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il summit sulla pedofilia
 

"Le donne salveranno la Chiesa"

23/02/2019  E' il momento delle testimonianze femminili. Le parole sferzanti della giornalista messicana Valentina Alazraki: "Sappiamo che gli abusi non sono circoscritti alla Chiesa cattolica, ma dovete capire che con voi dobbiamo essere più rigorosi che con gli altri, in virtù del vostro ruolo morale". Papa Francesco: "La donna è l'immagine della Chiesa, che è donna, sposa e madre. E' partendo da lei che potremo risollevarci".

Ascoltare, ascoltare e ancora ascoltare. Nel pomeriggio della seconda giornata e in questa terza dedicata totalmente alla trasparenza, le testimonianze delle vittime continuano a interrogare i presenti. Quella di ieri sera, da parte di una donna abusata da quando aveva 11 anni, è stata «un momento molto forte, forse il più intenso vissuto finora», sottolinea padre Federico Lombardi, moderatore dell’incontro. È il momento delle donne. «Ascoltando la dottoressa Ghisoni», aveva detto ieri il Papa dopo l’intervento della sottosegretario del Dicastero per i Laici, la famiglia e la vita, Linda Ghisoni, «ho sentito la Chiesa parlare di se stessa. Cioè tutti noi abbiamo parlato sulla Chiesa. In tutti gli interventi. Ma questa volta era la Chiesa stessa che parlava. Non è solo una questione di stile: il genio femminile che si rispecchia nella Chiesa che è donna. Invitare a parlare una donna», ha continuato il Papa, «non è entrare nella modalità di un femminismo ecclesiastico, perché alla fine ogni femminismo finisce con l'essere un machismo con la gonna. No. Invitare a parlare una donna sulle ferite della Chiesa è invitare la Chiesa a parlare su se stessa, sulle ferite che ha. E questo credo che sia il passo che noi dobbiamo fare con molta forza: la donna è l'immagine della Chiesa che è donna, è sposa, è madre. Uno stile. Senza questo stile parleremmo del popolo di Dio ma come organizzazione, forse sindacale, ma non come famiglia partorita dalla madre Chiesa. La logica del pensiero della dottoressa Ghisoni era proprio quella di una madre, ed è finita con il racconto di cosa succede quando una donna dà alla luce un figlio».

Ed è la presenza delle donne, delle madri, dei laici come genitori che può essere una delle garanzie perché gli abusi non si ripetano. A patto che si curi «il rapporto con le vittime anche con coloro che comprensibilmente hanno un atteggiamento negativo con la Chiesa che non li ha protetti e anzi ha protetto gli abusatori» e che si pensi alla formazione delle coscienze e delle famiglie, alla diffusione della pornografia che influenza la formazione dei giovani, perché, ha ricordato Paolo Ruffini, prefetto del dicastero per la Comunicazione, «il matrimonio, di per se, non è una soluzione alla concupiscenza». Il primo passo è sempre quello dell’ascolto delle vittime e della massima trasparenza. Lo hanno ribadito suor Veronica Openibo, nigeriana, superiora della Società del Santo Bambino Gesù.«Non nascondiamo più simili fatti per paura di sbagliare. Troppo spesso vogliamo stare tranquilli finché la tempesta non si è placata! Quella tempesta non passerà. È in gioco la nostra credibilità», ha detto in aula ai 190 presenti. E il cardinale Reinhard Marx. arcivescovo di Monaco e Frisinga e presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, ha sottolineato che «la tracciabilità e la trasparenza non arrivano dal nulla. Sono un impegno costante, che si può adempiere anche con il sostegno di esperti esterni alla Chiesa. A essere decisivo è sempre l’atteggiamento personale di coloro che lavorano nell’amministrazione e di coloro che ne sono responsabili. In sostanza, si tratta della domanda fino a che punto si è disposti a giustificare le proprie azioni con gli altri e, in qualche misura, anche a essere controllati da altri».

