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sabato 18 maggio 2024
 
IL CASO SOLLEVATO DA FC
 

Cerimonia interreligiosa di Porto Empedocle per cinque morti "dimenticati", tra loro due bambine

14/10/2023  L'amarezza di suor Ausilia che aveva denunciato il caso: "Possibile che non siamo riusciti a rintracciare le loro mamme?"

Dopo oltre due mesi di attesa nella piccola sala mortuaria del cimitero di Lampedusa cinque delle sei salme di migranti, tra queste quelle di due bambine, hanno raggiunto il porto di Porto Empedocle con la nave di linea Siremar. A sbarcare per primi sono stati i passeggeri provenienti dall’isola e i 213 migranti che hanno poi atteso nella tensostruttura del porto prima di essere nuovamente trasferiti con pullman diretti in vari centri della Sicilia. Dopo i vivi è toccato ai morti. Cinque bare tra cui quelle di due piccolissime morte il 13 e il 16 settembre. La prima era senza nome, sopravvissuta poco al parto nel barchino, la seconda si chiamava Mama Traorè, aveva cinque mesi veniva dalla Guinea, per loro il sindaco dell’isola Filippo Mannino aveva proclamato il lutto cittadino.

Le altre salme appartengono a migranti ignoti, solo il corpo di un giovane della Costa d’Avorio, Bamba N’Angolo è stato possibile identificare. In porto è avvenuta la consueta cerimonia interreligiosa organizzata dall’Arcidiocesi di Agrigento con la comunità islamica locale. C’era anche Suor Maria Ausilia Consiglio, la sorella salesiana che in occasione del convegno di Famiglia Cristiana «Migranti, oltre i muri le nuove frontiere dell’accoglienza» aveva denunciato alla stampa lo stato in cui si ritrovavano le salme dei migranti nella piccola sala mortuaria non refrigerata.

Suor Ausilia si è presentata con due grandi mazzi di fiori che ha posizionato sulle bare dei migranti dopo aver trascorso un’intera giornata al telefono con la Prefettura di Agrigento per poter rintracciare i parenti delle vittime. Alla fine al porto c’erano solo le autorità: «La presenza delle istituzioni è dovuta, ma dove sono i parenti di queste persone? Dove sono le mamme di queste due bambine? Ci sono dei registri, perché nessuno le ha rintracciate?» chiede Suor Ausilia che aggiunge: «Da qualche parte ci sono queste mamme, grido al cielo, non vedo le stelle, però questi bimbi sono lì in cielo e cercheranno le loro mamme».

Un momento di commozione è avvenuto durante la preghiera dell’Imam Rhazlane Mahjoub, la comunità islamica di Agrigento da anni la creazione di un cimitero islamico: «A noi basterebbe solo un pezzo di terra e nient’altro», dice l’Imam. Le salme saranno sepolte nei cimiteri dell’Agrigentino, quattro tra cui quelle delle due bimbe a Santo Stefano Quisquina, una a Santa Elisabetta.

A partecipare alla cerimonia è stato anche Filippo Romano, il Prefetto di Agrigento: «Abbiamo cercato di rintracciare la mamma della piccola Mama Traorè, una ragazzina di 16 anni, era in un centro a Trapani ed è scappata, ma abbiamo fatto il possibile», spiega.

L’assenza dei familiari dei migranti morti del Mediterraneo ai funerali dei propri cari non è di certo attribuibile alle istituzioni, ma rientra a pieno titolo in quella “globalizzazione dell’indifferenza” di cui da Lampedusa parlò 10 anni fa Papa Francesco. Quei corpi delle due bambine – pur senza l’ultimo saluto dei genitori -  oggi avranno finalmente pace.

 

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Il sesto continente in cammino. I migranti sulla stampa italiana
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