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lunedì 29 novembre 2021
 
 

«La “buona scuola” di Renzi ignora le paritarie»

23/02/2015  «I fondi per il 2015 sono stati tagliati, nel documento del premier e del ministro Giannini si parla solo di scuola statale», spiega il presidente della Fidae Francesco Macrì, «anche se il sistema scolastico italiano è unico ed è composto da statali e paritarie»

«Il documento iniziale del premier Renzi e quello del ministro dell’Istruzione Giannini sulla “buona scuola” ignorano di fatto che il sistema scolastico nazionale, in base alla legge 62 del 2000, è un sistema “integrato”, cioè costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie. Qui si parla solo di scuole statali, le paritarie vengono liquidate con un rigo e mezzo nel capitolo dedicato alla valutazione dei docenti scritto in un modo tale da far sembrare che le paritarie non accettino questo criterio della valutazione sul quale siamo attivi da almeno trent’anni attraverso un monitoraggio costante».

È la riflessione di don Francesco Macrì, presidente nazionale della Fidae, la federazione che raggruppa le scuole paritarie d’ispirazione cattolica, sulla riforma della scuola annunciata dal governo Renzi. «Anche se», aggiunge, «è impossibile dare un giudizio nel merito perché non conosciamo ancora il contenuto dei decreti».

Il centro della riforma è la stabilizzazione dei precari. Si parla di 148mila docenti.
«Su questo noi non siamo coinvolti, se non indirettamente nel senso che tra i docenti che saranno stabilizzati ci sarà un certo numero che passerà dalle scuole paritarie a quelle statali e da noi si creerà improvvisamente un vuoto. Avremo quindi la necessità di formare nuovi docenti. Però si tratta di una misura rivolta esplicitamente al comparto della scuola statale. Noi siamo toccati solo di riflesso».

Di stabilizzare i finanziamenti alle paritarie attraverso una copertura permanente di bilancio non c’è traccia negli annunci.
«No, non c’è nulla. Peraltro il finanziamento dello Statoquest’anno dovrebbe ammontare a 472 milioni di euro con un taglio di quasi 28 milioni rispetto allo scorso anno e molto di più rispetto alla cifra record di 533 milioni toccata qualche anno fa. Sembrano molti ma poi distribuiti alle singole scuole diventano una sciocchezza».

Ad alunno quant’è?
«Circa 400 euro per ogni studente della scuola dell’infanzia e di molte scuole primarie paritarie convenzionate contro un costo medio di un alunno di una scuola statale di 7mila euro. Attenzione, questa cifra comprende soltanto il bilancio del ministero dell’Istruzione. Poi bisogna aggiungere che al finanziamento della scuola pubblica afferiscono molti ministeri, da quello dei trasporti alla salute ai beni culturali. Poi ci sono i fondi europei e le spese degli enti locali come le province, responsabili delle scuole medie superiori, e i comuni che sono i gestori delle scuole dell’infanzia e primarie. Se si andassero a sommare tutte queste voci il costo medio di 7mila euro salirebbe ancora di più. Come si vede, tra il costo di uno studente di una paritaria e di una statale c’è una differenza spropositata per la società civile».

 
 
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