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sabato 08 agosto 2020
 
Addio al papà delle marionette
 

Si è spenta la magia legata ai fili

22/11/2017  E' scomparso a Milano all'età di 78 anni Eugenio Monti Colla, l’ultimo ramo della gloriosa famiglia di marionettisti «Carlo Colla e figli». La loro avventura era inziata alla fine del 1600 «Il segreto? Passione e tanto lavoro», ci aveva detto in un'intervista che riproponiamo.

Gli occhi di migliaia di marionette appese al filo fissano chi ha il privilegio di entrare nel deposito dell’Atelier Carlo Colla & Figli, una delle compagnie più famose al mondo in quest’arte magica e raffinata. E allora può capitare di provare l’illusione che mani invisibili, all’improvviso, comincino a muoverle, farle parlare, abbracciarsi o bisticciare, come se assistessimo a una versione teatrale di Toy Story, il film in cui i giocattoli, nella notte, mentre i loro piccoli padroni dormono, si animano e danno vita a una serie di avventure...

E sono davvero tante le avventure di cui sono state protagoniste queste 2.642 marionette, creature nate dall’amore e dalla passione di una famiglia milanese che, di generazione in generazione, ha divertito grandi e piccini. L’inizio della storia va collocato lontano, addirittura alla fine del 1600: a Milano, a qualche passo dal Duomo, il ricco commerciante Giovanbattista Colla si diletta ad allestire nel suo palazzo spettacoli di marionette. In una sala ha fatto costruire un teatro dotato di scenografie con statue alte 40 centimetri.

A quei tempi, nessuno della famiglia Colla avrebbe mai immaginato che uno svago privato potesse diventare una professione. Furono i rovesci della fortuna – che li costrinsero a fuggire in fretta e furia da Milano – a indirizzare i Colla verso quest’attività. Nella prima metà del Novecento, vi furono gli anni d’oro del Teatro Gerolamo, di nuovo a Milano, unico teatro stabile insieme alla Scala e unico teatro di marionette in Europa, autentica istituzione culturale che vantò spettatori illustri come Luchino Visconti, Erminio Macario, Paolo Poli, Stravinskji, Simon Weil...

«L’illusione è il segreto del successo delle marionette », racconta Eugenio Monti Colla, 72 anni, figlio di Carla Colla e del pittore Cesarino Monti, erede della lunga tradizione familiare e leader della compagnia che oggi ha sede in via Neera a Milano. «Sanno toccare le corde della fantasia, inventare un mondo onirico che permette di entrare nel cuore della persona, di conoscerla in profondità». Un episodio, meglio di ogni altro, spiega la magia nascosta in quei burattini sospesi a un filo. Si riferisce a quando Eugenio Monti Colla faceva l’insegnante: «Un sabato grasso portai in classe un teatrino. Fra gli alunni, ve ne era uno che soffriva di balbuzie, un problema per il quale veniva spesso deriso. A sorpresa, anche lui volle partecipare al gioco e inscenare uno spettacolo, durante il quale cominciò a parlare senza alcun intoppo... Rimasti soli, gli chiesi come fosse potuto accadere. E lui rispose: “Non ero io”».

All’origine di quest’illusione così preziosa, c’è tanta passione: «Per costruire una marionetta un’équipe di sette persone è impegnata per cinque giorni, quattro per un costume, tre per una parrucca... Ogni spettacolo è frutto di due anni di lavoro». Nei laboratori dell’atelier, falegnami, sarte, artigiani preparano “gli ingredienti” della magia; saranno poi tutti sul palcoscenico a muovere le marionette, manager incluso, «perché abbiamo abolito la separazione fra tecnici e artisti, mano e cervello».

Diverse generazioni affollano i teatri dove è in scena la compagnia («Se lo spettacolo non piace ai genitori, non portano i bambini»), in queste settimane alle prese con La tempesta di Shakespeare tradotta da Eduardo De Filippo: «È la versione che fu rappresentata per la prima volta a Venezia nel 1985, con la voce registrata di Eduardo, che recitava tutte le parti».

Oggi Eugenio è l’ultimo erede della dinastia dei Colla: dopo i meravigliosi Alì Baba, Il gatto con gli stivali, La bella addormentata nel bosco, La leggenda di Pocahontas... chi inventerà nuove “illusioni”? «La dinastia è la radice prima, ma essenziale è la vocazione, la voglia di trasmettere questo mondo, che non è destinato a finire». Quand’era bambino, Eugenio si intrufolava nel laboratorio: «Non guardare troppo, che le statue si sciupano», gli dicevano. Chissà se sono le stesse parole che Eugenio ripete, quando scopre nell’atelier Lorenzo, il figlio di cinque anni di una marionettista...

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