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L'omelia ideale? 10 minuti e niente lezioni

10/02/2015  La Congregazione per il Culto divino ha preparato il Direttorio omiletico, un vademecum in 156 paragrafi su come predicare, presentato martedì in Vaticano. Tra i consigli, non fare sfoggio di arte oratoria ed evitare sermoni astratti. Più di tutto, conta la testimonianza personale del predicatore

Non fare sfoggio di arte oratoria e non mettere in fila una sfilza di rimproveri. Il Vaticano spiega in un Direttorio come deve essere preparata una buona omelia e cosa bisogna evitare perché sia efficace e non sia noiosa. In 158 pagine con la copertina verde la Congregazione per il Culto divino pubblica uno strumento per migliorare la predicazione durante la messa nel quale spiega che anche “l’uso appropriato della voce e del gesto contribuisce all’efficacia dell’omelia”.

Non ci sono indicazioni sulla lunghezza più adatta. Né troppo lunga, né troppo corta, viene detto nel Direttorio, ma, ha precisato il cardinale Sarah, prefetto della Congregazione, una buona misura potrebbe essere quella di dieci minuti. Tuttavia non si tratta di un’indicazione che vale dappertutto. Sarah, che è africano, ha spiegato che in Africa la gente per raggiungere una chiesa e partecipare alla messa si fa molte ore a piedi e così non può essere liquidata con pochi minuti di spiegazione del Vangelo. C’è poi una differenza tra la messa dei giorni feriali e quella della domenica. L’omelia è sempre raccomandata nei giorni feriali. Invece è obbligatoria alla domenica. Ma nei giorni feriali deve essere necessariamente breve, anche perché i fedeli hanno meno tempo a disposizione. Nel Direttorio si spiega che l’omelia feriale deve essere preparata “in anticipo e con grande cura”, perché “un omelia breve spesso richiede una maggiore preparazione”.

I laici e le religiose o i religiosi non sacerdoti non possono tenere l’omelia, che è un atto di culto e quindi è materia esclusiva dei sacerdoti e dei diaconi. Nel testo inoltre si invitano i sacerdoti che celebrano la messa e parlare solo una volta: “Ci deve essere una sola omelia per Messa”. Se il prete intende sottolineare qualche altra cosa della liturgia lo faccia “con frasi concise” e “senza addentrarsi in prolungate spiegazioni”. In una pagina il Direttorio spiega cosa non deve essere l’omelia: non un sermone astratto, non una dotta conferenza, non una lezione, non una catechesi, non una dettagliata esegesi biblica, non la testimonianza personale del predicatore. Ma tali elementi possono servire tutti insieme per offrire ai fedeli una buona omelia, senza che uno prevalga sull’altro. Il segretario della Congregazione, l’arcivescovo Arthur Roche, ha detto chiaramente, che “l’omelia non può essere improvvisata”. Mentre il monfortano Corrado Maggioni, sottosegretario del dicastero, ha suggerito “buon senso” e attenzione a proporzionare l’omelia alla messa. Insomma se la Messa dura 45 minuti non si possono fare omelie di mezz’ora. Dal punto di vista normativo il Direttorio non aggiunge nulla alle regole vigenti, tra cui resta la possibilità di utilizzare omelia dialogate nelle messe per i bambini.

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