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martedì 05 luglio 2022
 
Fecondazione assistita
 

La Corte non ha dubbi: avere un figlio è un diritto assoluto

11/06/2014 

Avere un figlio è un diritto «incoercibile» e non può esserci una regolamentazione differente tra fecondazione omologa ed eterologa. Sono questi i due principi cardine delle attese motivazioni, depositate martedì sera, con cui la Corte Costituzionale ha fatto cadere il divieto di ricorso all’eterologa nella sentenza del 9 aprile scorso. Scrive la Consulta che la scelta «di diventare genitori e di formare una famiglia che abbia anche dei figli costituisce espressione della fondamentale e generale libertà di autodeterminarsi». Detto questo, «la determinazione di avere o meno un figlio, anche per la coppia assolutamente sterile o infertile, concernendo la sfera più intima e intangibile della persona umana, non può che essere incoercibile».

Per quanto riguarda l’applicabilità dell’eterologa, i paletti previsti dalla Legge 40 per l’omologa restano in piedi: sono «applicabili direttamente (e non in via d’interpretazione estensiva)» alla fecondazione «di tipo eterologo» le «norme di divieto e sanzione non censurate (le quali conservano validità ed efficacia), preordinate a garantire l’osservanza delle disposizioni in materia di requisiti soggettivi, modalità di espressione del consenso e documentazione medica necessaria ai fini della diagnosi della patologia e della praticabilità della tecnica». In base alla Legge 40, continua la sentenza, molte coppie sterili, non potendo fare l'eterologa in Italia, si sono rivolte a centri esteri e questo produce «un ingiustificato, diverso trattamento delle coppie affette dalla più grave patologia, in base alla capacità economica».

Per la Corte, inoltre, il via libera all’eterologa «non provoca alcun vuoto normativo». Ciononostante, lascia comunque la porta aperta per un eventuale nuovo intervento del legislatore quando scrive che spetta al Parlamento «introdurre apposite disposizioni (sentenza n. 278 del 2013) , allo scopo di eliminare le eventuali lacune che non possono essere colmate mediante gli ordinari strumenti interpretativi dai giudici e anche dalla pubblica amministrazione, qualora ciò sia ammissibile».

"Solo in caso di sterilità assoluta" - Secondo la Corte, inoltre, il ricorso all’eterologa  è ammissibile «solo qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità e se sia stato accertato il carattere assoluto della stesse». Restano in piedi anche i divieti in materia di «commercializzazione di gameti ed embrioni e la surrogazione di maternità»: dunque nessuno può donare seme e ovuli dietro compenso economico e resta anche il divieto alla pratica dell’utero in affitto.

E il diritto dei figli a conoscere la propria origine biologica? La Corte fa un parallelo con le adozioni quando estende ai nati da eterologa il ragionamento già espresso di recente introducendo il «diritto dei genitori adottivi all’accesso alle informazioni concernenti l’identità dei genitori biologici dell’adottato». Ciò vuol dire che chi dona i gameti non può restare anonimo e alla sua identità devono poter accedere sia i genitori che il figlio dell’eterologa. La Corte, quindi, se su altri punti della sentenza è assai minuziosa, è del tutto generica su un punto fondamentale dell’eterologa (che la differenzia dall’omologa), vale a dire il «rischio psicologico correlato a una genitorialità non naturale e la violazione del diritto a conoscere la propria identità genetica» per i nati da eterologa.    

 
 
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