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venerdì 12 agosto 2022
 
1997-2022
 

Cina e Hong Kong, il mesto anniversario della "perla dell'Asia"

01/07/2022  Venticinque anni fa Martin Lee e Margaret Ng dal balcone del Parlamento chiedevano libertà e democrazia. Oggi la città, depressa e impaurita per colpa delle tante promesse tradite, fa i conti con il giro di vite introdotto dalla legge sulla sicurezza nazionale. Il ruolo della Chiesa. Parla padre Gianni Criveller, missionario del Pime

Il leader cinese Xi Jinping a Hong Kong, il primo luglio 2022. Tutte le foto di questo servizio sono dell'agenzia di stampa Reuters tranne quella in copertina (un bambino a Victoria Harbour, Hong Kong, il primo luglio 2022) che è dell'Ansa.  .
Il leader cinese Xi Jinping a Hong Kong, il primo luglio 2022. Tutte le foto di questo servizio sono dell'agenzia di stampa Reuters tranne quella in copertina (un bambino a Victoria Harbour, Hong Kong, il primo luglio 2022) che è dell'Ansa. .

«UN GIORNO TRISTE, NONOSTANTE LE BANDIERE. TRA AUTORITÀ E GENTE COMUNE C'È UN ABISSO»  

«Non è mai stata completamente democratica, neppure sotto gli inglesi. Ma un tempo, almeno, Hong Kong era una città libera. Oggi non è nè democratica nè libera». Scuote la testa padre Gianni Criveller, 61 anni, missionario del Pime, a lungo in Cina e in particolare a Hong Kong. «È un giorno triste nonostante il gran pavese che colora la "perla dell'Asia". La visita di Xi Jinping, l’uomo forte di Pechino, presidente della Repubblica popolare cinese e segretario del Partito comunista, ha aumentato la cupa atmosfera che pervadeva la città».

«Tra popolazione comune e autorità la distanza è enorme», prosegue padre Criveller. «La paura del Covid ha moltiplicato le drastiche misure di prevenzione (quarantene, tamponi, distanziamento sociale anche per i leader di Hong Kong) che hanno di fatto isolato gli ospiti arrivati da Pechino. La dirigenza cinese è spietata nell’imporre misure per arginare il contagio, come si è visto nel tremendo lockdown imposto alla città di Shanghai nei scorsi mesi. Nel caso specifico di Hong Kong, però, il sospetto è che le drastiche misure sanitarie siano state usate (anche) come alibi per rafforzare le azioni repressive di un'agenda politica lontana anni luce da quello che era stato promesso 25 anni fa».

«IL 1° LUGLIO 1997 E QUELLE BELLE PAROLE DIVENTATE CARTA STRACCIA»

Padre Gianni Criveller torna con la memoria agli Anni Ottanta. «Deng Xiaoping disse alla signora Thatcher di non aver paura: "A Hong Kong le azioni rimarranno calde in Borsa, i ballerini continueranno a danzare nella notte e i cavalli galopperanno sempre all’ippodromo"». «Oltre la battuta», prosegue il missionario del Pime, «Deng enunciò un principio fondamentale: la gente di Hong Kong, assicurò, avrebbe governato Hong Kong, almeno per 50 anni, dal 1997 al 2047. E coniò una formula : "Un Paese, due sistemi". Forse Deng Xiaoping aveva in mente una sperimentazione liberale che con il tempo si sarebbe potuta estendere ad altre città della Cina. Applicò lo stesso principio a Macao (1999) e tentò di tranquillizzare in prospettiva anche Taiwan, provando a convincere la gente dell’isola a non temere la riunificazione con la Cina continentale. Nel frattempo Hong Kong, secondo le promesse fatte, avrebbe potuto arrivare al suffragio universale».

Molti si sono chiesti perché cinquant’anni? «Ci sono varie interpretazioni; mi sono persuaso che la spiegazione migliore sia quella che secondo Deng alla Cina, avviata a grandi passi verso la modernizzazione, ci volevano 50 anni per divenire simile a Hong Kong. Dunque non Hong Kong come la Cina, ma il suo contrario.Non è andata così.».

Padre Gianni Crivller, 61 anni, missionario del Pime, quand'era a Hong Kong.
Padre Gianni Crivller, 61 anni, missionario del Pime, quand'era a Hong Kong.

«ALTRO CHE LIBERTà. SOLO BOTTE E REPRESSIONE»

  

Parole al vento. Insomma, quanto pensato e scritto 25 anni fa, all'inizio di luglio del 1997, nel tempo s'è rivelato un inganno. «Nel 2003 ci fu il primo tentativo di introdurre la legge sulla sicurezza nazionale. La gente si oppose pacificamente, con una manifestazione di un milione di cittadini, e ottenne la rimozione delle minacciose nrome. Altri tentativi vennero fatti negli anni a venire. Nel 2014 ad affollare le strade di Hong Kong ci pensò il Movimento degli ombrelli. Esso fu pacifico, ma venne represso con cariche, manganellate e lacrimogeni».

Arriviamo così ai giorni nostri. «Dal 2019 ad oggi sono finite in carcere circa 10.000 persone, 1.000 sono ancora in cella», puntualizza padre Gianni Criveller. «Il primo luglio 2020 è entrata in vigore la nuova legge sulla sicurezza nazionale. Così sono morte libertà e democrazia. Le norme puniscono gli atti di terrorismo, secessione, sovversione e collusione con le forze straniere compiuti nell'ex colonia britannica. Chiunque critichi il governo può essere tacciato di sovversione. I partiti, i gruppi e i giornali democratici sono stati aboliti. Forse i missionari stranieri potranno essere accusati di "collusione con potenze straniere". L'arresto del cardinale Joseph Zen, nel maggio scorso, dimostra che anche quella sottile linea rossa che pareva mettere al riparo la comunità cattolica di Hong Kong (circa 600 mila fedeli, tra cattolici cinesi e non, su una popolazione complessiva di oltre 7 milioni di abitanti) è venuta meno»

«Ricordo il 1 luglio di 25 anni fa: c’ero anch’io»

«Ricordo il 1 luglio di 25 anni fa», conclude padre Criveller. «C’ero anch’io nella centralissima piazza della Statua di Hong Kong, sotto il Parlamento della città. Martin Lee pronunciò la “Dichiarazione del 1 Luglio” chiedendo libertà e democrazia. Dopo di lui, prese la parola l’avvocata Margareth Ng. Entrambi i leader, cattolici e democratici, sono stati recentemente arrestati: Margaret Ng è in libertà su cauzione; Martin Lee ha avuto la sentenza ‘sospesa’».

«Oggi isi registra un grande esodo, sia di cinesi che di espatriati. Le famiglie non vogliono che i loro figli crescano sotto questo regime. La città è triste e disillusa. Ma non perdo la speranza, i giovani hanno mostrato una grande coscienza civile, di amore alla comunità e al bene comune, pronti a sacrificarsi. Anche i giovani del Myanmar sono così disponibili a dare la vita per la libertà. È un grande esempio, non è facile trovare nel mondo giovani così generosi. Mi fa pensare ai nostri genitori e nonni impegnati per la liberazione del fascismo.

 
 
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