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lunedì 20 maggio 2024
 
 

La brigata Kalimera

24/01/2015  Gli italiani e l'ossessione per la Grecia, dai "colonnelli" al sostegno a Tsipras...

«Tsipras vincerà e la Grecia manderà un messaggio straordinario all’Europa intera», cinguetta su Twitter Nichi Vendola, governatore della Puglia e leader di Sel. Il Manifesto, quotidiano comunista,  dedica da giorni la prima pagina a Tsipras e lunedì 26 gennaio prepara una edizione straordinaria che si annuncia già celebrativa della prevedibile vittoria elettorale di Syriza. Piace, e tanto, alla sinistra italiana Alexis Tsipras. Piace così tanto che dall’Italia è partita per Atene la “Brigata Kalimera” (in greco Kalimera significa “buongiorno”), formata da circa 300 militanti legati alla sinistra Pd, a Sel e più in generale a quell’area politica che nelle ultime elezioni europee orbitava attorno alla lista Tsipras. Sono stati proprio gli esponenti della Brigata Kalimera a intonare il canto “Bella Ciao”, con il quale si è chiuso il comizio finale della campagna elettorale  di Tsipras.
A firmare l’appello “Cambia la Grecia –Cambia l’Europa” si sono ritrovati Stefano Fassina e Pippo Civati, Paolo Ferrero e Luciana Castellina, Fausto Bertinotti e Gino Strada, Sergio Staino e Stefano Rodotà, Goffredo Fofi e Fiorella Mannoia, Barbara Spinelli e Toni Servillo.
Così le vicende politiche della Grecia mobilitano politici e intellettuali italiani, come più volte è già avvenuto in passato. Per noi italiani la Grecia sembra una ossessione ricorrente. Trovarsi “come la Grecia”, alla fine degli anni Sessanta voleva dire trovarsi con i militari al potere e magari la guerra civile in casa (era l’epoca dei Colonnelli ad Atene e del “tintinnar di sciabole” in Italia). Oggi trovarsi “come la Grecia” significherebbe essere in bancarotta, con l’acqua alla gola. Domani essere “come la Grecia” significherà avere un giovane e piacente leader politico di sinistra che si ribella all’Europa del rigore imposta dalla Merkel e da Bruxelles.
Oggi abbiamo la variopinta e innocua Brigata Kalimera, ma il 16 aprile del 1968, per il primo anniversario della  presa di potere da parte dei Colonnelli, si mosse dall’Italia una brigata di ben altro genere e colore. Circa cinquanta giovani militanti della destra neofascista si imbarcarono alle dieci e mezza di sera sulla motonave Egnatia, in partenza da Brindisi, per raggiungere il Pireo. Ad Atene , poi, ci fu l’incontro dei “camerati” con il colonnello Stylianos Pattakos, uno dei membri della giunta militare al potere. Tra i “croceristi” c’erano alcuni personaggi che poi fecero carriera nel mondo oscuro del neofascismo, come Adriano Tilgher e Mario Merlino. C’era anche il trentenne Giulio Maceratini, in seguito deputato, senatore ed europarlamentare.
La Grecia dei Colonnelli, negli anni Settanta,  fu anche motivo di tensione nelle università italiane, molto frequentate dagli studenti greci, i quali si divisero in organizzazioni di destra e di sinistra. Ci furono anche due vittime, una per parte.  Il fronte di sinistra pianse il suicidio di Kostas Georgakis, 21 anni, studente di Geologia a Genova, che nel 1970 si diede fuoco gridando “Abbasso i colonnelli fascisti, viva la Grecia”.
Nel 1975, quando in Grecia era tornata la democrazia, fu ucciso a Roma, durante degli scontri di piazza con militanti di estrema sinistra (erano i giorni del processo per il rogo di Primavalle),  lo studente ateniese Mikis Mantakas, un militante del Fuan (il movimento degli universitari neofascisti).
L’ossessione per la Grecia  da parte degli italiani fu ben riassunta, nel 1973, dal film di Monicelli “Vogliamo i colonnelli”, storia di un un gruppo di improbabili golpisti italiani  ispirati e assistiti dall’ancora più improbabile colonnello greco Andreas Automatikos. Resta memorabile la scena del raduno dei golpisti in una villa del litorale romano. Quando uno del gruppo, a un certo punto, celebra “le antiche civiltà greca e romana di nuovo assieme nella lotta”, un altro gli ribatte: “sì, la famosa lotta greco-romana”.

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Tsipras ha trionfato. Grecia in festa
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