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La bussola per una società più giusta

08/03/2011  I dieci Comandamenti: una lettura adulta e attuale contro la morale "fai da te" dei giorni nostri". Un codice universale per credenti e non credenti.

Si imparavano a memoria, come le tabelline algebriche. E c’erano quelli più difficili, quelli più facili. Esattamente come i moltiplicatori dei numeri da uno a dieci. Chi ha qualche anno sulle spalle, se ripensa alla propria infanzia segnata dal Catechismo di san Pio X, sa bene che è così.

     Allora spazziamo via subito un equivoco: i dieci Comandamenti non sono una sommatoria di norme, ma una fila di princìpi. Anzi, il paradigma di princìpi etici universali. Sono un codice che non è «di proprietà privata dei cristiani e degli ebrei». Parole di Joseph Ratzinger, oggi Benedetto XVI. Il quale, anni fa, quand’era ancora cardinale, in un colloquio con il filosofo Paolo Flores d’Arcais, moderato da Gad Lerner, aggiungeva: «Il  decalogo è un’altissima espressione di ragione morale che, come tale, si incontra  largamente anche con la sapienza delle altre grandi culture».

     Cosa c’è alla base della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite? I dieci Comandamenti. Ma, a volte, c’è una grande divergenza nel passaggio dai princìpi alle norme. Vi sono applicazioni che giustificano tortura e guerra, aborto,  eutanasia e pena di morte. E spesso chi le scrive dice, ugualmente, di riferirsi ai princìpi del decalogo. Forse, qualcosa non va. E, allora, bisognerebbe riflettere sui tentativi di trasformare ogni desiderio in diritto. Vale per tutto. Per chi ammazza in nome di Dio. O in nome della legge di Stato. Per chi adopera la vita, il corpo, il sesso, l’amicizia e il tempo come una macchina sulla quale schiacciare bottoni a caso. Per chi considera i beni e il loro uso come azione privata, senza conseguenze sociali. Per chi agisce come se tutto fosse permesso, assecondando un’idea strana di libertà individuale. Che, facilmente, sfocia nel libertinismo.

     Ma non tutto è lecito. È un errore considerare i Comandamenti alla stregua di divieti, semplici proibizioni come “vietato entrare”, “vietato fumare” o “divieto di svolta a sinistra”. I Comandamenti non sono il codice della strada del buon cristiano. Da piccoli credevamo che non rubare si limitasse ai piccoli furtarelli dai cassetti di casa. Oggi “non rubare” si declina anche sull’attività della politica, sui rapporti personali e societari con il fisco, sulla fuga dei capitali, sull’organizzazione del lavoro. E lo stesso vale per ogni altro Comandamento.

     Dalla prossima settimana, sul nostro giornale, li metteremo in fila, uno dopo l’altro. Con l’aiuto di un grande autore cristiano, tra i più letti al mondo, Anselm Grün. Il monaco benedettino tedesco ci aiuterà a farne una lettura “adulta”, per riscoprirne la strepitosa attualità, in un momento in cui si vorrebbe espellere Dio dalla società moderna, per far posto a una “morale fai da te”. In un clima di indifferenza religiosa e relativismo morale, mali dei nostri giorni. Riscoprire i Comandamenti è come ritrovare la bussola per una società più giusta. Per credenti e non credenti.

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