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domenica 29 maggio 2022
 
il ricordo
 

«L'Europa fraterna e solidale», un articolo di David Sassoli su Vita Pastorale

15/01/2022  Riproponiamo l'articolo del presidente del Parlamento Europeo recentemente scomparso scritto per il periodico. «La nostra Unione si fonda attorno ai valori della solidarietà e della giustizia sociale. È soprattutto in tempi di crisi che questo progetto deve dimostrare di essere capace di proteggere le persone, di sostenere le imprese, di investire nell’uguaglianza»

Per gentile concessione di Vita Pastorale riprendiamo l’ultimo articolo scritto dal presidente  del Parlamento europeo, scomparso martedì 11 gennaio, pubblicato sul numero di ottobre 2021 del periodico diretto da don Antonio Sciortino. 

di David Sassoli

La crisi provocata dalla pandemia è stato un evento devastante quanto inatteso, un vero e proprio spartiacque fra un mondo che ci è noto, che abbiamo imparato a conoscere, e una scena nuova che ancora facciamo fatica a immaginare e a interpretare. Viviamo un tempo di pericoli inediti, ma anche di straordinarie opportunità perché tutto quello che abbiamo costruito nella seconda parte del Novecento, sviluppando democrazia e libertà, è chiamato a confrontarsi con processi globali molto complessi e rischiosi. Questo pone dei grandi interrogativi, come cittadini, ma anche come rappresentanti delle istituzioni.

Se c’è una lezione che abbiamo potuto imparare dal Covid-19, è il senso della nostra interdipendenza e della coesione europea, ovvero il contesto nel quale intere generazioni hanno fatto esperienza di pace e hanno saputo costruire un modello che, per una lunga stagione, ha favorito benessere e crescita economica, garantendo diritti sociali e civili.È soprattutto in tempi di crisi che questo progetto deve dimostrare di essere capace di proteggere le persone, di sostenere le imprese, di investire nell’uguaglianza così come nel progresso sociale ed economico.

La nostra Unione si fonda, infatti, attorno ai valori della solidarietà e della giustizia sociale. E, di fronte alle grandi trasformazioni ecologiche e digitali che stiamo vivendo, è necessario richiamare quei princìpi e pensare a nuovi modelli di sviluppo, più equi e sostenibili. Siamo tutti dentro un grande puzzle e l’Europa funzionerà se ognuno riuscirà a fare il proprio dovere, se tutti saremo concentrati sulla ripresa, sulla riduzione delle disuguaglianze e, soprattutto, nella volontà di lasciare alle nuove generazioni un futuro più giusto, con maggiori opportunità. Come ci ricorda papa Francesco, dobbiamo riscoprire «un’unità armonica nella diversità», un concetto che non prevede un’omologazione né una sterile minimizzazione delle differenze quanto piuttosto il superamento delle conflittualità e il perseguimento del bene comune. Le sfide che abbiamo di fronte sono impegnative e chiedono all’Europa una grande unità. Occorre, dunque, investire sul valore della comunità e perseguire uno sviluppo integrale della persona orientato al bene comune.

Mai come in questo momento abbiamo bisogno di partecipazione, dialogo e collaborazione. È nell’interesse dei nostri cittadini rafforzarci insieme.Abbiamo capito, insomma, che non è accettabile un’economia senza morale, uno sviluppo senza giustizia, una crescita a scapito delle nuove generazioni. In questo senso il Recovery fund e il Next generation Eu rappresentano non solo la risposta europea alla pandemia e agli effetti che ha prodotto, ma anche un’opportunità per realizzare nuovi modelli capaci di conciliare sviluppo e sostenibilità. La politica non può essere per pochi e, in questo senso, credo che la “Conferenza sul futuro dell’Europa” rappresenti una valida occasione per stimolare e coinvolgere le opinioni pubbliche.

Questa iniziativa, che si sostanzia attraverso la partecipazione diretta delle istituzioni nazionali e locali, della società civile, dei giovani, delle università, delle imprese e del mondo del lavoro, vuole essere un momento di ascolto ma anche di elaborazione di idee. Incoraggiare un’Europa che discute, che fa politica e che cerca convergenze significa rafforzare la democrazia e rendere i cittadini protagonisti di questa grande comunità. Per tutte queste ragioni, credo che l’Europa possa essere utile non solo ai nostri Paesi ma anche al mondo intero; può aiutarlo ad avere regole legate ai nostri valori della difesa della persona umana.

Tuttavia, se vogliamo far diventare il nostro Continente protagonista e vero attore globale, è fondamentale individuare strumenti più efficaci, più flessibili e più resilienti. L’Europa si costruisce affrontando le crisi, e credo che questo sia da sempre il motore dell’integrazione europea. Sulla politica estera, ad esempio, l’Europa deve far sentire la sua voce, definire i propri interessi strategici affinché possa svolgere insieme ai nostri partner, in un quadro multilaterale, un’azione di stabilizzazione, di pace e di sviluppo. È anacronistico, che su alcune materie – come appunto la politica estera – il Consiglio dell’Unione europea debba ancora decidere all’unanimità. Come possiamo far innamorare i cittadini di una democrazia che blocca e si blocca, in cui valgono il diritto di veto e l’unanimità? Servono riforme e, in questo senso, il meccanismo democratico europeo deve essere all’altezza delle necessità e delle aspettative dei nostri cittadini.

Questo tempo ci dice che dobbiamo avere più coraggio e che su certe decisioni l’Europa non può più indugiare. La pandemia, non è una parentesi, ma un forte invito a proiettarci nel futuro, a rimanere uniti e a riscoprire – come ci invita a fare papa Francesco – «un’Unione altruista fatta di relazioni umane» che possa recuperare la progettualità dei padri fondatori, interpretare i cambiamenti del nostro tempo e aprirsi alla complessità del mondo.

 
 
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