarli a comprendere che il primo e autentico male per l’uomo è il peccato e che salvaguardare e accrescere la propria comunione con Dio, per mezzo di una vita di fede, di preghiera, di sacramenti e di carità operosa, è la vittoria contro l’azione ordinaria del demonio ed è insieme la migliore prevenzione contro la sua azione straordinaria e di ogni “male malefico”».

Come si combatte il demonio, oltre che con gli esorcismi?

«Tutto il cammino spirituale del cristiano è un combattimento, una lotta, ci insegna la sana tradizione spirituale della Chiesa. Se l’azione straordinaria del demonio si combatte con gli esorcismi della Chiesa, nondimeno ha un ruolo fondamentale la vita spirituale del cristiano, che è chiamato a vivere ogni giorno nella fede e nell’esercizio quotidiano delle virtù. I santi Padri ci insegnano una cosa molto importante in tal senso, a cui non si pone, secondo me, la dovuta attenzione: il cristiano combatte non per paura del demonio ma per amore del Signore che ha già vinto. Se non si tiene ben presente questo aspetto - sia che si tratti di un’azione straordinaria del demonio, sia che si tratta di un’azione ordinaria, che riguarda tutto il mondo della tentazione - si rischia sempre di scivolare in un insano interesse per il demonio, il demoniaco, e tutto ciò che serve per “combatterlo”, finendo per fare il suo gioco. Un argomento molto importante che richiederebbe un capitolo a parte. In ogni modo, mai la Bibbia ci dice di essere terrorizzati dal demonio, o di averne “paura”, che è un atteggiamento psicologico diffuso da una cultura mediatica quale il genere “horror”, che gira su film, libri, talk show, etc. La Sacra Scrittura, e tutto il magistero ininterrotto della Chiesa, ci dice invece di resistergli, certi che lui fuggirà da noi (Gc 4,7); ci dice di rimanere vigilanti contro i suoi assalti, stando saldi nella fede (1Pt 5,9). Quindi come combattere il demonio oltre che con gli esorcismi? Con gli strumenti propri di ogni sano cammino spirituale che si genera dalla grazia dei Sacramenti, dall’Ascolto della Parola di Dio e dall’esercizio della Carità. Abbiamo la grazia di Cristo, che ha sconfitto Satana con la sua Croce; abbiamo l’intercessione di Maria Santissima, nemica di Satana fin dall’inizio dell’umanità; abbiamo l’aiuto degli Angeli e dei Santi. Soprattutto abbiamo il sigillo della Trinità, che ci è stato impresso nel Battesimo. Se viviamo in comunione con Dio, è il demonio con tutto l’inferno a tremare di fronte a noi. A meno che non siamo noi ad aprirgli la porta …».

Dopo quanto tempo può avvenire una liberazione?

«Non c’è un tempo stabilito o che si può preventivare. C’è una permissione divina, e una disposizione spirituale del fedele tribolato. Da queste due dipende la liberazione. È volontà di Dio che la liberazione avvenga subito, oppure, dopo anni e anni…  Certi che Dio non può che volere il bene dei suoi figli e che prontamente viene in loro soccorso. Nella tradizione esorcistica, testimoniata fino al rituale precedente, nel Rituale Romanum si interrogava il demonio in quale giorno e ora sarebbe uscito dal posseduto. Dal momento che l’espulsione dello spirito impuro dipende dalla volontà divina e non da quella diabolica, è evidente che il demonio non può saperne il momento esatto, eccetto che Dio glielo manifesti espressamente. Inoltre, si ha a che fare con il padre della menzogna, pertanto, meno si entra in dialogo con lui e meglio è. Infatti, è molto più attendibile la risposta “non lo so”, che spesso il demonio dava all’esorcista, che qualsiasi altra indicazione temporale fornita dal maligno, la quale in non poche occasioni si rivela falsa. In ogni caso, la conoscenza del giorno e dell’ora della liberazione non è in sé necessaria all’espulsione del demonio e non serve per rafforzare le disposizioni spirituali del fedele tribolato. Questi deve essere aiutato ad abbandonarsi totalmente alla volontà divina con umiltà e fiducia, vigilando in particolar modo per combattere lo scoraggiamento e la tristezza in cui il maligno tenterà di farlo scivolare per cedere a lui. Ad ogni modo la liberazione da un’azione straordinaria del demonio è un vero e proprio “miracolo”, e pertanto l’autore è solo Dio con i tempi che Lui vorrà».

 

(nella foto in alto don Matteo De Meo, 54 anni, esorcista della Diocesi di San Severo)

 
 
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