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il summit sulla pedofilia
 

«La Chiesa sia madre amorevole e addolorata per le vittime di abusi»

22/02/2019  Trasparenza, collegialità, accompagnamento, coinvolgimento dei laici. Il secondo giorno dell'incontro sulla Protezione dei minori nella Chiesa. E c'è chi ha invocato i sentimenti scolpiti da Michelangelo nella Pietà

L'americana Therese Albrecht mostra una sua foto: era ancora una bambina quando venne violentata da un sacerdote. Foto Reuters. In alto: un momento dei lavori in corso in vaticano, foto Osservatore Romano.
L'americana Therese Albrecht mostra una sua foto: era ancora una bambina quando venne violentata da un sacerdote. Foto Reuters. In alto: un momento dei lavori in corso in vaticano, foto Osservatore Romano.

Non si vergognano a dire che hanno pianto. Vescovi, cardinali, capi dicastero, religiosi e religiose sono ancora scossi dalle testimonianze che hanno sentito dai sopravvissuti agli abusi da parte di chierici. «C’è un clima di grande compassione e di comprensione della gravità del problema», spiega padre Federico Lombardi, moderatore dell’incontro sulla Protezione dei minori nella Chiesa. «Dalle parole che sento, vedo che l’incontro era utile e necessario», conferma.

Nella seconda giornata dei lavori, dedicata, dopo quella di ieri sulla responsabilità, al rendere conto, quello che in inglese si chiama accountability, ai 190 presenti in assemblea vengono distribuiti l’ultimo rapporto globale delle Nazioni Unite per la lotta contro la violenza sui bambini, intitolato “Toward a world free from violence. Global survey on violence against children”, e il rapporto Unicef 2017 “A familiar face”». I I documenti sono stati inviati da Marta Maria de Morais dos Santos Pais, rappresentante ufficiale del segretario generale delle Nazioni Unite per il contrasto alla violenza contro i bambini. Insieme con i testi è arrivata anche una mail in cui si dice «onorata» di poter dare il suo contributo a questo «importante incontro» sulla protezione dei bambini nella Chiesa. «Posso testimoniare», ha detto, «che questo impegno ecclesiale si inserisce in un contesto di consapevolezza internazionale di lotta contro lo sfruttamento dei bambini di cui gli abusi sono uno degli spettri più gravi ma non l’unico». Padre Lombardi ricorda che «zero violence» contro i minori è l’impegno del punto 16.2 degli obiettivi globali delle Nazioni unite.

Il mondo intero guarda all’incontro in Vaticano con la speranza che le «best practices» possano poi funzionare anche in altri ambiti della società. «Credo che la Chiesa», sottolinea il cardinale di Chicago Joseph Cupich, «nell’affrontare il problema sta aiutando la società nel suo insieme,ma dobbiamo cominciare con fare ordine in casa nostra. Le procedure applicate in ambito cattolico hanno avuto riflessi anche nel resto della società. Molte altre Chiese si sono rivolti a noi chiedendoci di condividere le nostre esperienze. Dobbiamo andare avanti».

Ovunque la protezione dei minori parte dalla consapevolezza del dramma vissuto. Non a caso, ricorda Paolo Ruffini, prefetto della Congregazione per la comunicazione «laddove si è acquisita la consapevolezza gli abusi sono diminuiti».

In questa seconda giornata si è parlato dell’importanza di lavorare in modo sinodale perché nessun vescovo può pensare di affrontare da solo il problema, dell’importanza di coinvolgere anche i laici perché i seminari non siano ambienti chiusi, di curare il tema della sessualità nella formazione dei seminaristi. Ma anche di clericalismo. «Una breve analisi di ciò che è accaduto»ice il cardinale Rubén Salazar Gomez, arcivescovo di Bogotà, «ci permette di rilevare che non si tratta solo di deviazioni o patologie sessuali in coloro che commettono abusi, ma che c’è una radice più profonda che è il travisamento del significato del ministero convertito in mezzo per imporre la forza, per violare la coscienza e i corpi dei più deboli. Questo ha un nome: clericalismo». Per questo ci viole una conversione di tutta la Chiesa, «ma prima di tutto di noi che siamo i suoi pastori».

