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L'operosa sapienza della carità

20/11/2014  La Casa della carità ha accolto in dieci anni 2.507 persone di 95 nazionalità differenti. Ma non è mai stata un dormitorio e gli ospiti non sono mai stati considerati degli utenti cui erogare servizi. La Casa della carità è un luogo di relazioni. Credits copertina: Armando Rotoletti

La Casa della carità ha accolto in dieci anni 2.507 persone di 95 nazionalità differenti. La struttura voluta dal cardinal Martini non è mai stata un dormitorio e gli ospiti non sono mai stati considerati degli utenti cui erogare servizi. La Casa della carità è un luogo di relazioni, dove le persone in difficoltà sono aiutate a rialzarsi dopo un periodo di difficoltà. Il primo passo
da fare verso un reinserimento sociale è avere un lavoro.
Ecco allora gli operatori della Casa della carità impegnati ad aiutare gli ospiti nella stesura di un curriculum e a trovare corsi di formazione, tirocini, borse lavoro, inserimenti occupazionali. E a seguire questo percorso tra successi e battute d'arresto. Ma quando l'impresa si rivela ardua, se non impossibile, ecco che il lavoro viene “inventato”. Quasi subito, infatti, sono nate cooperative che impiegavano ospiti ed ex ospiti, tra cui Impresa etica sociale, attiva ancora oggi nel recupero di bancali.
La trovata più originale è stata di dare vita, nel 2005, alla Banda del villaggio, formazione musicale da più di 300 concerti in tutta Italia, composta dai rom accolti dopo gli sgomberi dei campi. “L'operosa sapienza della carità”, come ama definirla don Colmegna, è proprio questo: inventare e reinventare continuamente progetti ed esperienze, perché non si hanno ricette precostituite e perché ogni persona è diversa dall'altra.

 

Ma alla Casa della carità non ci si occupa solo di trovare un lavoro agli ospiti. Una persona in stato di bisogno a volte è in una condizione di perdita di diritti. La aiuta a ritrovarli lo sportello di tutela legale che dà assistenza per il recupero dei documenti anagrafici, dalla tessera sanitaria al permesso di soggiorno. Spesso si incontrano ostacoli burocratici e amministrativi, se non proprio discriminazioni vere e proprie. In questi casi la Casa della carità ha sempre portato la denuncia all'attenzione dell'opinione pubblica.  Una persona ha bisogno anche di essere curata. Gli ambulatori medici si occupano della salute degli ospiti. Inoltre, la Casa della carità, sin dal 2004, è anche in strada per assistere, con il progetto Diogene, i senza dimora con problemi di disagio psichico. Così come apre le porte di via Brambilla a chi vive in strada con i servizi docce e guardaroba. “L'operosa sapienza della carità” ha portato la Casa della carità a occuparsi anche degli anziani del proprio quartiere. Due volte alla settimana più di 50 ultra sessantacinquenni trascorrono l'intera giornata con gli operatori e i volontari di don Colmegna. 

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