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domenica 23 gennaio 2022
 
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L'uomo che insegna l'inglese (e la pizza) ai nostri campioni

17/01/2018  "Giamba" Picciano Moss è un italiano trapiantato a Londra: da Mancini a Ranieri a Castrogiovanni, ha aiutato allenatori e giocatori ad adattarsi al nuovo ambiente

(nella foto, Giambattista Picciano Moss mentre insegna a fare la pizza a Ranieri e ai giocatori del Leicester).

 

 

L’idea di far fare la pizza ai giocatori, per migliorare i rapporti dentro la squadra del Leicester city, l’ha suggerita lui a Claudio Ranieri. L’allenatore promise, così, ai calciatori, di portarli in pizzeria la prima volta che non avrebbero preso un gol. E da quel momento, quando il Leicester city vinse sul Crystal Palace, nel 2015, cominciò la scalata della Premier League da parte di questa squadra inglese di provincia poco nota.

Giambattista Picciano-Moss (Moss è il cognome della moglie), detto Giamba, figlio di genitori di Busso, cresciuto a Torino e approdato in Gran Bretagna oltre vent’anni fa, è un insegnante d’italiano conosciuto sul quale l’università di Loughborough, la più famosa per lo sport del Regno Unito, conta quando uno sportivo italiano arriva da queste parti e vuole imparare l’inglese. E’ cosi che è diventato amico di personaggi noti come Roberto Mancini, Claudio Ranieri, Oreste Cinquini.

“Mancini l’ho conosciuto sul campo di allenamento del Leicester City, dove allenava nel 2001”, racconta Giamba, “Gli ho prenotato delle lezioni al college dove lavoro e gli davo dei passaggi in auto durante i quali gli insegnavo l’inglese”. “La prima sera Roberto ha cucinato una pasta con burro e salvia per la sua professoressa. L’ho trovato un bel gesto, di grande apertura verso una nuova cultura, pur con le radici in Italia. E’ anche venuto al corso di ceramica che frequentavo in quel periodo e giocato a pallone con i miei amici”, dice ancora l’insegnante.

Secondo il professor Picciano-Moss “Benchè nel mondo del calcio girino tanti soldi, quasi niente viene investito in lezioni di lingua e di cultura per i giocatori che, spesso, hanno un livello di istruzione molto basso ed hanno paura ad imparare”.

“Eppure si tratta di un aspetto fondamentale”, spiega l’insegnante, “Quando non sai la lingua la stampa sfrutta questo tuo limite appena cominci a perdere. Basti pensare a Walter Mazzarri, un allenatore di grande successo, che è stato licenziato dal Watford, la squadra di calcio londinese, perché si è rifiutato di imparare l’inglese. Dopo un anno tifosi e calciatori hanno cominciato a dire “Non si capisce niente” e la squadra l’ha mandato via”.

Sempre a Leicester Giamba ha conosciuto anche Martin Castrogiovanni, nonno italiano, che giocava per la squadra di rugby più famosa del Regno Unito, i “Tigers”, ed aveva vinto il premio come miglior giocatore del campionato.

“Per lui ho inventato la “pizza Castro”, al tartufo, con un cestino di parmigiano a forma di palla di rugby”, spiega Giamba che è un cuoco esperto e un grande appassionato di cucina.

Attraverso Roberto Mancini l’insegnante conosce anche Oreste Cinquini, che diventa suo carissimo amico e Sven Eriksson. Al primo organizza un’immersione completa nella cultura inglese trovandogli una famiglia madrelingua con la quale stare e delle lezioni private. A Eriksson propone un nuovo metodo, per imparare una lingua, con un’insegnante che va sul campo di calcio e parla ai giocatori mentre corrono. “Con un microfono vengono registrate le parole usate durante la lezione che sono poi inviate al telefonino dello studente così che quest’ultimo può ripassare”, spiega Giamba, “I calciatori, in questo modo, imparano più facilmente perché si trovano nel loro ambiente e non sono intimiditi da una classe o un banco. Purtroppo, però, Eriksson è stato licenziato e il mio progetto si è interrotto”.

L’ultimo sportivo famoso, al quale Giamba insegna, questa volta l’italiano, è Tyler Bernardini, capitano della squadra di pallacanestro “Leicester Riders”. “Americano, ma di origine italiana, vuole imparare la nostra lingua perché vede il suo futuro in Italia, come allenatore o manager. La scorsa estate ha trascorso due settimane a Busso, in Molise, a casa dei miei genitori”. All'occorrenza, anche mamma e papà possono contribuire alla causa.

 

 

 
 
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