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giovedì 19 maggio 2022
 
 

La comune fede cristiana sia un ponte sull’abisso della guerra

11/04/2022  Come insegnava Giovanni XXIII, bisogna «cercare sempre ciò che unisce e mai quello che divide» (di Andrea Riccardi)

Provare a scrutare i segnali di speranza non è negare la terribile realtà della guerra in corso. Certo siamo sopraffatti dalla violenza dei fatti. E la violenza allarga l’abisso tra governi e popoli. Non solo tra ucraini e russi. Ma tra Russia e Occidente. Eppure sull’abisso vengono gettate, talvolta, passerelle, pur fragili. La recente telefonata tra papa Francesco e il patriarca Kirill è stato un segnale importante, dopo che il primo gerarca ortodosso russo aveva parlato di una «guerra metafisica» in corso. Non è la posizione di  Francesco, come egli ha detto chiaramente. Tuttavia il Papa ha cercato il dialogo, dichiarando che «le guerre sono sempre ingiuste, perché chi paga è il popolo di Dio». La videochiamata non ha registrato una piena convergenza, ma i due capi religiosi si incontreranno tra non molto.

Anche nel seno della Chiesa  russa è maturata un’opinione critica sulla guerra. Ben 236 sacerdoti e diaconi, russi e ortodossi, hanno scritto una lettera, parlando di «guerra fratricida»: «Piangiamo il calvario a cui i nostri fratelli e sorelle in Ucraina sono stati immeritatamente sottoposti». Questi sacerdoti non rappresentano tutta la Chiesa, ma il loro messaggio esprime la sensibilità di pastori di fronte al dramma della gente. Certo non mancano  religiosi in Russia che difendono la guerra. Da parte sua, il metropolita di Kiev, Onufry, alla testa della  Chiesa ortodossa del Patriarcato di Mosca, ha fatto appello a Putin perché cessi la guerra, mostrando una diversità di sentire dal Patriarca russo. Anche in Ucraina, taluni sacerdoti incitano alla lotta. Il  Patriarca ortodosso di Romania ha invitato alla pace, condannando l’aggressione.

La comune fede  cristiana è una passerella gettata sull’abisso che divide i due popoli. Ci sono aspetti che fanno apparire  questa guerra come fratricida. Sono i legami personali tra tanti russi e ucraini. Innanzitutto, in Russia  vivono più di tre milioni di cittadini russi di origine ucraina, mentre le famiglie miste in entrambi i Paesi  sono tantissime. La storia sovietica ha determinato tanti spostamenti. I legami intercorrenti tra russi e  ucraini sono di natura familiare, personale, amicale. In questa condizione, nonostante la propaganda di  guerra, è difficile odiarsi, anzi, si sente il bisogno di avere notizie dell’altro, come mostrano i tanti contatti  intercorsi tra russi e ucraini a livello personale. Ho avuto varie testimonianze di questi rapporti, mentre si combatte la guerra.

Oggi, se non ci trovassimo di fronte all’abisso della guerra, vorrei dire che il conflitto è davvero anacronistico. È un ritorno indietro nella storia. Ho accennato ai tanti legami tra russi e ucraini e di entrambi i popoli con gli europei. I legami crescono tra i giovani rispetto alle generazioni precedenti,  anche se la Russia ha chiuso i social. C’è ancora molto che unisce e che la guerra non riesce a spezzare. L’atteggiamento cristiano di fronte alla guerra non è viltà, diserzione, paura, ma è capacità di  vedere, oltre le fitte tenebre del conflitto, quei segni che precostituiscono un futuro di pace. Diceva un grande uomo di pace, Angelo Giuseppe Roncalli, papa Giovanni XXIII: «Cerchiamo sempre ciò che unisce e mai quello che divide». È la lezione di un uomo che aveva vissuto due guerre mondiali.

 
 
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