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venerdì 10 aprile 2020
 
 

La Biennale ha trovato casa

16/07/2010  Arte, musica danza si affacciano sul Canal Grande. Baratta illustra i progetti fino al 2011.

Paolo Baratta, presidente della Biennale.
Paolo Baratta, presidente della Biennale.

Presentata una Biennale Musica (numero 54) dal titolo accattivante Don Giovanni e l’uom di sasso, al via il 23 settembre e sino al 2 ottobre, con 27 prime assolute, 15 novità per l’Italia, 77 compositori e 31 appuntamenti (tra concerti, installazioni, performance audio-visuali, incontri), il presidente Paolo Baratta, al suo secondo mandato, riassume i cambiamenti generali nella progettazione di Ca’ Giustinian.
 
La nuova sede, molto chic e con un pontile sul Canal Grande, è di buon auspicio: «Il Comune di Venezia ha dotato la Biennale di una casa finalmente degna del suo prestigio: ora non abbiamo più timore nel chiamare sponsor e partner economici». Baratta è il presidente delle strutture. «Nel 1998 abbiamo acquisito l’Arsenale, oggi una biblioteca ai Giardini nel vecchio Padiglione Italia, servizi di book-shop e accoglienza permanenti. La Biennale è paradossalmente più frequentata dagli stranieri che non dagli abitanti del Veneto. Con questa nuova sede siamo in grado di organizzare mostre (un Omaggio a Aldo Rossi è in corso sino al 31 luglio), presentazioni di libri, progetti  per le scuole. Il tema del mio secondo mandato è formare il pubblico italiano di domani».

La musica contemporanea è ancora il settore più ostico? «Direi di sì. La Mostra d’arte, quest’anno in pausa per lasciar posto all’Architettura, è conosciuta dal Polo Nord alla Terra del Fuoco; nel 2009 ha totalizzato 375 mila visitatori, e si è autofinanziata sino all’87 per cento, grazie all’aumento del prezzo dei biglietti. Il cinema è il settore più coperto dal glamour della stampa nazionale. La danza piace molto ed è in crescita; la musica contemporanea sembra invece voler scomparire dal nostro Paese. E’ ben poco eseguita. Per questo ho sollecitato il curatore del settore, Luca Francesconi, a cercare idee nuove. Se potessi contare su maggiori finanze, infilerei la danza nel settore musica. Il corpo è uno straordinario tramite, una chiave d’accesso alla comprensione delle altre arti».

Per ora Francesconi ha scelto spazi che dovrebbero scardinare le abitudini percettive del pubblico e ha giocato con le immagini bidimensionali: cortili, logge, sale di antichi palazzi oltre al Conservatorio Benedetto Marcello, specie per il suo Don Giovanni a Venezia, un’opera- installazione , in realtà collettiva, cui partecipano, altri otto compositori.  Con finanziamenti ministeriali fermi a cifre dell’altro ieri – circa 400 e 500 mila euro per musica e teatro, 88 mila per la danza, i settori performativi restano i più deboli della Biennale. «Tuttavia grazie alle collaborazioni regionali ma non solo, ci si espande. Tre opere da camera (Il gridaro di Matteo Franceschini, En la medida de las cosas di César Camarero e Freizetspektakel di Hannes Seidl e Daniel Kötter),  nascono con l’ ‘European Network of Performing Arts’ e tra le orchestre spiccano quelle della Fenice, di Padova, del Veneto e dell’Arena di Verona anche per gli omaggi a Bruno Maderna e Franco Donatoni».
 
Baratta è soddisfatto. Quest’anno alza il leone d’oro alla carriera del tedesco Wolfgang Rihm: verrà celebrato al Teatro Malibran, il 30 settembre, con opere salienti del suo meraviglioso percorso artistico. Marinella Guatterini            

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