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giovedì 21 ottobre 2021
 
Europa
 

L'Europa vuole un'altra manovra. Noi no

02/06/2014  Ora Renzi deve mostrare di potersi far valere anche a Bruxelles, di fronte a certe richieste.

Ammettiamolo, c'è una bella differenza tra l'andare in Europa nei panni del "matador", come Matteo Renzi (copyright Angela Merkel), forte di un 40 e passa per cento di consensi, e presentarsi con il solito cappello in mano, nei panni dello scolaretto che deve fare i compitini per bene, chiedendo altre tasse al popolo, come è capitato con i precedenti premier Prodi, Berlusconi, Monti e Letta. Tanto è vero che i tecnocrati dell'Unione stavolta sono andati con mano leggera. Non leggerissima, perché hanno fatto capire che una manovra aggiuntiva a settembre non guasterebbe. Ma lo hanno chiesto quasi per favore, con "educazione" a differenza delle altre volte, quando ci bocciavano senza appello gettando nello sconforto i Governi.

"In base alla valutazione del programma e delle previsioni della Commissione, il Consiglio è dell’opinione che servono sforzi aggiuntivi, anche nel 2014, per rispettare i requisiti del Patto di stabilità": è quanto si legge nelle raccomandazioni della Commissione all’Italia. Ma e’ stata cancellato il riferimento alla netta bocciatura della richiesta italiana di spostare al 2015 (da quest’anno) la riduzione del deficit in termini strutturali richiesta per rispettare le regole del patto di stabilita’. I burocrati di Bruxelles hanno infatti tolto la frase: "L’esenzione richiesta dall’Italia di deviare dal percorso verso l’obiettivo di medio termine non puo’ essere concessa a causa del rischio di non rispettare il parametro di riduzione del debito/pil"

Ora aspettiamo che Renzi faccia valere ancor più la voce del terzo Paese più potente dell'Unione, imponendo all'Unione di defalcare le spese degli investimenti da quelle del deficit. E spiegando a chiare lettere che l'Italia non ha nessuna necessità di imporre tasse aggiuntive agli italiani. Il tempo della recessione è finito, quello della ripresa non è ancora iniziato, servono investimenti e nuove risorse per aumentare la domanda, anche a rischio di sforare da quei benedetti parametri che ci hanno ingabbiato la vita per conto della premiata ditta Merkel & Schauble. L'Italia, che tra un mese assumerà la presidenza del semestre europeo, dovrebbe far capire ai signori di Bruxelles (tutti peraltro in scadenza) che la musica in Europa deve cambiare.

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