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giovedì 08 dicembre 2022
 
 

Al Governo non piace l'energia pulita

01/03/2011  Gli investimenti in un'energia alternativa, sostenibile, sacrificati per favorire i grandi gruppi industriali. Il prossimo Consiglio dei ministri verso un "tetto" al fotovoltaico.

La green economy, uno dei pochi punti su cui Obama non ha tagliato un dollaro, nonostante la crisi americana e i forti tagli al bilancio, non incontra lo stesso favore nel nostro Paese. Nella bozza di decreto legislativo oggi sul tavolo del governo e la cui approvazione è prevista nel Consiglio dei Ministri che si terrà con tutta probabilità giovedì, la scure dei tagli colpisce proprio le fonti energetiche pulite. Verrebbe introdotto retroattivamente un limite vincolante di 8.000 MW al fotovoltaico, un vero e proprio tetto, più di 6 volte inferiore a quello fissato dalla Germania.

E pazienza se l’Italia si è impegnata in sede europea a sostenere le rinnovabili e rischia, in caso di inadempienza, pesanti sanzioni. Pazienza se l’industria dell’eolico e del fotovoltaico impiega in Italia 42 mila addetti e centinaia di migliaia di lavoratori nell’indotto (100 mila solo nel fotovoltaico): oggi queste famiglie rischiano la disoccupazione o una brusca diminuzione di reddito.

Una parte del governo sostiene che gli incentivi alle rinnovabili costano troppo, fornendo cifre che non corrispondono al vero. Gli incentivi al fotovoltaico, a fine 2011 quindi con lo sviluppo oggi in discussione, peseranno in bolletta per 1 euro e 70 centesimi al mese per famiglia. In cambio si sosterrà l’occupazione, si migliorerà la competitività del paese, si diminuirà l’inquinamento, si ridurrà la dipendenza energetica dall’estero.

Perché allora per ridurre i costi in bolletta si colpiscono proprio le rinnovabili? “Sul prezzo dell’elettricità casalinga gravano costi poco noti che potrebbero essere tagliati”, osserva Massimo Sapienza, presidente di Asso Energie Future. “Tra gli altri, quelli del servizio di interrompibilità: è uno sconto concesso a 120 grandi utenti, quasi tutti acciaierie, per la disponibilità a interrompere il loro carico di energia con un preavviso breve in caso di picco. In cambio di questa disponibilità, quasi sempre teorica, gli industriali dell’acciaio incassano 120 milioni di euro l’anno: un regalo da un milione di euro a industria. Perché sacrificare le famiglie e girare i finanziamenti a 120 industrie?

Incentivare il solare significa invece sviluppare la produzione di energia diffusa, con benefici diretti quindi per le famiglie. Secondo i dati presentati da Asso Energie Future e Grid Parity Project, i pannelli sulle nostre case installati per iniziativa di cittadini, pesano per circa il 34 per cento con 1.566 megawatt stimati su un totale di 4.700. Il settore intermedio dei privati che hanno investito su terreni o capannoni di proprietà (impianti tra 51 chilowatt e 600 chilowatt per un investimento massimo compreso tra 150 mila euro e 2 milioni di euro) pesa per il 38 per cento con 1.786 megawatt. Gli operatori finanziari e industriali rappresentano invece solo per il 28 per cento del totale, con 1.316 megawatt.

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