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mercoledì 28 febbraio 2024
 
L'ORDINARIO MILITARE
 

«No al pacifismo vuoto, lasciamo che amore e perdono raggiungano i cuori umani»

13/04/2022  Alla Messa crismale monsignor Santo Marcianò parla della “globalizzazione del dolore” provocata dalla guerra d’Ucraina e della necessaria “sinodalità nel dolore”. Un messaggio in netta sintonia con la scelta di papa Francesco per la Via Crucis del Venerdì Santo

Tutte le foto di questo servizio sono dell'Ordinariato militare italiano (Omi). Per gentile concessione.
Tutte le foto di questo servizio sono dell'Ordinariato militare italiano (Omi). Per gentile concessione.

«In questo tempo in cui anche la guerra, come ha affermato Papa Francesco, continua a crocifiggere Cristo, la risposta non sta nel pacifismo vuoto, superficiale, irreale, ma nel lasciare che l’Amore raggiunga i cuori umani, per trasformare le lance in falci, la vendetta in perdono, l’odio in amore, la guerra in pace». È il coinvolgente messaggio dell’arcivescovo ordinario militare per l’Italia (Omi), monsignor Santo Marcianò, che questa mattina, a Roma, ha celebrato la Messa crismale con circa 150 cappellani militari  provenienti da tutto il territorio nazionale.

Un messaggio che va nella stessa direzione della scelta di Papa Francesco di far portare la croce a una famiglia ucraina e a una russa durante la Via Crucis del venerdì santo, bersaglio di attacchi e polemiche, inaccettabile specie per chi abbraccia con convinzione il credo cattolico. Dell’amore cristiano, ha continuato Marcianò, «anche i militari sono e devono essere strumento. E voi, cari cappellani, siete e dovete essere ministri di questo Amore, affinché il Padre-Amante invada i cuori dei nostri militari e di coloro che essi incontreranno”». E riguardo alla guerra in Ucraina ha parlato di «globalizzazione del dolore»: «Dinanzi all’abisso del dolore umano, come Cristo e in Lui, il prete non può tirarsi indietro né sottrarre il volto… Il Volto di Cristo Sacerdote, crocifisso ogni giorno nell’umanità trafitta dal dolore, dalla disumanità della guerra, dall’enigma della morte, ci offre la possibilità di rinnovare il sì alla promessa per ri-trovare, in Lui, il nostro vero volto».

Per rispondere alla globalizzazione del dolore, ha concluso Marcianò, «serve una sinodalità nel dolore. Non possiamo farcela da soli! Noi preti, chiamati, come Gesù, ad assumere il dolore umano, non possiamo farcela da soli. Serve la comunione, serve una sorta di sinodalità presbiterale – che non è escludente e nulla ha a che vedere con quello che il Papa chiama clericalismo! – ma è fraternità forte e generativa, lievito di sinodalità nella Chiesa e nel mondo; è frutto dello Spirito Santo!».

 

 
 
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