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lunedì 08 agosto 2022
 
Diritto e medicina
 

Vaccini sì, vaccini no: se a rimetterci è una bimba

29/01/2016  In Toscana, una piccola non può frequentare la scuola del suo paese dove sono iscritti bambini non vaccinati. Affetta di una grave patologia metterebbe a rischio la sua salute. Quale diritto conta di più? Quello all'istruzione e a frequentare un gruppo di coetanei o quello a non vaccinare i propri figli?

La storia della bambina toscana di sei anni mette tutti coloro che si dichiarano contrari alle vaccinazioni, seminando e nutrendosi di paura e notizie false, davanti alla portata della scelta di rifiutare le vaccinazioni.
La piccola vive a Greve in Chianti. Quest'anno ha cominciato la prima elementare nel suo paese ma poiché per lei è davvero pericoloso frequentare i compagni di classe non vaccinati  ha dovuto lasciare la scuola per trasferirsi, dopo che il comune ha preso in carico il suo caso, in una scuola elementare più piccola, dove è minore il rischio di contagio. 

La bambina soffre infatti di un'immunodeficienza, una grave malattia a causa della quale non ha potuto fare  i vaccini per alcune delle malattie più comuni (morbillo, parotite, varicella e rosolia) che, nel suo caso, sarebbero davvero pericolosi. Ma per lo stesso motivo non deve neanche entrare in contatto con chi è potenzialmente nella situazione di poterla contagiare trasmettendole queste malattie. Cioè con quei quei bambini, otto in questo caso, i cui genitori, secondo i dati del Ministero della salute sempre più numerosi,  si prendono la responsabilità e si arrogano il diritto di non vaccinare i figli. 

Responsabilità supportata dalla disinformazione che è la causa principale del calo delle vaccinazioni in Italia. Come rileva l'Eurispes nel suo rapporto  secondo cui a diffondere le false percezioni è soprattutto il web. In Italia, dell'80% dei genitori che navigano sulla Rete, il 70% usa le informazioni per prendere decisioni circa la propria salute, si legge nel rapporto. Il 16% sfrutta Internet per acquisire indicazioni sulle vaccinazioni.  Di conseguenza, segnala il rapporto, in Italia diminuisce di un punto percentuale all'anno il tasso di adesione alle vaccinazioni.

 E così una bambina di sei anni non può usufruire di uno dei diritti fondamentali che è quello dell'istruzione a fronte di chi crede di avere più diritti di lei cioè dei genitori degli otto bambini che non hanno vaccinato i figli. 

Questo caso esemplare mette quindi il dito nella piaga ormai nota del calo delle vaccinazioni. Resta tuttavia il fatto che la mancata certificazione delle vaccinazioni non comporta il rifiuto di ammissione degli alunni alla scuola dell'obbligo o agli esami, mentre alla bambina toscana, che deve salvaguardare la sua salute, è per ora impedita la frequenza della scuola.

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