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venerdì 10 luglio 2020
 
 

Pochi maledetti e subito, l'offerta della Merkel all'Italia in ginocchio

13/04/2020  Finora l'Eurogruppo ha stanziato fondi solo per l'emergenza sanitaria. Per tutto il resto bisognerà contrattare. E sarà molto dura (di Fulvio Scaglione).

In fondo, come gira l’Europa ce l’aveva spiegato Gary Lineker, centravanti della Nazionale inglese ai tempi di Italia ’90, cioè prima del Trattato di Maastricht (1992) e del varo dell’Euro (2002). Lui diceva: “Il calcio è quello sport in cui ventidue uomini corrono dietro una palla e alla fine vince la Germania”. Nel calcio siamo riusciti a metterci una pezza, vedi Mondiali del 2006. Ma per il resto sarà meglio rassegnarsi: la Germania è fuori della nostra portata.

La vicenda del Coronavirus e quella parallela dei Coronabond ce lo hanno dimostrato. Dal punto di vista del virus, il referto è spietato: con un numero di poco superiore di contagiati, l’Italia ha avuto nove volte più morti della Germania, che peraltro ha messo in atto un blocco delle attività produttive assai meno rigido del nostro. E quindi sì, sfottiamoli pure, crucchi, mangiapatate, passo dell’oca, teteschi, ma loro la strage nelle case di riposo non ce l’hanno. E per la collettivizzazione del debito che tutti i Paesi, chi più chi meno, dovranno fare per uscire dalla crisi, attraverso i mitici (perché vivi solo a parole) Coronabond, uguale uguale: Angela Merkel ha serenamente detto no ai primi di marzo e per Pasqua quel no è stato scolpito nell’accordo raggiunto dall’Eurogruppo, il coordinamento dei ministri delle Finanze dei Paesi che hanno adottato l’Euro. D’altra parte, i rapporti di forza sono quel che sono: se la Germania, di suo, senza aiuti e senza fare una piega, vara un programma economico d’emergenza del valore di 1100 miliardi e l’Italia tra mille spasimi ne propone uno da 400, si capisce in fretta da che parte andrà l’ago della bilancia.

Qui ci soccorre un’altra frase storica. Quella dell’astuto Henry Kissinger che, di fronte a guerre o pasticci insolubili (per lui fu il Vietnam) proponeva la seguente strategia: dì che ha vinto e vieni via. È quello che fa, pure giustamente, chi oggi governa l’Italia. A specchio, le opposizioni parlano di una nuova Caporetto. La realtà è che non è cambiato nulla. Il che per noi, che a Bruxelles cronicamente andiamo con il cappello in mano, non è una bella notizia.

L’Eurogruppo, infatti, ha deciso quanto segue. Il pacchetto finanziario straordinario ammonta a circa 1000 miliardi, di cui solo 500 disponibili subito e distribuibili attraverso tre meccanismi. Il primo è il tanto citato Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes), detto anche Fondo salva-stati, per un totale europeo di 240 miliardi. Consentirà di fare debiti fino al 2% del Prodotto interno lordo, che per l’Italia equivale a circa 36 miliardi. Il Mes è lo stesso strumento che fu usato in Grecia, affamando un Paese intero. Ma chi da noi oggi canta vittoria dice che questo è un Mes senza condizioni, non quello capestro subito da Atene. È vero? Perché una condizione bella grossa c’è: potremo usare quei soldi solo per le spese di prevenzione cura del Coronavirus, cioè solo per la sanità. Che a questo punto, e pur essendo il bilancio quotidiano di malati e deceduti ancora tragico, non è, dal punto di vista economico almeno, il capitolo più stringente.

E per il resto? Per chi perderà il posto di lavoro, per gli imprenditori che dovranno chiudere? Per quella crisi delle attività produttive che coinvolge un po' tutti i Paesi europei e rischia di precipitare tutti nella peggiore recessione della storia contemporanea? Altri due strumenti. Il primo è il Sure, ovvero 100 miliardi per una specie di mega cassa integrazione su scala europea. Il secondo è la Banca europea per gli investimenti (Bei), che ha 200 miliardi da spendere per finanziare le piccole e medie imprese del continente.

Quindi: il Mes (240 miliardi) solo per il settore sanità, 100 miliardi di ammortizzatori sociali e 200 di aiuto alle imprese. Se uno calcola che nel solo 2019 le ore di cassa integrazione in Italia sono state quasi 29 milioni, si capisce al volo che il piano dell’Eurogruppo non ci farà navigare nell’oro. Ma sono pur sempre soldi. E danno ragione al ragionamento, lucido e spietato, che giorni fa circolava negli ambienti finanziari tedeschi: tra nulla e pochi e maledetti e subito, gli italiani sceglieranno i pochi ecc. ecc.

Poi uno dice: comunque ci sono gli altri 500 miliardi. Vero. Ma come hanno voluto Germania, Olanda e gli altri Paesi “frugali” tipo Austria, Finlandia e i Baltici, bisognerà parlarne. Stanno in una cosa che si chiama Recovery Fund, da cui non uscirà un euro se non dopo una contrattazione, che si anticipa feroce, tra i capi di Stato. Su cosa? Sulle famose condizioni. Quelle in teorie sparite dal Mes (vedi Grecia) rispuntano nel Recovery Fund, e sono ancora da definire. Visto come vanno le cose, che cosa succederà quando Conte o chi per lui andrà di nuovo dalla Merkel a dire che abbiamo bisogno di soldi senza condizioni? Secondo voi la Germania e gli altri Paesi della sua scia apriranno la bisaccia dei loro sudati risparmi e ci diranno: vai e spendi, non ti preoccupare, ai tuoi debiti pensiamo noi? Diranno questo a un Paese come l’Italia che, tra l’altro, nel settennato 2014-2020 aveva 75 miliardi di fondi Ue da spendere e ne ha sul conto ancora 58?

La morale è semplice: l’Europa è solidale con se stessa, non con questo o quello, e per trattare con i Paesi che hanno i conti in ordine bisogna avere i conti in ordine. Fare debiti per finanziare il debito non è una buona strategia. E l’Italia, per uscire da questa spirale, ha solo due strade. La prima è rimettere i conti a posto. Se vuole farlo in fretta, dovrebbe adottare misure al cui confronto il Salva Italia “lacrime e sangue” di Mario Monti sembrerebbe una passeggiata di salute. Se vuole farlo con calma, dovrebbe dotarsi di governi stabili e mettere ottimi cervelli con nervi saldi a dirigerli. L’una cosa pare al momento per fortuna inimmaginabile, l’altra almeno improbabile.

La seconda strada è quella da alcuni sognata, cioè l’Italexit, l’addio alla Ue. Ma anche qui, facciamoci una domanda: perché finora ci ha provato solo il Regno Unito? Perché aveva i conti in ordine, aveva mantenuto la propria moneta e aveva una delle economie più floride e dinamiche del continente. Salutare il gruppo mentre si è in crisi perenne è come andare in fuga con le gomme sgonfie. Si fa poca strada.

Per cui, ragazzi, calma e gesso. Loro continueranno a essere teteschi e noi (per fortuna) italiani. Cominceranno, chissà quando, a essere un po’ meno teteschi quando noi, chissà quando, cominceremo a essere un po’ meno italiani. Sarà dura.

 

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