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giovedì 09 dicembre 2021
 
salute
 

La Regione Lazio dichiara guerra ai disturbi alimentari dei giovani

21/01/2021  Con il lockdown i casi di bulimia e anoressia aumentati del 30 per cento. L'impegno nella prevenzione e nella cura dei disturbi alimentari per aumentare la rete dei servizi

«È stato approvato in Consiglio regionale un mio ordine del giorno alla stabilità regionale con il quale la Regione Lazio si impegna a implementare e potenziare la rete integrata dei servizi e degli interventi di presa in carico sanitaria e di cura dei disturbi del comportamento alimentare». Lo annuncia in un comunicato Eleonora Mattia, Presidente della IX Commissione Pari opportunità e Politiche Giovanili del Consiglio regionale del Lazio che precisa: «Tra gli impegni anche quello di assicurare in ogni Asl la presenza minima di personale con specifiche competenze nell'area dei Dca e di promuovere, all'interno delle strutture sanitarie l'individuazione di appositi locali separati dai Centri di Salute Mentale, al fine di non stigmatizzare le pazienti o i pazienti, spesso giovanissimi, che soffrono dei disturbi dell'alimentazione». Una vera epidemia sociale, «Che durante la pandemia ha visto i dati peggiorare drasticamente, con un aumento del 30% dei casi di bulimia e anoressia e un peggioramento dei pazienti già diagnosticati». Secondo i dati del Ministero della salute «Tutti i Dca sono più frequenti tra le donne rispetto agli uomini e vi è un fortissimo impatto sui giovani e giovanissimi con un'incidenza nel tasso di mortalità tra i 12 e i 25 anni del 10%». Ecco perché «Non possiamo sottovalutare l'impatto di queste patologie che nel Lazio colpiscono circa 211 mila persone. L'impegno è quello di fare luce su un tema delicato e cruciale, a maggior ragione in questo momento dove lo stress correlato al Covid, i lunghi periodi di isolamento e la mancanza di socialità si ripercuotono anche nel nostro rapporto con il cibo, spesso con esiti tragici». E conclude Mattia: «Con il voto odierno andiamo nella direzione di garantire a tutte e tutti servizi integrati in grado di prevenire, diagnosticare per tempo e curare tali patologie con un approccio che superi tabù e pregiudizi, per concepire il benessere psico-fisico a 360 gradi come parte integrante del diritto alla salute».

 
 
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