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lunedì 17 gennaio 2022
 
l'appello
 

La Cei alle parrocchie: «Fate vaccinare gli operatori pastorali e i fedeli»

09/09/2021  La nota della presidenza dei vescovi italiani: «Il vaccino è un atto d’amore e va incentivato il più possibile per ministri straordinari dell’Eucarestia, operatori Caritas, catechisti, educatori, volontari e coristi. La priorità è riprendere le relazioni pastorali in presenza avendo cura dei più deboli»

«Bisogna incentivare il più possibile l’accesso alla vaccinazione dei ministri straordinari della Comunione Eucaristica; di quanti sono coinvolti in attività caritative; dei catechisti; degli educatori; dei volontari nelle attività ricreative; dei coristi e dei cantori».

È l’appello della Conferenza episcopale italiana che nella Nota intitolata “Curare le relazioni nel tempo della ripresa”, diffusa mercoledì dalla presidenza, sottolinea come la cura dell’azione pastorale passi da scelte consapevoli come il vaccinarsi, gesto che Papa Francesco ha definito “un atto di amore”. I vescovi ricordano che in questa fase della pandemia «resta fondamentale mitigare i rischi di trasmissione del virus, che è ancora pericoloso, specialmente nelle sue varianti. Per questo è bene continuare a osservare le misure di protezione finalizzate alla riduzione del contagio, quali l’uso delle mascherine, il distanziamento fisico e l’igiene costante delle mani. La prevenzione di nuovi focolai passa, infatti, attraverso l’adozione di comportamenti responsabili e un’immunizzazione sempre più diffusa».

Il tema della vaccinazione – si ricorda nel documento – «rientra nella più ampia materia della tutela della salute pubblica ed è affidato alle competenti autorità dello Stato. Finora l’obbligo vaccinale riguarda solo alcune circoscritte categorie di lavoratori. La normativa civile attuale non prevede l’obbligo vaccinale né richiede la certificazione verde per partecipare alle celebrazioni o alle processioni né per le attività pastorali in senso stretto (catechesi, doposcuola, attività caritative…)».

I vescovi riconoscono che «la tematica è complessa e la nostra riflessione dovrà rimanere aperta», ma ribadiscono anche che l’appello del Papa «interpella le coscienze di tutti e, soprattutto, di chi è impegnato nell’azione pastorale delle nostre comunità. Siamo, dunque, chiamati a rispondere per primi a ‘un atto di amore’ per noi stessi e per le comunità che ci sono affidate», l’esortazione della Cei: «Facciamo quanto è nelle nostre possibilità perché le relazioni pastorali riprendano nella cura vicendevole e, specialmente, dei più deboli. Facciamolo come atto di risposta al mandato del Signore di servirci gli uni gli altri, come lui si è fatto nostro servo; come segno di accoglienza del suo invito a prenderci cura gli uni degli altri, come lui si è preso cura di noi. Le Conferenze episcopali regionali e ciascun vescovo, sentiti i Consigli di partecipazione – si precisa nel documento – possono formulare messaggi o esortazioni per invitare alla vaccinazione tutti i fedeli e, in particolar modo, gli operatori pastorali coinvolti nelle attività caratterizzate da un maggiore rischio di contagio, come quelle elencate. Per contribuire a una maggiore e più efficace informazione, in questa fase potrebbe essere opportuno promuovere incontri con esperti che possano offrire spiegazioni e delucidazioni sul tema delle vaccinazioni». Rimane, infine, «inalterata la facoltà di ogni singolo Vescovo di definire criteri che consentano di svolgere le attività pastorali in presenza, in condizioni di sicurezza e nel rispetto della normativa vigente».

Nella Nota i vescovi richiamano a riscoprire che «l’essenziale è proprio la relazione». Relazioni che la pandemia ha interrotto o alterato. E la crisi sanitaria con «il confinamento e la distanza» ha anche messo «a rischio la tenuta del tessuto comunitario» nelle parrocchie: è sotto gli occhi il calo delle presenze alle liturgie o alle iniziative pastorali, le assenze di intere generazioni, il freno alla partecipazione che ancora il Covid provoca. E «le relazioni mediate dal digitale» non hanno il necessario spessore umano. Vale anche per le Messe in streaming, un'esperienza che, avverte la Cei, «può essere stata un aiuto in tempo di emergenza, nell’ottica di una prossimità più familiare e comunitaria, ma certamente non è da ritenere una soluzione e neanche un’alternativa in tempo di non emergenza». Allora, di fronte al “gregge smarrito” che la pandemia si porta con sé, non basta una ripartenza «semplicemente con i tempi e i metodi pastorali a cui eravamo abituati», ma occorre «avere un surplus di cura delle relazioni» mettendo al centro «ancora di più l’incontro fra le persone».

 
 
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