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domenica 28 novembre 2021
 
L'impresa
 

E La Spezia volò al settimo cielo del pallone

21/08/2020  E' la prima volta nella sua lunga storia che la squadra spezzina accede alla massima divisione. Un successo dovuto al proprietario Gabriele Volpi, all'allenatore Vincenzo Italiano, e un tifo straordinario che si è fatto sentire anche a distanza, per esplodere poi in una notte de festeggiamenti

L'allenatore Vincenzo Italiano portato in trionfo dai giocatori
L'allenatore Vincenzo Italiano portato in trionfo dai giocatori

A ne ghe credo! Ovvero Non ci credo. Questa la frase in dialetto spezzino che campeggia sul sito ufficiale dello Spezia calcio da ieri sera, da quando cioè la squadra bianconera ha conquistato la promozione in Serie A. E qui usciamo dal piano puramente calcistico per entrare nella storia di una città: lo Spezia calcio esiste da 114 anni e mai prima d’ora era riuscito nell’impresa di approdare alla massima divisione. E questo traguardo arriva dopo una fase di ascesa memorabile. Dopo il fallimento della società nel 2008 lo Spezia era precipitato in Serie D. A quel punto la società è stata presa in mano da dall’imprenditore Gabriele Volpi che promise ai tifosi che in dieci anni l’avrebbe portata in serie A. Di anni ce ne ha messi due in più, ma alla fine ha mantenuto la promessa. Era la sesta volta di seguito che lo Spezia arrivava ai play off, e ogni volta era stata una cocente delusione. La disfida finale era con il Frosinone. All’andata fuori casa era finita 1-0 per lo Spezia.  Penalizzato da una posizione nella classifica finale inferiore a quello dello Spezia,il Frosinone avrebbe dovuto vincere la gara di ritorno con due goal di scarto. E ce l’ha messa tutta per tentare la rimonta, lo Spezia ha sbandato, ha sofferto, ma l’1-0 finale a vantaggio del Frosinone non è bastato a capovolgere le sorti della sfida. In città il tifo è molto sentito, e anche se i tifosi non avevano potuto essere presenti allo stadio si erano radunati in massa all’esterno del Picco per far arrivare il loro sostegno agli Aquilotti con i loro cori. Dopo la cerimonia di premiazione, a vantaggio delle telecamere e dei pochi privilegiati sugli spalti, i calciatori dello Spezia sono saliti su un autobus scoperto che ha attraversato la città a passo d’uomo tra ali di folla incredibili. «I festeggiamenti sono andati avanti tutta la notte», racconta Leonardo Stefanelli, giovanissimo addetto stampa dello Spezia, 23 anni a un anno dalla laurea magistrale in Comunicazione d’impresa ma una passione per il calcio che vuol far diventare il mestiere della vita. «Sono abbonato allo Spezia da dieci anni, e quando un anno fa mi hanno chiamato a lavorare per loro mi è sembrato un sogno. Con gli amici abbiamo tirato avanti fino all’alba, avevamo tanta adrenalina in corpo». I cori e i clacson hanno squarciato la notte per ore. Molti avevano la mascherina ma tanti no. «E speriamo che questa festa non si debba pagare cara». dice Marco Mandorlini, ferroviere. «Io andavo allo stadio da ragazzo, quando lo Spezia era in C il capitano era Luciano Spalletti, il nostro idolo, poi con il lavoro e la famiglia ho smesso ma ho sempre seguito la squadra e la soddisfazione è tanta. E allo stadio in A ci tornerei volentieri quando sarà possibile». Lo stadio è una nota dolente per lo Spezia: non era a norma neppure per la Serie B e ha avuto questi anni una speciale deroga ma ora deve adeguarsi agli standard della Serie A e per i primi mesi di campionato si dovranno giocare le partite casalinghe altrove. Ascoltando le voci degli spezzini l’entusiasmo è palpabile: «Nessuno lo avrebbe mai detto, neanche i tifosi più sfegatati», dichiara Chiara Tenca, collaboratrice del quotidiano la Nazione. «Invece, è successo: la Serie A è nostra! Non sono un'assidua dello stadio, ma da grande amante dello sport anche io ho vissuto un sogno. La squadra della mia città incontrerà le grandi nel prossimo campionato, grazie ad una promozione meritatissima che ci regala un momento di gioia dopo i mesi della quarantena e della paura. Appena è arrivato il fischio finale, sono scesa in centro, per festeggiare ciò che per noi spezzini vale come un Mondiale. Eravamo migliaia, fra cori, striscioni, sciarpe, bandiere e caroselli. Non lo dimenticherò mai». «Io non seguivo lo Spezia da moltissimo tempo», dice Francesca, di professione informatica, «ma questa è stata  un'occasione per riavvicinarmi all'identità della mia città. Ho fatto un tifo spassionato fino all'ultimo. Certro è stato desolante vedere in Tv lo stadio vuoto, il tifo sarebbe stato fondamenale per trascinare una squadra che stava sofrendo.Sperando che quest'anno si possa rientrare in uno stadio mi piacerebbe andare a vedere una partita contro una squadra di livello». Alessandra Cioli, infermiera del 118, invece ha l’abbonamento allo stadio. «È stata un'emozione enorme da tantissimi anni ci abbiamo provato senza mai riuscirci sempre buttati fuori ai play off e anche quest'anno fino alla fine pensavamo che la sfortuna si abbattesse nuovamente su noi e invece noi ci siamo riusciti contro tutti i gufi che non ci vogliono in A nel momento del fischio finale la gioia è esplosa e sono uscite le lacrime. è assurdo in questo periodo buio di pandemia e capisco tutti quelli che ci criticano per i festeggiamenti, ma sono 114 anni che lo Spezia sogna e questa notte si è avverato un sogno; fateci gioire anche se sarà solo per un anno (forse), anche se non abbiamo lo Stadio idoneo, anche se (forse) non riusciremo a vedere una partita allo Stadio perché non apriranno al pubblico, ma per noi è una gioia indescrivibile sognata da sempre e ieri sera abbiamo fatto la storia di questa grande squadra!». Di tutt'altro avviso una sua collega infdermiera in ospedale, Giorgia Carozzo: «Capisco la felicità, la goliardia, ma così  a "droplets " liberi no. A Bergamo una partita ha scatenato uno dei più grandi focolai. Forse era meglio aprire lo stadio con le dovute attenzioni con persone che controllavano quelli che erano dentro,almeno quelli erano sotto occhi vigili. No così non va bene. Tristezza profonda  e dita incrociate»

.Alcuni dei calciatori protagonisti dell’impresa, come Vignali e Maggiore, Angelo Borsi li ha vita davanti quando erano ragazzini. È infatti un dirigente del settore giovanile, quest’anno ha seguito la classe 2006. «Lo Spezia ha un buon vivaio, alcuni dei nostri ragazzi vanno a finire nelle grandi squadre. Ora in Serie A sarà tutta vedere, non sappiamo quanto Volpi vorrà continuare a investire, certo non abbiamo i soldi per competere con Milan e Juventus. Ma sarebbe bello anche fare come le altre due neopromosse, Benevento e Crotone, che fanno su e giù tra la A e la B!». Ma uno scudetto sulla maglia gli aquilotti possono comunque esporlo: quello del campionato di guerra del 1944 conseguito dai VV.FF. Spezia, un club a esso affiliato; tale successo fu ufficialmente riconosciuto dalla FIGC come titolo "onorifico" (ovvero non equiparabile allo "scudetto") nel 2002..
 

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