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Colloqui col Padre
 

Don Sciortino: l'Islam non è solo fonte di guai

05/01/2017  Pubblichiamo una lettera arrivta in redazione: «Sicuramente l’onestà o la bontà di una persona non derivano automaticamente dal credo che professa. Questo, però, non giustifi„ca il fatto che si lasci entrare in Italia gente di ogni risma, stupratori», assassini e spacciatori». Don Sciortino risponde al nostro lettore.

Sicuramente l’onestà o la bontà di una persona non derivano automaticamente dal credo che professa. Questo, però, non giustifi„ca il fatto che si lasci entrare in Italia gente di ogni risma, stupratori, assassini e spacciatori di droga, come dimostrano le cronache recenti e meno recenti. Tempo fa, lei ha pubblicato su Famiglia Cristiana la lettera di una signora che criticava la vostra eccessiva apertura agli immigrati, ritenendovi corresponsabili degli atti di violenza a opera di stranieri. Gli italiani non sono xenofobi o razzisti; sono soltanto indignati degli attentati che, in tutto il mondo, compiono gli affi„liati dell’Isis. Probabilmente l’assassino che ha massacrato decine di persone a Nizza era un folle irresponsabile, come il pilota tedesco che diresse un aereo civile a schiantarsi contro una montagna. Tuttavia, c’è chi strumentalizza queste persone psicolabili, facendoli diventare “martiri”. L’islam è solo fonte di guai!

MARCO

Il tuo giudizio sull’islam, caro Marco, mi pare eccessivamente riduttivo. E anche fuorviante. Riconosco che tanti terroristi si rifanno al nome di Allah per dare vita a folli strategie di terrore e di morte. Ma chiediamoci se questo è il vero islam. In merito all’identfiicazione degli immigrati come fossero tutti assassini, stupratori e spacciatori di droga, sarei un po’ più prudente. E guarderei più da vicino “casa nostra”, dove non ci facciamo mancare proprio nulla quanto a delinquenza di ogni tipo. All’estero ci identicano come mafiosi, e “mafia” è una delle parole più conosciute al mondo. E, allora, perché siamo così “teneri” con la malavita nostrana, che tiene sotto sequestro intere regioni, e ci accaniamo con durezza contro ogni delitto degli stranieri? Forse, ci fa comodo usarli come “capro espiatorio” per distogliere l’attenzione dalla delinquenza e dalla corruzione che hanno invaso ogni ambito del Paese e della società. Non è, quindi, in questione la nostra eccessiva apertura agli immigrati, ma il diverso metro di giudizio che usiamo nel giudicare le persone: in base alla loro provenienza o al loro credo religioso. Ma tutto ciò non ha nulla a che fare con la verità dei fatti e con la giustizia.

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