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lunedì 29 novembre 2021
 
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La bellezza del lavoro per ripartire dalle periferie

24/09/2021  Il 53esimo incontro di studi delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani dedicato alla ripresa del Paese. A colloquio con il presidente nazionale Emiliano Manfredonia

«Abbiamo scelto Corviale, quartiere di Roma non certo conosciuto per l’amenità dei luoghi per animare la sua bellezza nascosta, animata da una serie di gruppi e associazioni. Per mostrare che la bellezza può fiorire in tutti i luoghi, anche nelle periferie,  partendo anche dall’ispirazione delle persone. Questo è il nostro obiettivo: parlare di bellezza nei quartieri difficili, intesa come estetica che poi finisce per diventare anche etica. Quando si parla di etica del lavoro si parla anche di mestieri che edificano e che creano comunità». Il presidente nazionale delle Acli Emiliano Manfredonia presenta così il 53° Incontro nazionale di Studi delle Acli dedicato al tema “Comunità e lavoro: vie per la bellezza”. «Ritorniamo ad incontrarci e a riflettere assieme riprendendo due temi che per la nostra storia e per il presente sono centrali: le comunità e il lavoro, letti attraverso il filtro della bellezza, che è anche bontà»   ha scritto il leader delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, nella lettera di presentazione dell’evento.

Il lavoro è il grande tema dell’autunno. A cominciare dallo sblocco dei licenziamenti. Siete preoccupati?

«Quello che doveva essere fatto in gran parte è stato fatto. Lo sblocco è avvenuto per molte categorie. Il problema c’è, però è strutturale. Ci sono aziende decotte che non possono essere recuperate ma vanno riconvertite o devono cedere il passo a quelle sane, non possono continuare a vivere di assistenzialismo, pur naturalmente assicurando gli ammortizzatori sociali per chi ci lavora. Il problema non è solo lo sblocco ma quali politiche noi andiamo a fare per far sì che una persona che può perdere lavoro può essere riqualificata e trovare una nuova occupazione. Spostare gli ammortizzatori sociali da politiche passive a politiche attive, che forniscano competenza attraverso la formazione. Non le risolvi in un giorno, ma devi iniziare a metterle in campo, altrimenti il problema rimane.  Ci sono aziende che hanno rinnovato la cassintegrazione in deroga per altri 24 mesi ma a queste persone in cassintegrazione cosa gli stiamo offrendo al di là del reddito? Ci sono delle prospettive oppure no? Se non iniziamo a lavorare veramente sulle politiche attive rischiamo di creare o solo percettori di reddito o persone che non possono costruire nemmeno la comunità. Perdere il lavoro, perdere la capacità di rimotivarsi, significa perdere il proprio ruolo nella società: vuol dire tanto. Quello della formazione è un tema centrale per il futuro del nostro Paese»

Entro la fine dell’anno è attesa anche la riforma delle pensioni.

«Abbiamo fatto uno studio su quota 100. Uno studio fallimentare rispetto al risultato. Non tanto quanto al numero di pensioni. E’ andato ad agevolare persone già agevolate. È vero che la legge Fornero dà di fatto uno scalone molto ampio ma noi dobbiamo capire come riusciamo a gestire le pensioni del futuro. Allora il tema che noi ci stiamo penendo è di dare la possibilità -  visto che il sistema ora è contributivo -  di dare più flessibilità in uscita a partire da un determinato anno. Inoltre con la legge Dini, ovvero con il passaggio al contributivo, si sono perse determinate garanzie come la pensione minima. Paghiamo pensioni di reversibilità o di invalidità calcolate sul contributivo molto basse. C’è chi percepisce 120 euro al mese. Non avendo adeguamenti alla pensione minima, che è 516 euro, questo è un abominio che va sanato».

 Che ne pensa del Green pass obbligatorio sui luoghi di lavoro?

«È fondamentale il green pass, anche se può essere un aggravio per i datori di lavoro. Ma stato giusto introdurlo in nome del bene comune, cioè della salute di tutti i lavoratori. L’importante è che il green pass non crei disparità e discriminazioni tra i lavoratori. Il no vax non fa un grande atto d’amore ma non può essere penalizzato o mandato a casa definitivamente. Il recente decreto prevede la sospensione dal lavoro senza retribuzione, ma non c’è licenziamento. Mi pare una soluzione saggia. Al no vax costeranno i tamponi ma intanto la sua libertà di principio è preservata. ASnche se non fa un gran servizio alla collettività e all’azienda».

 
 
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