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martedì 24 maggio 2022
 
Irlanda
 

L'Irlanda dice sì alle nozze gay, le ragioni della sconfitta del no

23/05/2015  Cattolici divisi e in ordine sparso e un referendum in parte svuotato dalla legge approvata ad aprile che già consentiva alle coppie omosessuali di adottare bambini ha agevolato la sconfitta del fronte del no

Per il fronte del no è una sconfitta nettissima ma non imprevista. L'Irlanda, dove l'omosessualità era reato fino al 1993, nel 1995 passò il divorzio con appena 9.114 voti di scarto (lo 0,56%) e l’aborto resta ancora proibito se la vita della madre non è in pericolo, ha detto sì al matrimonio tra omosessuali attraverso un referendum che chiedeva di modificare l’articolo 41 della Costituzione del 1937 con la nuova formula secondo cui «il matrimonio può essere contratto per legge da due persone, senza distinzione di sesso». Hanno votato circa 3,2 milioni di persone, tra cui moltissimi giovani che sono tornati appositamente dall'estero per partecipare al voto e su Twitter hanno lanciato l'hasthtag #hometovote per accompagnare il controesodo elettorale.

Il sì era sostenuto trasversalmente da tutti i partiti politici (centrosinistra laburista, centro e centrodestra) e dal premier Enda Kenny, cattolico praticante, mentre la Chiesa era ovviamente contraria e dal pulpito ha fatto campagna per il no scrivendo alle 1.360 parrocchie del Paese una lettera sul “Significato del matrimonio”. Si è parlato di voto storico, e lo è perché l'Irlanda diventa il primo Paese al mondo che dà il via libera alle nozze gay attraverso un referendum popolare. I comitati “Sì alla famiglia”, che raccoglievano numerose associazioni cattoliche ed evangeliche contrarie al matrimonio omosessuale, hanno riconosciuto la sconfitta, esprimendo «rispetto per gli elettori irlandesi» ma anche «tristezza» per la sconfitta elettorale.

Due considerazioni s'impongono su tutte. La prima è che il fronte del no si è diviso in campagna elettorale con alcuni settori conservatori del cattolicesimo irlandese che hanno attaccato apertamente le gerarchie ecclesiastiche, accusate di non essersi impegnate a sufficienza a favore del no. Mentre molte voci del mondo cattolico, da singoli preti ad associazioni come “Noi siamo la Chiesa”, erano addirittura favorevoli sostenendo che il sì non avrebbe indebolito l'istituzione familiare.

La seconda è che il referendum, nel merito, era stato pesantemente condizionato dalla decisione del governo irlandese di introdurre nel gennaio scorso (il Children and Family Relationship Bill è stato poi approvato in via definitiva dal Senato il 4 aprile) la possibilità per le coppie omosessuali di adottare bambini senza alcuna limitazione. È chiaro che l'argomento più forte di chi si oppone, in Irlanda e altrove, alle nozze gay è quello di dire “occhio, che se passa il matrimonio gay poi arriveranno anche le adozioni” ma in questo caso le adozioni erano già permesse dalla legge. Senza dimenticare – altro tassello fondamentale – che già nel 2010 furono approvate le unioni civili che garantiscono protezione legale alle coppie gay e sono in tutto uguali al matrimonio tranne appunto per quanto riguarda le adozioni, introdotte subito dopo. «Introducendo l’adozione prima del referendum», ha spiegato il sociologo Massimo Introvigne, «governo e parlamento hanno svuotato la consultazione di gran parte della sua sostanza».

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