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lunedì 29 novembre 2021
 
Il viaggio di Francesco
 

La Colombia e le violenze: "Non siete soli nel cammino di pace"

07/09/2017  Il Papa parla alle autorità del Paese: «Per una pace duratura è necessario sradicare l'ingiustizia, radice dei mali sociali». Porre fine a tanti anni di conflitto è «una bella e nobile missione, che è al tempo stesso un difficile compito », continua Francesco. Ma la Colombia non è sola, «questo viaggio vuole essere un incitamento per voi»

«Sono voluto venire fino a qui per dirvi che non siete soli». Il primo discorso di papa Francesco in Colombia è tutto sulla giustizia e sulla riconciliazione. Sul rispetto della dignità dell’essere umano. Una lunga citazione di Gabriel Garcìa Marquez per inneggiare alla vita, per rompere la solitudine. Al centro è il culto della vita contro quello della morte. Riprende il motto del Paese, “Libertà e ordine” per ricordare che «in queste due parole è racchiuso tutto un insegnamento. I cittadini devono essere stimati nella loro libertà e protetti con un ordine stabile. Non è la legge del più forte, ma la forza della legge, quella che è approvata da tutti, a reggere la convivenza pacifica. Occorrono leggi giuste che possano garantire tale armonia e aiutare a superare i conflitti che hanno distrutto questa Nazione per decenni; leggi che non nascono dall’esigenza pragmatica di ordinare la società bensì dal desiderio di risolvere le cause strutturali della povertà che generano esclusione e violenza». Lo ripete più volte: è «l’ingiustizia la radice dei mali sociali». Per questo, incoraggiando il processo di pace che vuol mettere fine a quello che il presidente della Repubblica ha definito «il conflitto armato con la guerriglia più antica e numerosa del Continente», Bergoglio ha chiesto di «volgere lo sguardo a tutti coloro che sono esclusi ed emarginati dalla società, quelli che non contano per la maggioranza e sono tenuti indietro e in un angolo. Tutti siamo necessari per creare e formare la società. Questa non si fa solo con alcuni di “sangue puro”, ma con tutti».

La Chiesa accompagna questo cammino, fedele ai dettami evangelici, ascoltando i poveri. «Guardateli negli occhi», dice il Papa, «e lasciatevi interrogare in ogni momento dai loro volti solcati di dolore e dalle loro mani supplicanti. Da loro si imparano autentiche lezioni di vita, di umanità, di dignità. Perché loro, che gemono in catene, comprendono le parole di colui che morì sulla croce – come recita il vostro inno nazionale».

Porre fine a tanti anni di conflitto è «una bella e nobile missione, che è al tempo stesso un difficile compito », continua Francesco. Ma la Colombia non è sola, «questo viaggio vuole essere un incitamento per voi, un contributo che spiani un po’ il cammino verso la riconciliazione e la pace», ricorda il Papa. E incita tutto il popolo con le parole del grande scrittore Marquez: «Tuttavia, davanti all’oppressione, il saccheggio e l’abbandono, la nostra risposta è la vita. Né diluvi né pestilenze, né fame né cataclismi, e nemmeno le guerre infinite lungo secoli e secoli hanno potuto ridurre il tenace vantaggio della vita sulla morte. Un vantaggio che aumenta e accelera». Per questo, conclude il Francesco con le parole del premio Nobel del 1982, «è dunque possibile una nuova e travolgente utopia della vita, dove nessuno possa decidere per gli altri persino il modo di morire, dove davvero sia certo l’amore e sia possibile la felicità, e dove le stirpi condannate a cent’anni di solitudine abbiano infine e per sempre una seconda opportunità sulla terra».

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