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venerdì 27 gennaio 2023
 
 

La Cina ci trascinerà tutti in recessione?

18/01/2023  Pandemia gestita male, denatalità, Pil in discesa. Il Dragone è in declino e probabilmente contagerà il mondo verso una stretta economica. Siete pronti per la stagnazione?

Il Dragone è in declino? Crisi demografica, stagnazione economica e pandemia sono i tre fattori che portano a questa considerazione. Non è una faccenda che riguarda solo gli emuli di Marco Polo perché il Gigante cinese, la seconda economia del mondo dopo gli Stati Uniti, ormai lo abbiamo in casa, direttamente o indirettamente, in un Pianeta globale qual è il nostro.

Proviamo ad analizzare questi tre fattori. La popolazione cinese (un miliardo e quattrocento milioni di abitanti) si è ridotta di 850 mila unità lo scorso anno per effetto drammatico delle nascite, un trend che secondo gli esperti è ormai irreversibile. Nel 2022 nella Repubblica popolare sono nati 9,56 milioni di bambini, mentre i morti sono stati 10,41 milioni. È la prima volta in oltre sessant’anni che i decessi superano le nascite. Accadde solo nel 1961, quando Mao Tse Tung decretò il “balzo in avanti industriale” e invece provocò un’immane carestia. La dislocazione di milioni di contadini per la produzione di acciaio e per le opere idrauliche pianificata da Mao e i suoi accoliti infatti provocò in molte aree l'abbandono dei raccolti, affamando decine di milioni di abitanti di quelle campagne. Oggi la causa è diversa ed è la stessa che indebolisce l’Europa: i cinesi fanno sempre meno figli: 9,56 milioni di neonati l’anno scorso rispetto ai 10,6 milioni del 2021, ai 12 milioni del 2020, ai 14,6 del 2019. Una progressione che farebbe felice Malthus. I demografi dell’Onu dicono che la Cina verrà superata dall’India come nazione più popolosa del mondo. Un mondo peraltro sempre più in crescita (dagli attuali otto miliardi agli 11 miliardi nei prossimi anni).

La riduzione delle nascite è figlia della politica del figlio unico (abolita nel 2015), imposta dal regime di Pechino con molta durezza (chi faceva un secondo figlio doveva rinunciare a un anno di reddito e darlo allo Stato o veniva addirittura sottoposto ad aborti forzati). Ma consentire il regime precedente non ha significato evidentemente tornare ai quattro o cinque figli per famiglia. I cinesi hanno ormai adottato gli stili di vita occidentali, e in media fanno più di uno e meno di due figli per coppia. Un trend simile grosso modo in tutto il mondo fuorchè in Africa e in qualche Stato del Centro America.
Tutto questo naturalmente sta avendo gravi conseguenze anche dal punto di vista economico, dato che l’economia di un Paese si regge sulla domanda e offerta di beni e servizi. In questo scenario la Cina si ritroverà presto alle prese con un sistema sanitario da ribaltare, basato su anziani sempre più anziani, una stagnazione dei consumi e forti carenze nel mercato del lavoro. Un’Europa in Oriente, insomma.
Nel frattempo (anche se non possiamo parlare ancora di rapporto causa-effetto) l’economia cinese cresce sotto l’obiettivo del governo. Nell'intero anno il prodotto interno lordo è cresciuto del 3,0 per cento mancando l'obiettivo ufficiale di circa il 5,5 per cento e segnando il secondo ritmo più lento dal 1976. Pare che la causa sia la  strategia zero-Covid di Pechino, che ha portato a lunghissimi e brutali lockdown, interrotta solo il mese scorso. Fatto sta che è crollato il settore immobiliare (i prezzi di vendita sono andati giù del 28 per cento). Anche il commercio al dettaglio è diminuito, mentre la produzione industriale è ai minimi dagli ultimi sette mesi. Tutto questo ci riguarda, come dicevamo, poiché a l’import-export della Cina con l’Europa e con l’Italia è davvero notevole. Un rallentamento o uno stop di molte commesse ovviamente porterà anche noi e gli altri Paesi del mondo a rallentare. Pronti per la recessione globale? Al World economic forum di Davos gli economisti di tutto il mondo la danno quasi per scontata.
 
 

 

 

 

 

 

 
 
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