Nei gruppi di studio è emerso con forza il dovere di «mettersi sempre e comunque nella prospettiva delle vittime che mai devono essere considerate una minaccia, ma membra della Chiesa» e di creare «una cultura della denuncia anche attraverso la creazione di referenti per le denunce». Ancora, tra i temi affrontati il rapporto tra omosessualità e abusi, quello tra processo civile e canonico e tra  processo e media, rapporto dove rischia di scomparire la presunzione di innocenza. Massima chiarezza, comunque  nel considerare l’abuso un crimine intollerabile che richiede la rimozione dal ministero pubblico. «E questo» ha chiarito monsignor Charles J. Scicluna, segretario aggiunto della congregazione per la dottrina della fede, «non come punizione, ma per proteggere il gregge. Non possiamo permettere a nessuno che faccia male ai giovani nel suo ministero». Non solo monsignor Scicluna sottolinea che «il motu proprio di papa Francesco del 2016, Come una madre amorevole, guarda allo stato oggettivo dell’incapacità di fare bene o della volontà di fare bene. Questo aiuta chi vuole denunciare un fatto oggettivo senza bisogno del dolo e consente, a norma dei canoni 1740 e 1741 di rimuovere una leadership non efficace anche senza aspettare di provare un reato».

Il cardinale Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della commissione per la tutela dei minori, ha ricordato che «non c’ è nulla di più urgente per la Chiesa che riunirci e individuare il modo di affrontare la parte più importante della nostra missione che è la protezione dei minori. Bisogna affrontare la sofferenza, capire a fondo la gravità di questi abusi e di come questo ha rovinato la vita delle persone. Come vescovo ho incontrato tante vittime sopravvissute. Ai vescovi è stato chiesto, prima di venire a questo incontro di incontrare le vittime prima di venire a questo incontro. È una esperienza che cambia la vita».

Ed è alle vittime che il cardinale Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago e membro del comitato organizzativo, ha rivolto il suo grazie, insieme con un ringraziamento ai giornalisti. «Grazie perché state riferendo di questo incontro», sottolinea. E poi subito chiarisce: «Siamo qui grazie al coraggio delle vittime, dei sopravvissuti. Loro fanno in modo che noi siamo concentrati, che impariamo sempre qualcosa di nuovo. Siamo responsabili perché quello che succede in una parte della terra riguarda l’altra parte. Dobbiamo essere trasparenti e fare in modo che tutti abbiano voce».

In aula aveva indicato quattro principi che devono plasmare la riforma: l’ascolto radicale, il testimone laico (soprattutto madri e padri), la collegialità e l’accompagnamento. Mettendo però in guardia dall’avere, insieme con una strategia, anche sempre una visione senza la quale nulla può funzionare. «Dolorosamente», aveva detto, «molte delle nostre persone, non solo gli abusati o i loro genitori, ma i fedeli in generale, si stanno chiedendo se noi capi della Chiesa comprendiamo pienamente questa realtà, in particolare quando vedono la poca attenzione data ai bambini abusati, o anche peggio, quando l’abuso viene coperto per proteggere l’aggressore o l’istituzione. Si stanno chiedendo: “Se i capi della Chiesa possono agire con così poca cura nel prestare attenzione pastorale a casi tanto ovvi di molestie sessuali verso un bambino, questo non rivela quanto siano distaccati da noi genitori, approfittando dei nostri figli, luce della nostra vita? Possiamo davvero aspettarci che i nostri pastori si preoccupino per noi e per i nostri figli nelle normali circostanze della vita, se hanno risposto in modo così insensibile a casi che avrebbero allarmato qualsiasi persona ragionevole?” Questa è la fonte della crescente sfiducia nella nostra leadership, per non parlare dell’oltraggio alla nostra gente. La mia osservazione è semplice. Nessuno degli elementi strutturali che adottiamo come Chiesa sinodale, per quanto importanti, può guidarci fedelmente in Cristo a meno che non ancoriamo tutti i nostri provvedimenti al dolore penetrante di coloro che sono stati abusati e delle famiglie che hanno sofferto con loro. La Chiesa deve diventare come la madre addolorata che ho incontrato a Chicago», ripete ricordano la madre di uno dei 92 bambini morti 60 anni prima nell’incendio di una scuola e che, con lo stesso dolore di allora, teneva in mano la foto della sua bambina che aveva perso la vita a nove anni. «La Chiesa», conclude, «deve essere veramente Pietȧ, spezzata nella sofferenza, consolante nell’amore avvolgente, costante nell’indicare la divina tenerezza di Dio tra le sofferenze della desolazione in coloro che sono stati schiacciati dall’abuso del clero».

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