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sabato 31 luglio 2021
 
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L'Europa nella morsa della seconda ondata Covid

23/09/2020  Dalla Francia alla Repubblica ceca, il Covid non allenta la sua morsa. Noi italiani stiamo gestendo la situazione, ma abbassare la guardia sarebbe un errore tragico

Gli ultimi dati dell'epidemia Covid in Europa sono terribili, ma contengono qualche motivo di speranza, in attesa del vaccino. Se infatti sul fronte Covid in tutto il Vecchio Continente il contagio galoppa, in Italia rimane nella norma e racconta una realtà tutto sotto controllo, quanto meno gestibile negli ospedali, pur nella tragedia quotidiana di più di dieci vittime al giorno. Questo nemico infernale continua a galoppare con molta più foga da Parigi a Praga: l’età media dei positivi è di nuovo aumentata con seri rischi per le fasce d’età più deboli.  Nel nostro Paese i casi viaggiano sulle 1500 persone positive, tenendo conto del saliscendi di tamponi (sabato erano 83 mila, domenica 103 mila). 

Una situazione tedesca, o polacca, potremmo dire. Ma nel resto dell’Unione (dove ci sono stati finora oltre 200 mila vittime)  la situazione è nettamente più grave e si parla apertamente di seconda ondata. 

Dall’Organizzazione mondiale della sanità non arriva nessuna buona notizia, anzi. La situazione della pandemia in Europa «è molto grave, i casi settimanali hanno superato quelli segnalati quando il contagio ha raggiunto per la prima volta il picco a marzo». Lo ha detto qualche giorno fa il direttore dell’Oms Europa, Hans Kluge, che fotografa la lotta al Covid-19 come una battaglia che ora si rischia di perdere: La scorsa settimana, il conteggio settimanale ha superato i 300 mila contagi. E più della metà dei Paesi europei ha segnalato un aumento dei casi superiore al 10 per cento nelle ultime 2 settimane.

Secondo l'Oms, in Europa si registra il più forte aumento delle vittime (+27% sulla settimana precedente). La Spagna ha un tasso di malati dieci volte superiore all’Italia. Il ministero della Sanità spagnola ha annunciato che 241 persone sono morte a causa del coronavirus nelle ultime 24 ore. Si tratta del numero più alto di vittime dall'inizio della seconda ondata di Covid-19 (durante la prima ondata il record di morti è stato di 950 in un solo giorno). Anche la Francia preoccupa per l'escalation, con oltre 10 mila positivi al giorno. Nel Paese d’Oltralpe un dipartimento su due è stato dichiarato “zona rossa”.

La situazione non è buona nemmeno nei Paesi del Nord: Belgio (1.200 contagi al giorno), Olanda, Austria e Ungheria. L’Inghilterra teme un nuovo picco  e persino in Svizzera i contagi sono cresciuti in modo esponenziale. Il Regno Unito in particolare potrebbe tornare a ottobre a un livello di 50.000 contagi da coronavirus al giorno (contro i 3900 di domenica scorsa) e di 200 morti quotidiani se il rimbalzo dei casi non verrà fermato nelle prossime ore.  Nel bollettino di guerra non manca la Repubblica Ceca, che registra un’impennata simile alla Francia (il governo ha proclamato lo Stato d’emergenza e il ministro della Sanità Adam Vojtech si è addirittura dimesso). La lista si allunga se prendiamo in considerazione Romania e Montenegro. La Svezia ha una situazione simile all’Italia anche se come è noto non è mai stata in regime di lockdown (forse il mistero si spiega con la minore densità demografica e le distanze infinitamente più ampie che nella nostra Penisola).

Per concludere, l’Italia sta meglio di altri Paesi, ma non è assolutamente il caso di cantare vittoria. La situazione – Dio non voglia – potrebbe rovesciarsi, anche in pochi giorni, vista l’altissima capacità e velocità di contagio del Covid. Serve ancora grande prudenza; anche, come ha detto il ministro Speranza «per non vanificare i sacrifici fatti finora».

Se guardiamo oltre il cortile di casa nostra il quadro è addirittura drammatico: si rischia di perdere questa battaglia finchè non arriveranno i vaccini. Anche in Italia la chiusura delle frontiere non è certo a tenuta stagna, dunque l’imperativo è non abbassare la guardia. Certo, rispetto a marzo oggi l’Europa possiede una migliore capacità di testing e di gestione terapeutica, e - soprattutto - le statistiche includono anche gli asintomatici. Ma non illudiamoci. Siamo nell’occhio del ciclone, dove come è noto regna la calma apparente ma tutto può rivelarsi effimero, perchè il Covid è ancora tra noi.

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