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lunedì 20 maggio 2024
 
 

La crisi dell’euro taglia i salari

29/11/2011  A ottobre hanno perso 1,7 punti percentuali rispetto all’inflazione. Come nel 1997, quando si doveva entrare nella moneta unica

I salari italiani si sacrificano sempre per l’euro. Nel 1997, dopo la mega-manovra del Governo Prodi (con tanto di tassa sull’Europa) per consentirci di entrare subito nella moneta unica, la forbice tra le retribuzioni e l'aumento del costo della vita toccò il meno 1,7 per cento. A ottobre di quest’anno il record è stato eguagliato, secondo l’Istat. Nel mese la variazione dei salari è nulla rispetto al mese precedente e registra appena un +1,7% rispetto a un anno fa, mentre il livello d'inflazione è cresciuto esattamente del doppio (+3,4%), toccando una differenza pari a 1,7 punti percentuali. A settembre era all'1,3%.

Nella media del periodo gennaio-ottobre 2011 l'indice è cresciuto dell'1,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Guardando ai principali macro-settori, a ottobre le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell'1,9% per i dipendenti del settore privato e dello 0,6% per quelli della pubblica amministrazione, che subisce l'effetto del blocco contrattuale. I comparti che hanno presentano gli aumenti annui maggiori sono: militari-difesa (+3,7%), forze dell'ordine (+3,5%), gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e attività dei vigili del fuoco (+3,1%). Si registrano, invece, variazioni nulle per ministeri, scuola, regioni e autonomie locali e servizio sanitario nazionale. Inoltre, fa sapere sempre l'Istat, nel mese di ottobre nessun accordo in attesa di rinnovo, tra quelli monitorati dall'indagine, è stato siglato.



Attualmente risultano in vigore 47 contratti di lavoro, che regolano il trattamento economico di circa 8,7 milioni di dipendenti. A questi corrisponde il 61,7% del monte retributivo complessivo. I contratti in attesa di rinnovo sono 31, di cui 16 appartenenti alla pubblica amministrazione e riguardano 4,3 milioni di dipendenti (circa tre milioni nel pubblico impiego). Va detto che negli ultimi anni questi stipendi erano cresciuti più dell’inflazione e decisamente di più del settore privato.

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