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mercoledì 10 agosto 2022
 
IL COMMENTO
 

Quella bambina trattata come un oggetto che si acquista e poi si può rifiutare

12/11/2021  Questa storia non è che la punta dell’iceberg dell’abbandono che in tutto il mondo quotidianamente avviene in diverse forme. È fondamentale mettere mano a una normativa che preveda il reato universale di utero in affitto, ma non basta...

La piccola affidata al personale che l'ha portata in Italia
La piccola affidata al personale che l'ha portata in Italia

La vicenda della bambina, poco più di un anno, abbandonata a Kiev dalla coppia che l’aveva commissionata ricorrendo all’utero in affitto, mostra il vero volto della cultura dei cosiddetti “diritti civili” che dei diritti dell’uomo è la negazione. Il preteso diritto al figlio apre alla considerazione del figlio non come persona dal concepimento, ma come oggetto disponibile che come si acquista, così si può accantonare.

Nel caso di questa piccola, l’abbandono è avvenuto a un anno dalla nascita e per questo fa clamore e sconcerta, ma la sua storia non è che la punta dell’iceberg dell’abbandono che in tutto il mondo quotidianamente avviene con la generazione in vitro degli esseri umani che non vengono immediatamente destinati alla nascita. Innumerevoli esseri umani allo stadio embrionale sono abbandonati nei congelatori dei vari centri di pma e altrettanto numerosi esseri umani vengono programmati in stato di abbandono quando per generarli si ricorre ai fornitori di gameti che declinano ogni responsabilità verso di loro, anzi, vogliono restare anonimi. E così si nega il diritto del figlio a conoscere le proprie radici e la propria storia, si nega il dovere di ogni genitore a essere leale verso la creatura che chiama alla vita. Tragico abbandono è quello che implica la distruzione degli esseri umani generati in provetta quando si rivendica la possibilità di usarli come materiale su cui fare sperimentazioni o quando si procede alla selezione genetica per scartare coloro che sono ritenuti malati.

Tutto questo è imparentato con il preteso “diritto di aborto” che nega il diritto dell’uomo a nascere, perché il figlio non è considerato figlio dal concepimento. Anche quello che viene chiamato “diritto” della donna all'autodeterminazione è una forma di abbandono della donna, perché nega ogni responsabilità della società verso di lei, che infatti viene lasciata sola nei suoi drammi. L’abbandono di questa bambina mostra anche che la facciata di “altruismo” con cui si legittima l’utero in affitto – chiamato “gestazione solidale”, “gestazione per altri”- ma anche la fecondazione eterologa e in generale il ricorso alle tecniche di pma, è un grande inganno a spese di più piccoli.

Certamente è fondamentale mettere mano a una normativa che preveda il reato universale di utero in affitto, ma non basta. È urgente una riflessione più profonda e seria sul significato del generare e dell’essere generati; è necessario ripartire dallo sguardo sul figlio concepito per scoprire costruire davvero una società più umana. Nell’imminenza dell’anniversario della Convenzione internazionale sui diritti del bambino (ONU, 20 novembre 1989) e nel trentesimo anniversario della legge italiana di ratifica ed esecuzione (n. 176/1991), è urgente agire per realizzare questo  contenuto nella Convenzione e rivolto agli Stati: «Il bambino, a causa della sua mancanza di maturità fisica e intellettuale necessita di una protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione legale appropriata, sia prima che dopo la nascita». Prima della nascita, dal concepimento.

In definitiva, nonostante tutto, la piccola è stata messa in salvo e sicuramente incontrerà l’abbraccio di una mamma e di un babbo che le vorranno bene, ma per quanti altri piccolissimi bambini c’è solo il ghiaccio di una provetta o il buio di un rifiuto nel grembo della mamma?

 
 
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