Nella terza giornata, dedicata alla trasparenza, l’ultima parola è stata data alla giornalista Valentina Alazraki, giornalista e scrittrice, corrispondente di Noticieros Televisa (Messico) in Vaticano fin dal 1974, con Paolo VI. «A un primo sguardo, c’è poco in comune tra voi, vescovi e cardinali, e me, cattolica laica, senza incarichi nella Chiesa, e per di più giornalista», ha incalzato Valentina. «Eppure condividiamo qualcosa di molto forte: tutti abbiamo una madre, siamo qui perché una donna ci ha generati. Rispetto a voi, io ho forse un privilegio in più: sono prima di tutto una mamma. Non mi sento quindi solo rappresentante dei giornalisti, ma anche delle madri, delle famiglie, della società civile. Desidero condividere con voi le mie esperienze e il mio vissuto e - se me lo permetterete – aggiungere alcuni consigli pratici». Con la chiarezza che l’ha sempre contraddistinta e per la quale gli organizzatori hanno ringraziato, complessivamente la stampa per aver incalzato la Chiesa su questo punto, la Alazraki ha cominciato dicendo che «per una madre non ci sono figli di prima o seconda classe: ci sono figli più forti e figli più vulnerabili. Neanche per la Chiesa ci sono figli di prima o seconda classe. I suoi figli apparentemente più importanti, come siete voi, vescovi e cardinali (non oso dire il Papa), non lo sono di più di qualsiasi altro bambino, bambina o giovane che abbia vissuto la tragedia di essere vittima di abuso da parte di un sacerdote». E domanda a tutti: «Chiedetevi: siete nemici di quanti commettono abusi o li coprono tanto quanto lo siamo noi? Noi abbiamo scelto da quale parte stare. Voi, lo avete fatto davvero, o solo a parole? Se siete contro quanti commettono abusi o li coprono, allora stiamo dalla stessa parte. Possiamo essere alleati, non nemici. Vi aiuteremo a trovare le mele marce e a vincere le resistenze per allontanarle da quelle sane. Ma se voi non vi decidete in modo radicale di stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché noi giornalisti, che vogliamo il bene comune, saremo i vostri peggiori nemici».

La giornalista parla chiaramente, da messicana, del caso di Marcial Maciel, fondatore dei legionari di Cristo. «Mi occupo del Vaticano da quasi 45 anni. Cinque pontificati diversi, importantissimi per la vita della Chiesa e del mondo, con luci e ombre. In questi quattro decenni ho visto proprio di tutto. Quante volte mi è toccato ascoltare che lo scandalo degli abusi è “colpa della stampa, che è un complotto di certi mass media per screditare la Chiesa, che dietro ci sono poteri occulti, per mettere fine a questa istituzione”»! Ma «gli abusi contro i minori non sono pettegolezzi né chiacchiere, sono crimini. Noi giornalisti sappiamo che gli abusi non sono circoscritti alla Chiesa cattolica, ma dovete capire che con voi dobbiamo essere più rigorosi che con gli altri, in virtù del vostro ruolo morale. Rubare, per esempio, è sbagliato, ma se chi ruba è un poliziotto ci sembra più grave, perché è il contrario di quello che dovrebbe fare, cioè proteggere la comunità dai ladri. Se medici o infermiere avvelenano i loro pazienti invece di curarli, il fatto richiama di più la nostra attenzione perché va contro la loro etica, il loro codice deontologico». «Sono messicana», dice «e non posso non menzionare il caso forse più terribile che sia accaduto all’interno della Chiesa, quello di Marcial Maciel, il fondatore messicano della Legione di Cristo. Sono stata testimone di questo triste caso dall’inizio alla fine. Al di là del giudizio morale sui crimini commessi da quell’uomo, che per alcuni è stato una mente malata e per altri un genio del male, vi assicuro che alla base di quello scandalo, che tanto male ha fatto a migliaia di persone, fino a macchiare la memoria di chi ora è santo, Giovanni Paolo II, c’è stata una comunicazione malata. Non bisogna dimenticare che nella Legione c’era un quarto voto secondo il quale se un legionario vedeva qualcosa che non lo convinceva di un superiore, non poteva né criticarlo né tanto meno commentarlo. Senza questa censura, senza questo occultamento totale, se ci fosse stata trasparenza, Marciel Maciel non avrebbe potuto abusare per decenni di seminaristi e avere tre o quattro vite, mogli e figli, che sono arrivate ad accusarlo di avere abusato della sua stessa prole. Per me questo è il caso più emblematico di una comunicazione malata, corrotta, da cui si possono e si devono imparare varie lezioni. Papa Francesco ha detto alla Curia che, in altre epoche, nel trattare questi temi, c’erano state ignoranza, mancanza di preparazione e incredulità. Io oso dire che c’è stata anche corruzione». Perché «dietro al silenzio, alla mancanza di una comunicazione sana, trasparente, molte volte c’è non solo la paura dello scandalo, la preoccupazione per il buon nome dell’istituzione, ma anche denaro, assegni, doni, permessi per costruire scuole e università in zone dove magari non si poteva costruire. Parlo di quel che ho visto e indagato a fondo. Papa Francesco ci ricorda sempre che il diavolo entra dalla tasca e ha pienamente ragione. La trasparenza vi aiuterà a lottare contro la corruzione economica», conclude Valentina, «la trasparenza vi aiuterà anche a lottare contro la corruzione nel governo», a lottare contro «l’abuso di potere», a lottare, infine, perché davvero sia debellato lo scandalo degli abusi.

 
 
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