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venerdì 07 agosto 2020
 
Strasburgo
 

La Corte europea dei diritti dell'uomo in dieci punti

22/11/2017  Che cos'è, che cosa fa, che cosa non può fare la Corte europea dei diritti dell'uomo. Dieci domande e dieci risposte per saperne di più.

1. Che cos’è la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu)?

La Corte europea dei diritti dell’uomo è un tribunale internazionale con sede a Strasburgo. Da non confondersi con la Corte di giustizia dell’Unione europea, con sede in Lussemburgo, che è un organo dell’Unione Europea.

2. Chi compone la Cedu?

È composta da un numero di giudici pari a quello degli Stati membri del Consiglio d’Europa che hanno ratificato la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (al momento 47). I giudici siedono nella Corte a titolo individuale e non rappresentano nessuno Stato.

3. Qual è il compito della Cedu?

La Corte assicura l’applicazione della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo. Accerta, su ricorso di una persona o di uno Stato, che i diritti e le garanzie previsti dalla Convenzione siano rispettati dagli Stati. Qualora constati una violazione, la Corte pronuncia una sentenza, che vincola lo Stato interessato a conformarvisi.

4. Quali sono i principali diritti previsti dalla Convenzione o dai suoi protocolli?

Il diritto alla vita; il diritto a un processo equo in materia civile e penale; il diritto al rispetto della propria vita privata e familiare; la libertà di espressione; la libertà di pensiero, coscienza e religione; il diritto a disporre di un ricorso effettivo; il diritto al rispetto dei propri beni; il diritto di votare e di presentarsi come candidati.

5. Quali sono i principali divieti previsti dalla Convenzione o dai suoi protocolli?

Il divieto di tortura e pene o trattamenti inumani o degradanti; di detenzione arbitraria e illegale; di discriminazioni nel godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla Convenzione; di espulsione e respingimento dei propri cittadini da parte di uno Stato, di pena di morte; di espulsione collettiva di stranieri.

6. Quando si può ricorrere alla Cedu? 

Prima di poter ricorrere alla Cedu è necessario che si siano esauriti tutti i gradi di giudizio all’interno dello Stato. L’atto o gli atti contestati devono essere stati emanati da un’autorità pubblica dello Stato (per esempio da un tribunale o da un organo della pubblica amministrazione).

7. Come si svolge la procedura?

La Corte si pronuncia dapprima sull’ammissibilità del ricorso, se lo dichiara inammissibile (perché mancano i requisiti formali) la decisione è definitiva e irrevocabile. Se il ricorso viene dichiarato in tutto o in parte ammissibile, la Corte incoraggia una conciliazione, se il regolamento amichevole non avviene, la Corte procede all’esame nel merito del ricorso. Dall'udienza alla sentenza possono trascorrere parecchi mesi.

8. Che cosa comporta la decisione?

Se la Corte accerta una violazione, può riconoscerle una “equa compensazione”, un risarcimento economico dei danni sofferti.

9. Che cosa non può fare la Cedu?

La Corte non può annullare le decisioni o le leggi nazionali. Non può eseguire direttamente le proprie sentenze, pertanto dopo che la Corte si è pronunciata, la competenza passa al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa incaricato di vegliare alla sua attuazione e al versamento degli eventuali risarcimenti.

10. Che cosa non è la Corte?

La Corte non agisce come un giudice di appello che controlla le decisioni dei tribunali nazionali: essa non può dunque annullare o modificare le sentenze dei giudici nazionali. Non può intervenire a favore del ricorrente direttamente presso le autorità contro cui si ricorre.

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