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lunedì 08 marzo 2021
 
IL PAPA
 

«La conversione ecologica, sguardo nuovo sulla vita»

12/12/2019 

«Di fronte alle conseguenze della nostra ostilità verso gli altri, del mancato rispetto della casa comune e dello sfruttamento abusivo delle risorse naturali – viste come strumenti utili unicamente per il profitto di oggi, senza rispetto per le comunità locali, per il bene comune e per la natura – abbiamo bisogno di una conversione ecologica». Nella parte finale del messaggio per la Giornata mondiale per la pace, il Papa rilancia il Messaggio centrale della Laudato si' e il recente Sinodo sull’Amazzonia, che «ci spinge a rivolgere, in modo rinnovato, l’appello per una relazione pacifica tra le comunità e la terra, tra il presente e la memoria, tra le esperienze e le speranze».

«Questo cammino di riconciliazione è anche ascolto e contemplazione del mondo che ci è stato donato da Dio affinché ne facessimo la nostra casa comune», spiega Francesco, osservando che «le risorse naturali, le numerose forme di vita e la Terra stessa ci sono affidate per essere coltivate e custodite anche per le generazioni future, con la partecipazione responsabile e operosa di ognuno». «Abbiamo bisogno di un cambiamento nelle convinzioni e nello sguardo, che ci apra maggiormente all’incontro con l’altro e all’accoglienza del dono del creato, che riflette la bellezza e la sapienza del suo Artefice», l’invito del Papa, che auspica “un nuovo modo di abitare la casa comune, di essere presenti gli uni agli altri con le proprie diversità, di celebrare e rispettare la vita ricevuta e condivisa, di preoccuparci di condizioni e modelli di società che favoriscano la fioritura e la permanenza della vita nel futuro, di sviluppare il bene comune dell’intera famiglia umana».

«La conversione ecologica alla quale facciamo appello ci conduce quindi a un nuovo sguardo sulla vita, considerando la generosità del Creatore che ci ha donato la Terra e che ci richiama alla gioiosa sobrietà della condivisione», l’esortazione finale sulla “conversione integrale”, intesa “come una trasformazione delle relazioni che intratteniamo con le nostre sorelle e i nostri fratelli, con gli altri esseri viventi, con il creato nella sua ricchissima varietà, con il Creatore che è origine di ogni vita». «Non si ottiene la pace se non la si spera», conclude il Santo Padre, esortando a “credere nella possibilità della pace, credere che l’altro ha il nostro stesso bisogno di pace”. Il sacramento della riconciliazione può essere un aiuto per «deporre ogni violenza nei pensieri, nelle parole e nelle opere, sia verso il prossimo sia verso il creato».

 

«Ogni guerra, in realtà, si rivela un fratricidio che distrugge lo stesso progetto di fratellanza, inscritto nella vocazione della famiglia umana». È il monito con cui Jorge Mario Bergoglio apre il Messaggio per la prossima Giornata mondiale della pace, che si celebra il 1° gennaio 2020 sul tema “La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica”, ricorda che «la pace è un bene prezioso, oggetto della nostra speranza, al quale aspira tutta l’umanità». «La speranza è la virtù che ci mette in cammino, ci dà le ali per andare avanti, perfino quando gli ostacoli sembrano insormontabili», la tesi di Francesco, in una “comunità umana” che “porta, nella memoria e nella carne, i segni delle guerre e dei conflitti che si sono succeduti, con crescente capacità distruttiva, e che non cessano di colpire specialmente i più poveri e i più deboli”.

«Anche intere nazioni stentano a liberarsi dalle catene dello sfruttamento e della corruzione, che alimentano odi e violenze», l’analisi del Papa: “Ancora oggi, a tanti uomini e donne, a bambini e anziani, sono negate la dignità, l’integrità fisica, la libertà, compresa quella religiosa, la solidarietà comunitaria, la speranza nel futuro. Tante vittime innocenti si trovano a portare su di sé lo strazio dell’umiliazione e dell’esclusione, del lutto e dell’ingiustizia, se non addirittura i traumi derivanti dall’accanimento sistematico contro il loro popolo e i loro cari”.

«Le terribili prove dei conflitti civili e di quelli internazionali, aggravate spesso da violenze prive di ogni pietà, segnano a lungo il corpo e l’anima dell’umanità», la denuncia di Francesco, secondo il quale “la guerra comincia spesso con l’insofferenza per la diversità dell’altro, che fomenta il desiderio di possesso e la volontà di dominio. Nasce nel cuore dell’uomo dall’egoismo e dalla superbia, dall’odio che induce a distruggere, a rinchiudere l’altro in un’immagine negativa, ad escluderlo e cancellarlo. La guerra si nutre di perversione delle relazioni, di ambizioni egemoniche, di abusi di potere, di paura dell’altro e della differenza vista come ostacolo; e nello stesso tempo alimenta tutto questo”.

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