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La Corea si fa "pop"

14/08/2014  Un'ondata che conquista il mondo. La Corea del Sud esporta ovunque la sua cultura popolare.

La Corea del Sud è diventato un Paese leader nella cultura pop. Secondo il saggista Heuny Hong (un giornalista coreano-americano) la Corea sta addirittura conquistando il mondo attraverso la cultura popolare. Questa è almeno la teoria espressa in un suo libro recensito la scorsa settimana da The Economist. Nel giro di pochi anni la Corea è riuscita, almeno in Asia, a  superare il Giappone nella leadership dei fenomeni che fanno tendenza, soprattutto fra i giovani: dalla musica, all' elettronica, ai video-games, al cibo (anche se difficilmente il kimchi, piatto a base di cavolo fermentato con spezie, soppianterà il sushi made in Japan). Questo esplodere di fenomeni culturali è dovuto anche agli incentivi governativi. Infatti nel 2005 il governo di Seoul ha stanziato 1 miliardo di dollari per finanziare l'industria pop. L'industria dell'intrattenimento ne ha tratto beeneficio invadendo il mercato asiatico di film, canzoni, videogiochi, serie televisive, mode e tendenze “made in Korea”. In Occidente il fenomeno più vistoso di questa “ondata coreana” è stato il successo clamoroso, quasi contagioso, del rapper Psy e di Gangnam Style. Questo successo della cultura popolare sudcoreana, in gran parte fruita attraverso i telefonini e i tablet,  ha anche i suoi risvolti negativi. Il più allarmante riguarda la dipendenza dai media digitali: smartphones, tablet, console di videogiochi. Questa dipendenza colpisce soprattutto gli adolescenti, ma non risparmia gli adulti. Secondo una ricerca, 2 milioni  e mezzo di coreani soffrono di dipendenza compulsiva dai videogiochi (anche se quasi mai, al contrario dell'Italia, si tratta di giochi d'azzardo che possono portare alla perdita di soldi e alla rovina delle famiglie).  

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In Corea tra smartphone e folla in festa
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