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L'utero in affitto? «Una pratica inaccettabile»: il fermo no dei vescovi italiani

23/03/2023  Temi attinenti alla vita e alla famiglia. Ma anche migranti, economia, politica. Secondo i presuli, la scarsa partecipazione alla vita democratica del Paese è «un sintomo di malessere che deve essere affrontato in modo organico, ripensando una formazione che aiuti a tessere le fila del pensiero culturale e favorendo un dialogo con la gente e le istituzioni». Le conclusioni del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana

I vescovi italiani hanno parlato (anche) di utero in affitto. Al termine dei lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana (Cei), nella conferenza stampa conclusiva, rispondendo a una domanda, monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, ha definito tale pratica «inaccettabile, perché con essa, come ha detto il Papa, si rischia la mercificazione della donna, soprattutto delle donne più povere, e di trasformare il figlio in un oggetto di un contratto. Ciò non corrisponde all’idea di maternità e di paternità accolte come un dono, che caratterizza la visione cristiana. Su questo tema c’è stata una condivisione dei vescovi durante il Consiglio permanente, sulla scia delle parole inequivoche dette dal Papa».

Il comunicato finale spende ulteriori dettagli: «Forte preoccupazione», si legge, «è stata espressa per il crescente individualismo e per l’avanzare di visioni che rischiano di distorcere l’idea stessa di famiglia. Come sancito dalla Costituzione, infatti, la famiglia è e resta il pilastro della società, garanzia di prosperità e di futuro. Riconoscere l’istituto familiare nella sua originalità, unicità e complementarietà significa tutelare, in primo luogo, i figli, che mai possono essere considerati un prodotto o l’oggetto di un pur comprensibile desiderio. In tal senso, molte persone ormai, pur con idealità diverse, riconoscono come inaccettabili pratiche che mercificano la donna e il nascituro».

Il confronto si è poi concentrato sul fenomeno migratorio sul «fenomeno migratorio, che continua ad essere gestito in modo emergenziale e non strutturale. Come ha evidenziato Papa Francesco sul volo di ritorno dal Bahrein (6 novembre 2022), “la politica dei migranti va concordata fra tutti i Paesi: non si può fare una politica senza consenso, e l’Unione Europea su questo deve prendere in mano una politica di collaborazione e di aiuto”». 

La recente tragedia di Cutro, hanno sottolineato i Vescovi nel ringraziare la Chiesa di Crotone per l’umanità dimostrata, «è una ferita aperta che mostra la debolezza delle risposte messe in atto. Il limitarsi a chiudere, controllare e respingere non solo non offre soluzioni di ampio respiro, ma contribuisce ad alimentare irregolarità e illegalità. Servono invece politiche lungimiranti – sul piano nazionale e su quello europeo – capaci di governare i flussi di ingresso attraverso canali legali, ovvero vie sicure che evitino i pericoli dei viaggi in mare, sottraggano quanti sono costretti a lasciare la propria terra a causa della fame e della violenza alla vergogna dei centri di detenzione e diano loro prospettive reali per un futuro migliore. In questa ottica, è stato osservato, i corridoi umanitari rappresentano al contempo un meccanismo di solidarietà internazionale e un potente strumento di politica migratoria. Nel ribadire che il diritto alla vita va sempre tutelato e che il salvataggio in mare costituisce un obbligo per ogni Stato, i Vescovi hanno quindi ricordato quanto sia strategica per il bene comune un’accoglienza dignitosa che abbia nella protezione, nell’integrazione e nella promozione i suoi cardini».

«Connesso al fenomeno migratorio», si legge ancora nel comunicato finale,  «è il dramma dei conflitti che insanguinano diversi Paesi nel mondo: tra questi, quello in Ucraina desta profonda inquietudine per la minaccia nucleare e per lo stallo nelle trattative diplomatiche che sembra allontanare sempre di più il tanto auspicato “cessate il fuoco”. Nell’anno in cui si celebra il 60° anniversario dell’Enciclica, Pacem in Terris, i Vescovi hanno condiviso l’importanza di rilanciare la profezia di pace di Giovanni XXIII, a cominciare dal disarmo e dall’appello a rafforzare le istituzioni che sostengano e promuovano il dialogo a vari livelli»

La sessione primaverile del Consiglio episcopale permanente, svoltasi a Roma dal 20 al 22 marzo sotto la guida del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha approfondito inoltre la riflessione sulla presenza attiva e propositiva della Chiesa in questo tempo, sottolineandone il ruolo nel tessuto dell'Italia. Come e con quali obiettivi lo spiega il comunicato finale. Nel ricordare che “non c’è contraddizione tra testimonianza cristiana e impegno sociale”, i vescovi hanno ribadito “la centralità della Messa domenicale, da cui scaturiscono opere, responsabilità e stili di vita”. Con preoccupazione, è stata rilevata una “crescente disaffezione alla ‘cosa pubblica’, segno di un malessere da non sottovalutare e da cui ripartire per costruire il bene comune”. Un fatto manifestatosi in mondo considerevole durante l’ultima tornata elettorale.

Secondo i presuli, la scarsa partecipazione alla vita democratica del Paese è “un sintomo di malessere che deve essere affrontato in modo organico, ripensando una formazione politica che aiuti a tessere le fila del pensiero culturale e favorendo un dialogo con la gente e le istituzioni”. L’ascolto dei diversi mondi, attraverso i “Cantieri di Betania” avviati nelle diocesi italiane con il Cammino sinodale, “può aiutare a cogliere attenzioni e prospettive”. Durante i lavori, i vescovi hanno rivolto il loro sguardo alla situazione del Paese e alle diverse criticità da affrontare: l’avanzare di visioni che rischiano di distorcere l’idea di famiglia; la costante diminuzione delle nascite; la povertà economica ed educativa. Il confronto si è poi concentrato sul fenomeno migratorio, a partire dalla condivisione dell’indignazione e del dolore per la tragedia di Cutro, e sul dramma dei conflitti in atto, in primis quello in Ucraina. In spirito di “vicinanza e solidarietà”, i presuli hanno rilanciato la colletta nazionale, in programma il 26 marzo in tutte le chiese d’Italia, a favore delle popolazioni di Turchia e Siria, colpite dal terremoto.

Distinte comunicazioni hanno riguardato le Facoltà di teologia, gli Istituti aggregati e affiliati e gli Istituti Superiori di Scienze religiose e la preparazione della Settimana Sociale dei cattolici in Italia che si terrà a Trieste dal 3 al 7 luglio 2024 sul tema “Al cuore della democrazia”. Il Consiglio permanente ha quindi approvato il programma dell’assemblea generale, che si svolgerà a Roma dal 22 al 25 maggio sul tema “In ascolto di ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Passi verso il discernimento”; ha proseguito l’esame della proposta in merito alle pene espiatorie; ha provveduto alla modifica della denominazione del “Servizio per gli interventi caritativi a favore dei Paesi del Terzo Mondo” e del “Comitato per gli interventi caritativi a favore dei Paesi del Terzo Mondo”. Nel corso dei lavori, sono state presentate la proposta di ripartizione dei fondi dell’otto per mille per l’anno in corso e la griglia per la realizzazione del secondo report sulle attività di tutela nelle diocesi italiane; è stato inoltre approvato il messaggio per la Giornata del primo maggio. Il Consiglio ha infine approvato il Calendario delle attività della Cei per l’anno pastorale 2023-2024 e ha provveduto ad alcune nomine.

 
 
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